09/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Thailandia, Thaksin Shinawatra riconfermato primo ministro. Dopo 4 anni di violazioni dei diritti

La scalata al potere del primo ministro tailandese Thaksin Shinawatra è stata rapida e senza precedenti. Thaksin ShinawatraL’ex poliziotto del nord (nato a Chiang Mai) è riuscito negli anni ’80 a costruire un impero delle telecomunicazioni e nel 2001 a prendere il potere con un partito fondato solo tre anni prima, il Thai Rak Thai (o ‘Thai Loves Thai’). Domenica scorsa una nuova conferma: Thaksin ha stravinto alle legislative ottenendo 375 seggi del parlamento su 500. Un risultato così devastante per il partito Democratico all’opposizione che il suo leader ha dovuto dimettersi dopo i primi scrutini. Per la prima volta nella storia democratica della monarchia costituzionale, il partito di maggioranza non dovrà coalizzarsi con altri per reggere l’Esecutivo e ciò preoccupa molto i rivali che temono l’instaurazione di una ‘dittatura parlamentare’. Ma sono soprattutto le organizzazioni umanitarie di tutto il mondo a esprimere perplessità sull’operato di Thaksin: “Molti progressi compiuti dalla Thailandia negli ultimi dieci anni sono stati vanificati  dal premier” dice Brad Adams, portavoce di Human Rights Watch (HRW).Repressione poliziesca nel sud musulmano e povero, esecuzioni extragiudiziali nella lotta alla droga e censura dei media sono solo alcuni dei gravissimi abusi ordinati da Thaksin nei primi quattro anni di governo. Ma questi non sembrano aver leso la sua popolarità: a votarlo infatti sono stati i poveri che hanno creduto alle sue promesse di sradicare la miseria e in generale tutti coloro che hanno apprezzato la gestione della tragedia del 26 dicembre scorso. Lo tsunami ha causato 5.300 morti e danni ingenti alle coste turistiche.

 
Tak Bai, 25 ottobre 2004Repressione nel sud musulmano. Il 2004 è stato un anno di sangue nelle province meridionali di Narathinat, Pattani, Songhkla e Yala, dove si concentra la minoranza musulmana. Contro i frequenti attacchi di militanti islamici a danno della comunità buddista, il governo ha usato rimedi estremi. Il 28 aprile 2004 la polizia ha ucciso oltre cento insorti che avevano compiuto raid in diverse stazioni delle forze di sicurezza. Le vittime erano tutti giovani di età compresa tra i quindici e i venticinque anni. Trenta di loro sono morti sotto le macerie di un’antica moschea che i poliziotti hanno disintegrato con lanci di granate.  Il 25 ottobre 2004, nel villaggio di Tak Bai, si è ripetuto un simile scenario: le forze di sicurezza hanno provocato la morte di  86 musulmani che stavano manifestando per la liberazione dal carcere di alcuni concittadini: sette dimostranti sono rimasti uccisi da colpi d’arma da fuoco e altri 78 sono soffocati dentro le camionette della polizia. Le immagini di decine di uomini che strisciavano a terra e venivano presi a calci dalle forze dell’ordine hanno fatto il giro del mondo. La repressione delle autorità ha esacerbato il neonato conflitto del sud. Negli ultimi mesi gruppi di radicali islamici hanno ripetutamente lanciato bombe e appiccato il fuoco contro edifici pubblici, in segno di sfida ai buddisti, ovvero la maggioranza della popolazione. Dal gennaio 2004, inizio dei disordini, ci sono state 550 vittime.
 
donna Akha
Lotta al narcotraffico con migliaia di esecuzioni. Due anni fa, il primo febbraio 2003, Thaksin ha lanciato la campagna nazionale contro la droga. Tre mesi più tardi 2.275 persone erano state uccise in esecuzioni extragiudiziali. Molte altre, invece, hanno continuato ad essere imprigionate nei cosiddetti detox camp, campi di disintossicazione più simili a carceri di massima sicurezza dove si compiono ogni genere di torture. Gli arresti sono indiscriminati e spesso colpiscono i più poveri che spacciano anfetamine per racimolare qualche soldo. A volte la lotta al narcotraffico è solo il pretesto per mettere dietro le sbarre i membri delle minoranze discriminati dalle autorità.
 
Diritti negati. Anche gli attivisti umanitari, denuncia Hrw, subiscono le intimidazioni del governo. Nel febbraio scorso, il difensore degli Akha, Matthew McDaniel, è stato espulso dal Paese e costretto ad abbandonare la famiglia. Da tredici anni si occupava delle popolazioni che vivono sulle colline impervie del nord in un vero stato di apartheid. Gli Akha sono senza documenti, non hanno una terra e accesso a istruzione e cure mediche. A Bangkok nel marzo 2003 si sono perse le tracce di Somchai Neelapaijit, un illustre avvocato musulmano incaricato di difendere due presunti terroristi della Jemaah Islamiyah, la rete che potrebbe avere legami con Al Qaeda. Questi sono solo due casi di attivisti perseguitati. Negli ultimi tre anni la Thai Journalists Associatione e la Thai Broadcasters Association hanno documentato venti episodi di giornalisti licenziati, trasferiti o minacciati.
 
 

Francesca Lancini

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