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C'è un clima di grande attesa intorno al gigante indiano, dopo
l’inaspettata vittoria del Congresso, il partito di Sonia Gandhi, il 13
maggio scorso alle elezioni parlamentari. Il secondo colpo di scena è
venuto ieri, quando Sonia ha rinunciato alla candidatura a primo
ministro: "Non ho mai voluto essere premier - ha dichiarato - ho
obbedito alla mia voce interiore".
Intanto è sempre più difficile prevedere le mosse del partito vincitore
e, soprattutto, se ci sarà un cambiamento in termini di politica
economica. La povertà resta tra i principali problemi che affliggono il
Paese, con disuguaglianze incredibili tra aree rurali e urbane, e
all’interno delle stesse città.
A Michelguglielmo Torri, professore di Storia moderna e contemporanea
dell’Asia presso l’Università di Torino, abbiamo chiesto un commento su
quanto sta accadendo. Sono stati anche i poveri a determinare la
vittoria del Congresso, "ma non si può dire - spiega Torri - che il
governo della Gandhi nasca come espressione di questi. Nei poveri vanno
riposte alcune speranze, ma senza troppo ottimismo. L’India resta un
luogo dove non è facile vivere…”
E' il momento delle sorprese in India. Perchè la Gandhi ha rinunciato a
diventare primo ministro? Ha fatto bene? Sonia non ha spiegato il
perchè della sua scelta. Si possono fare diverse ipotesi. Da una parte
potrebbe essere stata una manovra politica per rafforzare la sua
posizione, dopo il crollo della borsa indiana di lunedì e la decisione
dei fondamentalisti hindu di lanciare una campagna contro di lei perchè
cristiana e italiana. Ci sono state scene isteriche da parte dei
congressisti che chiedono a gran voce il suo ritorno. Sulla scia di
queste manifestazioni calorose, la Gandhi potrebbe ritornare.
Dall'altra parte, potrebbe essere una scelta seria. E qui ci sono due
possibilità. La prima: Sonia avrebbe deciso di ritirarsi dopo la
vittoria alle elezioni, perchè non si è sentita in grado di governare.
In questo caso avrebbe fatto bene a ritirarsi. Alcuni dicono che i
figli potrebbero averle chiesto di rinunciare alla carica di primo
ministro perchè temevano per la sua vita (il marito e la suocera, ex
premier, furono assassinati). La seconda: aveva già questa intenzione,
come tra l'altro ha dichiarato. Ovvero il suo obiettivo era solo quello
di portare il Congresso alla vittoria e di impedirne la
disintegrazione. Anche questa decisione sarebbe legittima.
Ma chi è Sonia Gandhi? La Gandhi non ha mai governato, neppure un
villaggio di 500 abitanti. Ha avuto una carriera stranissima: fino a
quando non conobbe il marito Rajiv, diceva di avere “un’idea vaga di
dove si trovasse l’India”. Dopo il matrimonio (fine anni ’60), fece la
casalinga per un lungo periodo. Solo in seguito alla morte del marito,
ha assunto un ruolo extracostituzionale. Era una sorta di “eminenza
grigia” che non interveniva direttamente in politica. E’ diventata
guida del Congresso solo a partire dal dicembre ’97. Il suo successo è
stato quello di tenere unito il partito marginalizzando avversari
pericolosi. Governare, però, sarebbe stato qualcosa di diverso.
Dopo la vittoria del Congresso lo scrittore indiano Salman Rushdie ha
scritto che hanno vinto i milioni di poveri dell’India, perché sono
loro che hanno fatto tornare il partito dei Gandhi al potere. Cosa ne
pensa? E’ un punto di vista troppo entusiastico, vero solo in parte.
