24/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Petrolio: Lukoil all'attacco di Repsol. Gas: Mosca chiede a Kiev tariffe più alte

L'ipotesi che la compagnia petrolifera russa Lukoil acquisisca fino al 30 per cento del capitale della spagnola Repsol, ventilata dai media economici la settimana scorsa, rappresenta una minaccia per l'Europa e per il debole mercato energetico spagnolo.

Impianto petroliferoSe infatti Lukoil portasse a termine la sua operazione, Repsol sarebbe obbligata a valutare immediatamente la possibilità di una "separazione azionariale" di Gas Natural, in cui ha una partecipazione del 30 per cento, per evitare che il gruppo russo controlli, con una sola mossa, il cuore del mercato energetico iberico. La Cassa di risparmi catalana 'La Caixa', che controlla il 12,5 percento del capitale della Repsol ha reso noto che ci sono stati 'contatti informali' per la vendita di parte del suo pacchetto azionario. L'istituto di credito ha tuttavia risposto ai media, che davano per certa l'acquisizione del 30 percento di Repsol, che 'ancora nessuna decisione è stata presa'. Le voci sull'alienazione di quote consistenti di Repsol circolava già da alcuni mesi tra gli analisti finanziari. Speculazioni di mercato davano per certo che la Sacyr Vallehermoso, impresa edile in grave crisi, avesse ammesso che cercava acquirenti per il suo 20 percento di Repsol.

GassificatoreNonostante la maggior parte delle compagnie petrolifere russe stia soccombendo sotto il peso della crisi finanziaria globale, del collasso del prezzo del petrolio e dell'elevata pressione fiscale (la stessa Lukoil ha chiesto al governo un rifinanziamento del debito di 3 miliardi di dollari), la Russia sta cercando di sfruttare al massimo la produzione di petrolio e gas per imporre le sue ragioni strategiche. Nell'ottica di potenza con cui il Cremlino sta gestendo le proprie risorse energetice, la scorsa settimana Mosca ha chiesto all'Ucraina di pagare il debito del gas che Kiev ha contratto con la RosUkrEnergo, compagnia di intermediazione partecipata dalla Gazprom. La richiesta del pagamento, che ammonta a 2 miliardi di euro, ha alimentato il timore di una nuova disputa tra i due Stati, due anni dopo i tagli di gas all'Ucraina che hanno messo in ginocchio il Paese e allarmato l'Europa, dipendente dalle forniture russe. "Dobbiamo chiarire questo fatto del debito sulle basi di un contratto di buona volontà o di obbligo", ha detto il presidente russo Dmitry Medvedev.

Nel 2006 la Gazprom bloccò i flussi di gas all'Ucraina per tre giorni, minacciando l'anno successivo un nuovo stop, prima di raggiungere un accordo. Ma oggi Mosca vuole ritoccare nuovamente le tariffe, portandole agli standard di mercato (400 dollari per mille metri cubi, il doppio del prezzo attuale). Kiev ha invece sempre obiettato di dover pagare tariffe 'calmierate' perchè la sua rete di gasdotti è parte integrante del sistema che consente il trasporto del gas russo ai clienti europei.

Luca Galassi

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