stampa
invia
Da quando Hervé Morin è al ministero della Difesa, si è interrotta la serie sistematica dei ricorsi in appello contro le sentenze del tribunale che accordano risarcimenti alle vittime delle irradiazioni nucleari nel corso degli esperimenti francesi nel Sahara e in Polinesia.
Les Irradiés de la Republique. Di più. Il ministro francese ha anticipato che il prossimo mese presenterà al voto dell'Assemblea un decreto che regolamenterà l'erogazione degli indennizzi per le circa 100mila persone, tra civili e militari, che hanno preso parte agli esperimenti nucleari tra il 1960 e il 1996. Cade finalmente il velo di ipocrisia che ha accompagnato le esternazioni dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi 45 anni. Solo fino a due anni fa, lo stato francese si è sempre rifiutato di riconoscere un nesso tra alcune forme di cancro, in specie alla tiroide, e l'esposizione alle radiazioni. Si trattava di "test puliti" che non hanno avuto alcun effetto sul personale di servizio né sulle popolazioni: questa la linea difensiva del ministero. Il decreto in questione, se votato, introdurrà una lista di malattie legate agli effetti radioattivi e una soglia di esposizione a partire dalla quale le domande verranno prese in considerazione. Alcuni esperti nucleari contestano il concetto di soglia, che il ministero vorrebbe fissare a 50 millisievert (l'unità di misura della dose equivalente di radiazione): secondo le cifre fornite dal ministero, la soglia sarà stata oltrepassata da sole 102 persone nel Sahara e 9 in Polinesia, a fronte delle 100mila che hanno lavorato agli esperimenti. Secondo gli studi di Rowland e Parmentier, che hanno esaminato i veterani britannici impegnati negli esperimenti nucleari dell'Isola di Natale, non esiste una soglia predeterminata in base alla quale vi possa essere o meno una consequenzialità tra esposizione e malattia. La Francia, in ogni caso, arriva molto in ritardo rispetto agli altri paesi, come Gran Bretagna e Stati Uniti che già nel 1988 hanno proceduto in questo senso. L'Associazione dei veterani degli esperimenti nucleari (Aven), ha espresso la sua soddisfazione nel vedere che, finalmente, "è caduto il negazionismo di stato".
Bombing Paradise. Il 13 febbraio del 1960 la Francia effettuò nel Sahara algerino il primo test nucleare. Fino al 1966 ne compirà altri sedici: diciassette in tutto, quattro atmosferici e tredici sotterranei. Il 2 luglio del 1966 viene testata nell'atollo polinesiano di Mururoa un bomba da 30 chilotoni: per meglio intendere, Little Boy, l'ordigno sganciato su Hiroshima nel 1945, aveva una potenza di 20 chilotoni. Nel 1968 si arriverà alla prima bomba H, termonucleare, da 1000 chilotoni, un megatone. "Eucelade", "Achille", "Procyon" e "Canopus" sono solo quattro dei 197 test compiuti tra l'atollo di Mururoa e quello di Fangataufa, 46 dei quali atmosferici e 147 sotterranei. L'ultimo test risale al 27 gennaio del 1996 e il 24 di settembre dello stesso anno la Francia ha sottoscritto il Comprehensive Test Ban Treaty (Ctbt) che ha definitivamente messo al bando i test nucleari. Migliaia di civili e militari hanno lavorato in zone contaminate senza le più elementari precauzioni: le conseguenze sono visibili: cancro alla tiroide, figli morti alla nascita o affetti da gravi malformazioni, sterilità diffusa. Anche se i tecnici della Cea (Centro sperimentale atomico) di base in Polinesia insistevano nel dire che i test erano a impatto zero sulla popolazione, secondo gli abitanti locali, i francesi smisero subito di acquistare e consumare prodotti coltivati in loco. Nel 2007 il governo francese ha aperto a Tahiti un centro medico di monitoraggio dove gli abitanti degli atolli polinesiani possono consultare i medici (militari) per un esame individuale. Anche loro verranno presi in considerazione nel decreto Morin.
Nicola Sessa
Parole chiave: mururoa, test nucleare, sahara, fungo atomico, polinesia, aven