19/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la vittoria, Sonia Gandhi si e' ritirata dalla candidatura a primo ministro

Sonia GandhiC'è un clima di grande attesa intorno al gigante indiano, dopo l’inaspettata vittoria del Congresso, il partito di Sonia Gandhi, il 13 maggio scorso alle elezioni parlamentari. Il secondo colpo di scena è venuto ieri, quando Sonia ha rinunciato alla candidatura a primo ministro: "Non ho mai voluto essere premier - ha dichiarato - ho obbedito alla mia voce interiore".

Intanto è sempre più difficile prevedere le mosse del partito vincitore e, soprattutto, se ci sarà un cambiamento in termini di politica economica. La povertà resta tra i principali problemi che affliggono il Paese, con disuguaglianze incredibili tra aree rurali e urbane, e all’interno delle stesse città.

A Michelguglielmo Torri, professore di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino, abbiamo chiesto un commento su quanto sta accadendo. Sono stati anche i poveri a determinare la vittoria del Congresso, "ma non si può dire - spiega Torri - che il governo della Gandhi nasca come espressione di questi. Nei poveri vanno riposte alcune speranze, ma senza troppo ottimismo. L’India resta un luogo dove non è facile vivere…”

E' il momento delle sorprese in India. Perchè la Gandhi ha rinunciato a diventare primo ministro? Ha fatto bene? Sonia non ha spiegato il perchè della sua scelta. Si possono fare diverse ipotesi. Da una parte potrebbe essere stata una manovra politica per rafforzare la sua posizione, dopo il crollo della borsa indiana di lunedì e la decisione dei fondamentalisti hindu di lanciare una campagna contro di lei perchè cristiana e italiana. Ci sono state scene isteriche da parte dei congressisti che chiedono a gran voce il suo ritorno. Sulla scia di queste manifestazioni calorose, la Gandhi potrebbe ritornare. Dall'altra parte, potrebbe essere una scelta seria. E qui ci sono due possibilità. La prima: Sonia avrebbe deciso di ritirarsi dopo la vittoria alle elezioni, perchè non si è sentita in grado di governare. In questo caso avrebbe fatto bene a ritirarsi. Alcuni dicono che i figli potrebbero averle chiesto di rinunciare alla carica di primo ministro perchè temevano per la sua vita (il marito e la suocera, ex premier, furono assassinati). La seconda: aveva già questa intenzione, come tra l'altro ha dichiarato. Ovvero il suo obiettivo era solo quello di portare il Congresso alla vittoria e di impedirne la disintegrazione. Anche questa decisione sarebbe legittima.

Ma chi è Sonia Gandhi? La Gandhi non ha mai governato, neppure un villaggio di 500 abitanti. Ha avuto una carriera stranissima: fino a quando non conobbe il marito Rajiv, diceva di avere “un’idea vaga di dove si trovasse l’India”. Dopo il matrimonio (fine anni ’60), fece la casalinga per un lungo periodo. Solo in seguito alla morte del marito, ha assunto un ruolo extracostituzionale. Era una sorta di “eminenza grigia” che non interveniva direttamente in politica. E’ diventata guida del Congresso solo a partire dal dicembre ’97. Il suo successo è stato quello di tenere unito il partito marginalizzando avversari pericolosi. Governare, però, sarebbe stato qualcosa di diverso.

Dopo la vittoria del Congresso lo scrittore indiano Salman Rushdie ha scritto che hanno vinto i milioni di poveri dell’India, perché sono loro che hanno fatto tornare il partito dei Gandhi al potere. Cosa ne pensa? E’ un punto di vista troppo entusiastico, vero solo in parte. Sicuramente c’è stata una reazione di ostilità alla campagna condotta dal Bjp basata sugli slogan “Feel good” e “India Shining”: “Sentiti bene” perché le cose vanno per il meglio e “L’India risplende” perché l’economia sta crescendo I guadagni ottenuti nei 15 mesi precedenti alle elezioni sono andati solo a certi strati della popolazione, cioè alla classe media urbana. Non hanno toccato il resto degli indiani. Per alcuni la situazione è addirittura peggiorata. Per questo i poveri hanno reagito votando contro il Bjp. Non hanno scelto il partito che preferivano. In India, infatti, c’è il sistema maggioritario semplice: in ciascun distretto vince il candidato che ha ottenuto anche solo la maggioranza relativa. Gli elettori indiani, quindi, sapendo che in certi casi potevano “sprecare” il voto, hanno imparato a scegliere il partito con le maggiori possibilità di battere il Bjp. Anche Sonia Gandhi ha giocato un ruolo importante perché, per la prima volta nella storia del Congresso, è riuscita a creare una coalizione molto ampia. Gli strati poveri della popolazione, dunque, non hanno preso il potere, ma hanno giocato un ruolo nel far emergere una certa coalizione politica. Il Congresso e i suoi alleati, inoltre, per raggiungere una maggioranza stabile in Parlamento, hanno bisogno dell’aiuto di un certo numero di partiti di sinistra e in particolare dei due comunisti. Entrambi hanno ottenuto trai 50 e i 60 seggi, preziosi per formare la maggioranza e hanno già fatto delle richieste in tema di politica economica: vogliono smussare gli elementi anti-povero perseguiti dal Bjp. Si può dire, dunque, che i poveri condizioneranno la politica economica, ma non che il nuovo governo sia espressione di questi.

