Il 9 febbraio in Cina inizia l’anno del Gallo. Il Capodanno lunare
viene celebrato
da un miliardo e 300 milioni di persone, ma a questa cifra bisognerebbe
aggiungere tutti i cinesi sparsi in tutto il mondo e anche i vietnamiti
e i coreani.
A un mese di distanza dal Capodanno solare, quello cinese segue il
ritmo della
luna. In cinese si chiama chunjie (‘festa di primavera’) ed è accompagnato da numerose tradizioni, alcune antichissime,
risalenti alla Dinastia Shang (1600 – 1100 a.c.) quando si iniziarono a fare sacrifici
alle divinità e agli antenati per ringraziarli del raccolto.
Una festa propiziatoria. Il Capodanno cinese è un momento di riunione con la famiglia e gli amici e allo
stesso tempo di rinnovamento dello spirito. Per i commercianti segna una svolta
decisiva: entro il 9 febbraio tutti i debiti devono essere pagati e si auspicano
migliori risultati per il prossimo anno. Per gli agricoltori rappresenta un momento
di rinnovata fertilità della terra. In altri termini chunjie è un evento che alimenta la speranza in un futuro migliore.
La festa della primavera è accompagnata da una settimana di ferie forzate stabilite
dal governo. La maggior parte delle attività si fermano e milioni di cinesi tornano
a casa. Sono i mingong - letteralmente ‘contadini lavoratori’ – ovvero gli emigrati che si sono trasferiti
dalle campagne alle metropoli (Pechino, Shanghai, Chengdu, Kunming) in rapida
espansione.
I mingong. Le stime ufficiali dichiarano che i
mingong sono 130 milioni circa, di cui un terzo è composto da giovani donne tra i 16
e i 30 anni. Normalmente si mescolano con la popolazione urbana, svolgendo i lavori
che i cittadini hanno da tempo abbandonato. Nei giorni che precedono la festa
i
mingong affollano le sale d’attesa delle stazioni ferroviarie. Aspettano il treno che
li porterà a casa dopo un anno di lavoro. Spesso, per comprare il biglietto, devono
affidarsi agli agenti del mercato nero. In Cina, infatti, ci sono forti limitazioni
alla libertà di movimento ed è possibile acquistare un ticket ferroviario solo
cinque giorni prima dalla partenza.
Storie di discriminazione. Per almeno due settimane milioni di cinesi saranno in viaggio verso le campagne
e da qui di ritorno verso le città. I loro bagagli (che sono quasi sempre sacchi
di iuta o buste di carta) contengono come regalo le ultime novità tecnologiche
che portano innovazione e speranza nella Cina rurale. Nei villaggi natali i migranti
sono accolti come star, come chi è stato in giro per il mondo e ha scoperto delle meraviglie nascoste.
In realtà, dietro i volti dei mingong si nasconde una storia triste, fatta di difficoltà e discriminazioni. I migranti
sono stranieri nel loro Paese, a causa di un rigido sistema di controllo degli
spostamenti e delle residenze. Alla nascita ogni cinese riceve un hukou, ‘permesso di soggiorno’, che renderà difficile ogni spostamento e permanenza
al di fuori del luogo di residenza. Questo sistema è stato rafforzato nel 1958
per evitare che i contadini si spostassero in massa verso le città e per controllare
la popolazione secondo le regole più rigide del regime di Mao Tse Tung. Allora,
chi decideva di lasciare la campagna per cercare fortuna altrove doveva sottomettersi
a lunghe procedure burocratiche e al pagamento di tasse per ricevere un nuovo
hukou. Molti hanno così deciso di entrare in città da clandestini. Negli ultimi anni
l’hukou è stato ridimensionato, le procedure sono diventate più snelle e le pene per
i migranti illegali sono state diminuite. Le autorità si sono infatti rese conto
di avere grande bisogno della manodopera dei mingong.

Crescita economica e divario. I migranti tuttavia hanno continuato a essere considerati cittadini di secondo
ordine e a non aver accesso agli stessi servizi previsti per il resto della popolazione
urbana. Per esempio non possono mandare i figli nelle scuole riservate a chi detiene
un hukou metropolitano. Nonostante ciò i mingong continuano a trasferirsi nelle città, dove trovare un lavoro è più facile che
nelle campagne. Di solito fanno i camerieri, i muratori, gli inservienti, i commessi
e contribuiscono al 16 per cento del Pil del Paese. Nelle campagne, genitori e
figli, vivono delle loro rimesse. I cinesi si preparano al nuovo anno, ma la Cina
deve ancora affrontare vecchi problemi sociali ed economici che spaccano la società
in categorie contrapposte: ricchi e poveri, maggioranza Han e popolazioni minori,
città e campagna, Est e Ovest, ateismo e comunità religiose. Intanto per le autorità
cinesi chunjie rappresenta una pausa dal delicato compito di ridimensionare il divario sociale
ed economico e di gestire lo sviluppo in modo sostenibile.
Elena Asciutti