01/12/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi Obama ufficializza la nomina di Hillary Clinton a segretario di Stato. Il nuovo presidente si sposta al centro, e rinnega quanto predicato in campagna elettorale

scritto per noi da
Alessandro Ursic

 

Barack Obama aveva impostato tutta la sua campagna elettorale sul "cambiamento". Washington doveva andare in una nuova direzione sull'economia e sulla guerra in Iraq, e c'era bisogno di un rinnovamento della classe dirigente dopo vent'anni di amministrazioni delle famiglie Bush o Clinton. Ma mentre stanno prendendo forma le sue prime decisioni da presidente degli Stati Uniti, Obama sta scegliendo per il suo staff volti del vecchio establishment democratico, nonché alcuni legati in qualche modo alla guerra in Iraq. E chi ha creduto nelle parole magiche della campagna elettorale ora è già deluso.

Barack Obama e Hillary ClintonObama ha formalizzato oggi le nomine di Hillary Clinton a segretario di Stato e la conferma almeno per un anno di Robert Gates al dipartimento della Difesa. Ossia, l'ex first lady che nel 2003 votò per l'invasione contro Saddam Hussein, e l'attuale numero uno del Pentagono che nel 2006 ha sostituito Donald Rumsfeld. Gates è ampiamente rispettato negli ambienti politici di Washington per la sua competenza, e la Clinton porta esperienza e un nome pesante nelle relazioni internazionali in un momento in cui l'immagine degli Usa all'estero è ai minimi storici. Ma non sono argomenti facili da far passare a chi avrebbe voluto vedere un radicale rinnovamento.

Tanto più che altre nomine di Obama riguardano persone che hanno avuto incarichi durante l'amministrazione di Bill Clinton. Eric Holder, che sarà segretario della Giustizia, a quei tempi era il vice; Lawrence Summers, il prossimo titolare del Tesoro, era uno dei principali consiglieri economici della Casa Bianca democratica. Consigliere di Clinton era anche Rahm Emanuel, il capo di gabinetto dell'amministrazione Obama. E per quanto riguarda il prossimo segretario dell'Economia Tim Geithner, l'attuale governatore della Federal Reserve di New York, fino a poco tempo fa era un convinto sostenitore della deregulation che ha contribuito alla crisi finanziaria esplosa nell'ultimo anno. Oggi dovrebbe trovare la via d'uscita dalla crisi andando contro quello che ha predicato fino all'altro ieri.

Il segretario della Difesa, Robert GatesObama, in sostanza, ha predicato da sinistra durante la campagna, ma ancora prima di governare sta prendendo posto al centro. E tra gli attivisti più progressisti, che hanno formato il suo zoccolo duro specialmente nelle fasi iniziali della sua corsa alla Casa Bianca, c'è già aria di delusione. "Barack Obama ha la sindrome del braccio lungo - braccio corto. Ha preso così tanto da noi in termini di sostegno, voce, inerzia, denaro, energia e lavoro sul campo. Ma ha dato poco, se ha dato qualcosa, di ritorno agli attivisti, a meno che non si contino disprezzo e derisione", ha scritto il blogger Emptywheels.

Anche il movimento pacifista non nasconde le sue critiche al nuovo presidente, che prima ancora delle primarie ha usato con successo la sua opposizione alla guerra in Iraq sin dal principio, e che piano piano ha smorzato le sue posizioni per un ritiro rapido. "La sua contrarietà all'invasione è stata una delle chiavi per screditare Hillary Clinton", ha detto Kelly Dougherty, direttrice del gruppo Iraq Veterans Against the War. L'Economist, commentando le tante promesse fatte in campagna elettorale da Obama, aveva previsto giusto in un suo editoriale, dicendo che "ora il nuovo presidente deve solo scegliere chi deludere per primo". Finora, sembra che abbia scelto quelli che avevano creduto in lui più da sinistra.