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Dopo aver ricevuto cinquantadue pacche sulla spalla - tanti sono i paesi che hanno riconosciuto la sua indipendenza - e la benevolenza della comunità internazionale, il Kosovo ha dovuto incassare il primo pugno nello stomaco. Un pugno che risveglia i kosovari dal sogno che l'essere riuniti sotto una stessa, nuova bandiera, costituisca nazione.
Provincia serba o nuovo Stato? I quindici del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno approvato all'unanimità il piano Onu che, in sei punti, dà il via libera alla missione Eulex in Kosovo. I circa duemila esperti europei potrebbero essere operativi già nelle prima settimana di dicembre e avranno il compito di sostituire, gradualmente e in coordinamento con essa, la missione Unmik (United Nations Mission in Kosovo). L'approvazione del piano è arrivata dopo mesi di trattative tra il Segretario generale Onu Ban Ki-moon, Belgrado e Pristina. Dal momento che i quindici hanno votato il documento emendato per assecondare le richieste della Serbia, il malcontento delle autorità kosovare era scontato. La delegazione di Pristina, dal suo canto, aveva presentato lo scorso 18 novembre un piano alternativo in quattro punti con cui respingeva in toto il programma presentato da Ban Ki-moon considerandolo "contrario alla Costituzione della Repubblica, della Dichiarazione di Indipendenza e del piano Ahtisaari". La delegazione di Vuk Jeremic, il ministro degli Esteri serbo, l'ha spuntata su due questioni fondamentali: la missione Eulex opererà sotto l'ombrello della risoluzione Onu 1244 e con un approccio neutrale rispetto all'autoproclamata indipendenza di Pristina; in secondo luogo non sarà impiegata per l'applicazione del piano Ahtisaari, mai riconosciuto da Belgrado nè tanto meno approvato dal Consiglio di Sicurezza Onu.
Un morbido strappo. La risoluzione 1244 ha dato inizio, nel 1999, al protettorato delle Nazioni Unite in Kosovo, che formalmente continua a essere considerato, in virtù di questo documento, una provincia della Serbia. È proprio questo uno dei punti messi a segno da Belgrado che fatto dichiarare a Jeremic: "La Serbia, una Serbia intatta con il Kosovo come parte integrante fondamentale, entrarà nell'Unione Europea nel giro di pochi anni". Forse non sarà realmente così, ma agli analisti non è sfuggita le lettura che, di fatto, introduce una morbida partizione del Kosovo: la parte a nord del fiume Ibar che si aggrega a Belgrado e quella a sud che continua nel suo percorso di indipendenza. Tra i politici, solo il presidente albanese Sali Berisha e quello del Montenegro Milo Djukanovic hanno avuto il coraggio di definire "fallimentare" un piano che costituisce il fondo per una divisione etnica del Kosovo, una divisione che potrebbe avviare una pericolosa reazione a catena in tutti i Balcani.
Quattro e sei punti: il doppio binario. Gli esperti di Eulex dovranno operare per la riorganizzazione delle forze di polizia, delle dogane, del sistema giudiziario, dei trasporti e infrastrutture, confini e protezione del patrimonio culturale serbo.Uno degli aspetti che più preoccupa le autorità di Pristina è il rapporto che legherà una forza di polizia autonoma serba, nelle aree a maggioranza serba, alla missione Unmik e non a Eulex, come accadrà invece nel resto della regione. Sembrerebbe quasi che il piano votato a New York sia destinato a operare da Mitrovica in su esercitando una forza d'attrazione verso la Serbia, mentre, quello presentato in risposta da Pristina opererà da Mitrovica in giù, provocando di fatto, una frattura all'altezza del fiume Ibar. L'istituzione di un doppio binario e di strutture parallele non può non far pensare a una sostanziale diminuzione della sovranità del Kosovo a nord del fiume Ibar; sovranità che in fondo non è mai realmente stata esercitata.
Nicola Sessa