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Si è conclusa a Milano, il 29 novembre scorso, una due giorni dedicata al diritto all'acqua. Un convegno per riflettere sull'importanza di un bene primario per la stessa sopravvivenza del genere umano, un diritto inalienabile. Che qualcuno vuole rendere un privilegio.
Pronti alla lotta. Il convegno "Per un nuovo diritto all'acqua" è stato organizzato dal Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'Acqua-Onlus, in collaborazione con la Campagna europea Water e con un consorzio di organizzazioni non governative italiane e straniere, sotto il patrocinio dell'Assessorato alla Pace e Cooperazione Internazionale della Provincia di Milano. Un incontro che segue di una settimana il Secondo Forum dei Movimenti italiani per l'acqua, tenutosi ad Aprilia. Una problematica, quello dello sfruttamento e della gestione delle risorse idriche, che riguarda il mondo intero. Relatori italiani e stranieri si sono alternati nel raccontare esperienze di lotta e proposte di un movimento che negli ultimi anni è diventato sempre più vasto. Nonostante la scarsa partecipazione di pubblico, il convegno è stato molto interessante. A cominciare dal punto della situazione italiana. Oggi scade la moratoria sulla privatizzazione dell'acqua che, come ricorda Renato Di Nicola, una delle voci storiche dell'opposizione alla privatizzazione dell'oro blu in Italia, il movimento riuscì a strappare un anno fa al governo Prodi. Da questo momento i singoli enti locali potrebbero tornare a esternalizzare la gestione delle reti idriche. I gruppi italiani si stanno organizzando per resistere, nella palude della normativa italiana. "L'acqua pubblica, in Italia, è competenza di ben cinque ministeri", ha ricordato Di Nicola, "e ci sono situazioni differenti in tutto il Paese. Esempi di gestione pubblica, gestione mista pubblico privato e gestione privata".
L'Italia e l'Europa. Una giungla normativa che lascia ancora in bilico la ‘pubblicità' delle risorse idriche, nel contesto di piccole realtà locali che resistono e si coordinano. In primis con la creazione del Coordinamento degli Enti locali italiani per l'acqua, nel quale gli amministratori delle realtà interessate si uniscono per farsi ascoltare dal governo, facendosi portavoce delle comunità locali. Inoltre con la nascita dei Circoli Operai dei lavoratori dell'acqua, coinvolti in prima persona nel radicale mutamento di un settore che è sempre stato pubblico. Secondo i portavoce del movimento sono gli enti locali e i lavoratori dell'acqua, assieme alle comunità locali e alle organizzazioni non governative, a dover guidare questa resistenza, coordinandosi con altri movimenti europei, come si è fatto al Forum Sociale di Malmoe di qualche mese fa, dove è stato creato il Forum europeo dei movimenti dell'acqua. La road map la traccia Di Nicola stesso: lottare per un modello di gestione pubblica partecipata dalle comunità locali delle risorse idriche (che nulla hanno a che vedere con i ‘carrozzoni' inefficienti del passato), tutela delle risorse idriche da inquinamento e sfruttamento indiscriminato e l'allargamento della lotta contro le privatizzazioni dei beni pubblici in tutti i settori della società, compresi la pubblica istruzione e la sanità. Per ricordare che esistono i diritti inalienabili dell'uomo, in occasione dei 60 anni della Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, Di Nicola da appuntamento a tutti a Bruxelles, per il 10 dicembre prossimo, davanti alle istituzioni Ue.
Un problema mondiale. La lotta per mantenere l'acqua un bene di tutti non è solo un problema italiano o europeo. Lo ricorda a tutti Aali Firat, sindaco curdo di Dyarbakir, nel Kurdistan turco. I progetti di dighe turche nella zona, con capitali italiani, sono un esempio delle cosiddette ‘guerre dell'acqua'. Lo sfollamento di popolazioni per controllare una risorsa strategica, che finirà per diventare strumento di lotta politica, anche con i paesi vicini alla Turchia. E lo ricorda anche Sekou Diarrà, del Forum africano per l'acqua. L'Africa, forse più di tutti gli altri continenti della Terra, rappresenta il dramma che vivono le popolazioni civili per la scarsezza di un bene fondamentale, sul quale agiscono gli interessi delle grandi multinazionali. Ma ci sono anche esempi di lotte finite bene, come nel caso dell'America Latina. Bolivia, Uruguay ed Ecuador, dove dopo lunghi e tortuosi percorsi di lotta popolare e politica, si è riusciti a inserire il diritto all'acqua nelle costituzioni di questi paesi. Sembra una vittoria rivoluzionaria, perché è proprio vero che ci sono momenti storici dove anche i diritti più elementari diventano un obiettivo per il quale lottare.
Christian Elia