29/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



E per Diliberto arrivò il battesimo dei new media. "La resistenza si fa in rete", nasce la web tv dei comunisti italiani. Il Partito si fare rete inaugurando il format della "tv partigiana"

Non importa che il messaggio inaugurale del Segretario abbia esondato per enfasi e sovvrapiù drammaturgico i toni consentiti: "Vogliono oscurarci, per eliminare le opposizioni. Non ce la faranno. Nasce la ricetrasmittente delle lotte, delle idee e delle passioni dei comunisti. Siamo in onda su www.pdcitv.it. Facciamoci vedere". Il Pdci a modo suo fa sul serio. Espulsi dal Parlamento lo scorso aprile, delusi dal collante della Sinistra Arcobaleno, il Pdci riparte dalla web tv. E non è un modo di dire. La frustrazione del tempo perduto, l'elettorato fuggito, le grandi idee evaporate, la paura dell'irrilevanza in una società incomprensibile, sono il capitale passivo con il quale queste piccolo Partito deve fare i conti. Non saranno certo i video online e il blog a risolvere i suoi problemi di collocazione nello scenario, ma, una volta tanto, lo sguardo di quelli che vengono considerati "vecchi" comunisti è rivolto in avanti. L'idea di fare una web tv è una novità per un partito che non ha mai avuto un vero innamoramento verso le tecnologie digitali. Adesso invece il leninista Diliberto probabilmente ha capito che la rete serve per restare a galla, ma anche per intercettare le giovani generazioni e le tante persone non più raggiungibili con gli strumenti del passato. Eccola quindi la web tv con tanto di home page, sobria naturalmente, dominata dal colore rosso, ma ricca di contenuti. Otto canali video - notizie, inchieste, archivio, territori, piazza, vidoe-casbah, idee, mondo - quattro direttori, l'umpoload, gli speciali, il calendario, la community. I numeri sono piccoli, ma crescono. A pochi giorni dal via, c'erano una 50ina di video postati, dopo due mesi sono diventati 330. La community da un centinaio è passata a quasi quattrocento iscritti. Molti video sono realizzati direttamente dai funzionari del Partito, una parte è realizzata dagli utenti. Adesso quindi, per necessità, il Pdci la sua comunicazione comincia a farsela da sé. In rete. E fa niente che nel suo essere retrò oscilli tra la piazza virtuale di protesta (la declinazione postmoderna del famoso 'Speakers' Corner' di Hyde Parke) e una versione online della vecchia sezione comunista. Tra il video del dirigente della Fgci che attacca dicendo "Siamo ormai arrivati al fascismo" e Diliberto che rassicura, che no, non ci sarà nessun accordo con l'Udc. Questi format, come spiega bene Edmondo Berselli, sono i nuovi moduli di comunicazione del nostro tempo (piacciano o meno). 50 anni fa, il Pci osteggiava la tv monocanale in bianco e nero per paura che gli sfilasse il controllo delle piazze. Adesso che sono rimaste solo le piazze virtuali, il Pdci si adegua. La sua avventura online parte da un format preciso, la tv partigiana, che chissà, una volta immesso nel frullatore del web, potrebbe annoiare oppure diventare altro da se stesso, magari trasformando Diliberto e soci in una icona pop (come è avvenuto sull'altra sponda per il "corpo sacro" di sua maestà Berlusconi).

Mauro Scarpellini

 

 

Categoria: Media