Sicuramente c’è stata una reazione di ostilità alla campagna condotta
dal Bjp basata sugli slogan “Feel good” e “India Shining”: “Sentiti
bene” perché le cose vanno per il meglio e “L’India risplende” perché
l’economia sta crescendo I guadagni ottenuti nei 15 mesi precedenti
alle elezioni sono andati solo a certi strati della popolazione, cioè
alla classe media urbana. Non hanno toccato il resto degli indiani. Per
alcuni la situazione è addirittura peggiorata. Per questo i poveri
hanno reagito votando contro il Bjp. Non hanno scelto il partito che
preferivano. In India, infatti, c’è il sistema maggioritario semplice:
in ciascun distretto vince il candidato che ha ottenuto anche solo la
maggioranza relativa. Gli elettori indiani, quindi, sapendo che in
certi casi potevano “sprecare” il voto, hanno imparato a scegliere il
partito con le maggiori possibilità di battere il Bjp. Anche Sonia
Gandhi ha giocato un ruolo importante perché, per la prima volta nella
storia del Congresso, è riuscita a creare una coalizione molto ampia.
Gli strati poveri della popolazione, dunque, non hanno preso il potere,
ma hanno giocato un ruolo nel far emergere una certa coalizione
politica. Il Congresso e i suoi alleati, inoltre, per raggiungere una
maggioranza stabile in Parlamento, hanno bisogno dell’aiuto di un certo
numero di partiti di sinistra e in particolare dei due comunisti.
Entrambi hanno ottenuto trai 50 e i 60 seggi, preziosi per formare la
maggioranza e hanno già fatto delle richieste in tema di politica
economica: vogliono smussare gli elementi anti-povero perseguiti dal
Bjp. Si può dire, dunque, che i poveri condizioneranno la politica
economica, ma non che il nuovo governo sia espressione di
questi.
Molti sostengono che il Congresso sia un partito troppo debole, privo
di personalità. E' d'accordo? Sì. Il Congresso è un partito che alle
origini, negli anni ’50, aveva dei connotati politici abbastanza forti.
Era democratico, progressista, laico e aveva un piano di sviluppo
economico in cui lo Stato giocava un ruolo preminente e che doveva
portare alla ri-distribuzione della ricchezza fra gli strati più poveri
della popolazione. Nel corso del tempo questi tratti ideologici si sono
indeboliti o sono scomparsi. E’ sopravvissuta però – e lo si vede
soprattutto negli anni ’80 – quella che la stampa indiana chiama “la
mistica della dinastia “ di Nehru Gandhi che ha governato il Paese per
decenni (1947-64). E’ un’ideologia debole in base alla quale il
Congresso ritiene che, per assicurarsi il potere, deve affidare la
leadership a un membro della famiglia Gandhi.
Quanto al laicismo è il punto su cui Sonia si è impegnata di più, una
volta entrata in politica alla fine del ’97. Lo ha fatto per ragioni
oggettive: la Gandhi viene attaccata dai partiti della destra hindu
perché italiana e cristiana.
Cosa significa laicismo in India? Non vuol dire, come in Europa,
“divisione tra Chiesa e Stato”, ma “uguale rispetto dello Stato nei
confronti di tutti i gruppi religiosi”. E’ un concetto che ha le radici
nella storia indiana. I principi indiani, hindu o musulmani, agivano
come patroni di tutti. L’idea di laicismo indiano, dunque, non è – come
dicono alcuni intellettuali locali – presa in prestito dall’Occidente,
ma è la ri-proposizione dell’antico atteggiamento dei monarca prima
della conquista coloniale.
Dopo questo successo elettorale, il Congresso si rinnoverà? Non
possiamo dire con esattezza come opererà il Congresso. Il problema
reale rimane la questione dello sviluppo economico. Di certo la
coalizione al governo continuerà la politica neoliberista. Ci troviamo
in un contesto internazionale dove risulta difficile fare una politica
economica che non sia determinata dalle dottrine del neoliberismo.
Tra l'altro Manmohan Singh, che negli anni '90 avviò la politica
neoliberista poi proseguita senza freni dall’ex primo ministro Vajapee,
potrebbe diventare premier se la Gandhi non si ripresentasse.
Probabilmente il Congresso si differenzierà un po’, attuando dei
programmi neoliberisti non proprio ortodossi che rafforzino la
proprietà d’acquisto dei poveri.
Riguardo alla politica estera, invece, tutti i partiti indiani hanno
una stessa visione. Vogliono stabilire relazioni cordiali con una serie
di Stati vicini, tra cui, finalmente, anche il Pakistan.