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Alla fine il presidente messicano Felipe Calderon non ha avuto scelta: Tijuana, città del nord del paese da tempo gestita e controllata dalle bande legate alle organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale di stupefacenti, deve tornare alla normalità. Per farlo ha chiesto l'intervento massiccio dell'esercito.
Dopo 650 morti ammazzati in città dall'inizio dell'anno questa sembra essere l'unica soluzione adottabile. Una città che quotidianamente è sotto scacco dei narcotrafficanti che da queste parti fanno il bello e il cattivo tempo, senza che nessuno si preoccupi di porre freno alla situazione. Una città dove non passa giorno in cui le cronache dei giornali non raccontino di omicidi, sequestri, violenze. Dunque, una soluzione doveva essere cercata. E soprattutto trovata. Di certo non si sono preoccupati di combattere il narcotraffico Ricardo Gutierrez Vergas, direttore messicano dell'Interpol e almeno altri diciannove agenti e graduati di polizia fatti arrestare dalla procura generale nell'ambito dell'"Operacion Limpieza", che mirava a fare pulizia negli ambienti di polizia rei di aver dato aiuto alle organizzazioni criminali della zona. Adesso la procura generale avrà 40 giorni di tempo per verificare i sospetti, trovare nuove prove e formulare accuse precise, soprattutto per quanto riguarda il capo dell'Interpol.Sono pesanti i sospetti su Vergas. Gli inquirenti sono convinti che abbia fornito informazioni riservate ai rappresentanti del cartello della droga che fa capo ai fratelli Beltran Leyva. E insieme a lui sono finiti sotto inchiesta anche due alti dirigenti del Siedo (Subproxuraduria de Investigacion Especializada en Delinquencia Organizada) l'ex capo della Polizia Federale Preventiva, Gerardo Garay e Rodolfo la Guardia, direttore del Despligue Regional dell'Agenzia Federale d'Investigazione.
Nel frattempo si discute su come iniziare davvero la lotta ai cartelli della droga. Il saggista e storico Enrique Krauze ha una sua teoria: legalizzare le droghe nei paesi consumatori. Solo così il Messico potrà ritrovare un po' di pace. Lo stesso Krauze però è convinto che la sua teoria se applicata potrebbe avere effetti devastanti nei primi tempi. "Sono convinto- ha detto Krauze ai margini di una conferenza tenutasi in Spagna- che la guerra contro i narcos non sarà mai vinta a meno che non cambino le condizioni che l'hanno provocata. E per questo mi riferisco alla legalizzazione delle droghe, processo lungo ma da non sottovalutare". Sull'argomento è intervenuto anche l'ambasciatore Usa in Messico, Antonio Garza. L'ambasciatore ha fatto sapere che gli Usa dovrebbero prendersi la loro parte di responsabilità nella lotta al narcotraffico essendo il primo cliente delle bande criminali. Ma ha anche approfittatto per fare i complimenti a Calderon per lo sforzo compiuto in questi anni per combattere il triste fenomeno. "Calderon è a conoscenza che questa sarà una lunga e dura battaglia che purtroppo produrrà ancora violenza" ha detto Garza che ha aggiunto: "ma bisogna combatterla uniti. Altrimenti perderemo tutti insieme".
Alessandro Grandi