01/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Saru, 19 anni, si salva da una vita di ingiustizie grazie alla danza

SaruI riflettori puntati, un costume di scena vistoso e un tamburo che dà il ritmo. Si avvera, così, il sogno di Saravana, per gli amici “Saru”, diciannovenne di Bangalore. Al Congresso di Firenze contro il lavoro minorile (10 – 13 maggio 2004) ha ballato e recitato per la prima volta davanti una platea di centinaia di persone. “Tra poco inizia lo spettacolo. Verrete a vederlo, vero?”, ha detto emozionato qualche minuto prima di salire sul palco. Ne ha fatta di strada il piccolo Billy Elliot indiano. A partire dai sette anni aveva lavorato come meccanico e venduto fiori, fino a quando John Devaraj, un artista “tuttofare”, pacifista fino al midollo, con Bob Dylan e Antonio Gramsci come modelli, lo portò nella sua scuola d’arte, una fabbrica di sogni e centro d’accoglienza per i bambini poveri del Sud dell’India.

Saru si dà un gran da fare per promuovere le mille attività di John, che è scultore, architetto, attore. Ma se gli chiediamo di raccontare la sua storia, fa un gran sorriso e appoggia subito i poster in vendita del maestro: “Quando mio padre se ne andò, dovetti lasciare la scuola per guadagnare qualcosa e aiutare mia madre che, da sempre, vende banane per le vie di Bangalore. Lavoravo dalle sette alle dieci e mezza di sera. Era davvero dura – dice serio – ma alla fine mi abituai”. Dopo queste parole, vorremmo dirgli che ci ricorda qualcuno, il protagonista di un libro-riferimento per l’Occidente, “Lo straniero” di Albert Camus. Ci piacerebbe spiegargli che anche lì si parlava di come ci si possa “abituare a tutto”, persino alla prigionia e alla più grande delle sofferenze. Ma Saru, che per un attimo ha aggrottato lo sguardo, torna a sorridere e continua nel suo discorso: “Adesso sono felice. Vado al liceo e grazie a John faccio ginnastica e imparo a recitare, ballare e disegnare. Da grande vorrei diventare un buon danzatore. Di samba magari”. Saru sente che non ci sono confini e limiti ai suoi sogni: diventerà una stella anche se non frequenterà “una scuola privata, perché troppo costosa”.

Saru (secondo a destra) Poi mostra il volantino di una performance preparata con John. Il titolo è “Il ritorno di Spartaco”, lo schiavo romano scelto dalla compagnia teatrale come simbolo dei poveri e degli oppressi di ogni epoca. “La scienza e la tecnologia possono al contempo creare e distruggere una vita – si legge sull’opuscolo - i nuovi schiavi del ventunesimo secolo vengono chiamati ‘bambini lavoratori’ o ‘bambini di strada’. Solo in India sono cento milioni e 250 in tutto il mondo. Liberiamoli da fame, povertà, odio e fatica. Quanti ragazzi nel vostro Paese sono liberi? Nel nostro, in India, i piccoli sono 400 milioni, il 40 per cento della popolazione. Almeno 150 milioni non vanno a scuola”.

“Come artista utilizzo la pittura, il teatro, la musica e la danza per aiutare circa duecento bambini”, dice John. “L’educazione è una cosa importantissima per eliminare il lavoro minorile. Solo se l’istruzione primaria diventerà un diritto fondamentale, ci sarà uno sviluppo sociale ed economico in India”. John crede che gli artisti possano contribuire a cambiare il mondo. “Io, per esempio, voglio togliere i minori dalla strada. E sono loro i principali soggetti delle mie sculture. Nutro il sogno di eliminare lo sfruttamento infantile. Nessun bambino sarà libero finchè ci sarà ancora un suo coetaneo che lavora”.

Difficile non dargli fiducia. John, 46 anni, alto, robusto e dall’inglese perfetto, esprime l’energia di chi sa veramente trasformare le speranze in azioni concrete. Saru l’ha incontrato per strada: “Capii che era intelligente e pieno di talento”, racconta. “Dobbiamo umanizzare il mondo!”, grida poi, a fine spettacolo, dal palco dell’auditorium. “Rendiamolo a misura di bambino!”, è il suo motto indirizzato agli esponenti di governi, UE e Banca Mondiale che partecipano al Congresso. E riguardo alle ultime elezioni che hanno registrato la vittoria del Congresso sul partito della destra hindu, il Bjp, aggiunge: “Si dice sempre che niente può cambiare…Le elezioni indiane sono importanti. Dimostrano che – noi indiani - siamo interessati a sviluppare i valori democratici e a rendere l’India un Paese laico”.

Domani Saru tornerà a Bangalore, con l’Italia nel cuore. “E’ stato meraviglioso venire qui. Viaggiare all’estero per me è importante per capire cosa c’è nel mondo”. A Firenze 80 piccoli delegati di tutto il sud del pianeta si sono riuniti per proporre delle soluzioni alla schiavitù del giorno d’oggi, lo sfruttamento minorile appunto. Lo spettacolo di Saru conclude il Congresso. E’ arrivato il momento di tornare alla vita di sempre: tante ore di studio e le sere accanto alla madre che vende banane per le strade.

Francesca Lancini


 

Categoria: Bambini
Luogo: India