Molti sostengono che il Congresso sia un partito troppo debole, privo di personalità. E' d'accordo? Sì. Il Congresso è un partito che alle origini, negli anni ’50, aveva dei connotati politici abbastanza forti. Era democratico, progressista, laico e aveva un piano di sviluppo economico in cui lo Stato giocava un ruolo preminente e che doveva portare alla ri-distribuzione della ricchezza fra gli strati più poveri della popolazione. Nel corso del tempo questi tratti ideologici si sono indeboliti o sono scomparsi. E’ sopravvissuta però – e lo si vede soprattutto negli anni ’80 – quella che la stampa indiana chiama “la mistica della dinastia “ di Nehru Gandhi che ha governato il Paese per decenni (1947-64). E’ un’ideologia debole in base alla quale il Congresso ritiene che, per assicurarsi il potere, deve affidare la leadership a un membro della famiglia Gandhi. Quanto al laicismo è il punto su cui Sonia si è impegnata di più, una volta entrata in politica alla fine del ’97. Lo ha fatto per ragioni oggettive: la Gandhi viene attaccata dai partiti della destra hindu perché italiana e cristiana.

Cosa significa laicismo in India? Non vuol dire, come in Europa, “divisione tra Chiesa e Stato”, ma “uguale rispetto dello Stato nei confronti di tutti i gruppi religiosi”. E’ un concetto che ha le radici nella storia indiana. I principi indiani, hindu o musulmani, agivano come patroni di tutti. L’idea di laicismo indiano, dunque, non è – come dicono alcuni intellettuali locali – presa in prestito dall’Occidente, ma è la ri-proposizione dell’antico atteggiamento dei monarca prima della conquista coloniale.

Dopo questo successo elettorale, il Congresso si rinnoverà? Non possiamo dire con esattezza come opererà il Congresso. Il problema reale rimane la questione dello sviluppo economico. Di certo la coalizione al governo continuerà la politica neoliberista. Ci troviamo in un contesto internazionale dove risulta difficile fare una politica economica che non sia determinata dalle dottrine del neoliberismo. Tra l'altro Manmohan Singh, che negli anni '90 avviò la politica neoliberista poi proseguita senza freni dall’ex primo ministro Vajapee, potrebbe diventare premier se la Gandhi non si ripresentasse. Probabilmente il Congresso si differenzierà un po’, attuando dei programmi neoliberisti non proprio ortodossi che rafforzino la proprietà d’acquisto dei poveri. Riguardo alla politica estera, invece, tutti i partiti indiani hanno una stessa visione. Vogliono stabilire relazioni cordiali con una serie di Stati vicini, tra cui, finalmente, anche il Pakistan.

Visto l’impegno di Sonia Gandhi per difendere lo Stato laico, in quale direzione andrà adesso il cosiddetto “comunitarismo”, ovvero il conflitto tra la comunità hindu e quella musulmana? Da tempo l’India è una società basata su comunità. Certi grandi gruppi castali si sono organizzati politicamente. Due partiti, di cui il Congresso non può fare a meno, uno nello stato del Bihar e l’altro in quello dell’Uttar Pradesh, rappresentano la casta contadina yadav. E non sono gli unici a base comunitaria o castale. Per difendere il laicismo, il Congresso dovrà mantenere un certo equilibrio tra le diverse comunità, ovvero differenziarsi dal Bjp che ha portato avanti l’idea che gli unici veri indiani sono gli hindu e che bisogna trasformare l’India in un “Hindurashtra”, Stato hindu.
 
continua 


 

Categoria: Elezioni
Luogo: India