10/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il lavoro continuo nel sud dello Sri Lanka dove sono arrivati gli aiuti. Il racconto di Ishara Chickera
Ishara Chickera è tornata ancora una volta in Sri Lanka, nella sua città del sudovest,  Hikkaduwa, dopo averla lasciata circa due settimane fa sulla via della ricostruzione. In questa zona dell'isola asiatica a maggioranza singalese si concentrano la maggior parte degli aiuti, che non sono ancora arrivati invece in molte aree del nord tamil. Moltissime le critiche al governo che sembra aver lasciato la responsabilità della ricostruzione ai privati e agli operastori stranieri.

Come è cambiata la situazione in queste due settimane? I segni di ripresa
Hikkaduwa che avevi colto a metà  gennaio hanno portato ai primi risultati concreti?
La situazione è sicuramente migliore, è tutto molto diverso rispetto a quando sono venuta l’ultima volta. Sono stati rimossi detriti, è tutto più pulito. Molti privati di altri Paesi, per esempio della Danimarca, stanno facendo lavorare le persone locali, pagandole per pulire le strade. Sempre i danesi stanno costruendo case temporanee di legno per le persone senza tetto e contemporaneamente, accanto a queste,  stanno preparando per la  costruzione della casa definitiva in cemento. In questo periodo il clima è molto caldo, ma nonostante questo vedi i danesi sotto il sole tagliare il legno accanto ai singalesi. Questo è stato un elemento
di stimolo importante per i locali. Prima non pulivano nemmeno la zona dove sorgeva la loro casa portata via dal maremoto: stavano lì seduti e basta. Adesso vedendo qualcuno venuto ad aiutarli, che non ha semplicemente dato i soldi,  ma si è messo in prima persona a lavorare,  anche loro sentono di dover dare una mano.

Com’è ora la situazione degli sfollati nei templi? Anche lì stanno cercando di ricostruire le case?
Lì ancora no. Le persone che avevo conosciuto io sono ancora ai piedi dei templi, dove sono state allestite per loro tende fornite da diversi Paesi, come Corea o Israele. Il problema maggiore per quelle persone è la carenza di servizi igienici.

I bambini hanno ricominciato ad andare a scuola?
Vicino a dove è stato travolto il treno c’era una scuola vecchia che è stata quasi completamente distrutta. Una parte dell'edificio viene ora usata come farmacia, per tenere le medicine. Il resto della struttura viene utilizzato ancora come scuola ed è stato riaperto due giorni fa. Poiché solo un piano era agibile, sono state montate anche quattro o cinque tende grandi per accogliere i bambini e fare lezione. Sono passata di lì l’altra mattina, verso le otto. C’erano già molti scolari ed erano contenti. Di solito qui in Sri Lanka le lezioni iniziano alle otto, ma per il momento è stato deciso di ritardare di un’ora, per permettere a tutti di arrivare in tempo. Infatti molti bambini del villaggio ora abitano lontano, sono andati a vivere da qualche parente in altri villaggi e quindi ci mettono più tempo per arrivare. Ci sono sia i loro vecchi insegnanti sia i volontari.  A scuola stanno parlando e spiegando dello tsunami. La settimana scorsa i bambini della scuola sono stati portati sulla spiaggia. Mi è stato raccontato che all’inizio avevano paura e si allontanavano. Poi però il timore è passato e hanno fatto il bagno, si sono tuffati.

Hikkaduwa prima del maremoto I singalesi di queste zone sono tornati sulla spiaggia e sul mare o la paura e il ricordo di quanto è successo li tiene ancora lontani come qualche settimana fa?
Da quando sono tornata, ho sentito dire che quasi tutte le notti, verso l’una, l’una e mezza, le persone corrono via perché dicono che arriva un’onda. Questo accade perché durante la notte si sente forte il rumore del mare: basta che l’acqua portata da un’onda arrivi un po’ sulla strada o che il rumore sia più forte del solito che la gente si mette a urlare e scappa via. Invece di giorno si vede qualcuno sulla spiaggia, ma non sono persone del luogo, sono soprattutto singalesi delle zone più interne che vengono a vedere le aree colpite dallo tsunami. Si inzia anche a vedere qualche barca. La sera si intravedono le luci dei pescatori. Sono state donate alcune imbarcazioni, anche dall’Italia, e in qualche caso è stato dato il nome “tsunami” o cose del genere. A Hikkaduwa molti negozi sono stati riaperti: i singalesi che avevano soldi da parte in banca hanno ripreso le loro attività commerciali e la città, al contrario di due settimane fa, è ora piena di luce. L’hotel che prima ospitava gli americani, ora è nuovamente aperto ai turisti. In gran parte, per il momento, vi alloggiano volontari, cioè persone affezionate allo Sri Lanka venute per dare una mano. Ma si vede anche qualche turista che fa il bagno in mare.

Valeria Confalonieri

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