L’Egitto ospita il primo incontro tra Sharon e Abu Mazen dall'inizio dell’intifada
“Abbiamo concordato con il Primo Ministro Sharon di mettere fine a tutti gli
atti di violenza contro gli israeliani e contro i palestinesi, ovunque si trovino”.
Abu Mazen
“Abbiamo raggiunto un accordo con il presidente palestinese Abu Mazen, in base
al quale i palestinesi fermano ogni azione di violenza e in parallelo Israele
fermerà ogni operazione militare”. Ariel Sharon
Formalità. Oggi, in un lussuoso circolo golfistico di Sharm el Sheikh si è svolto un importante
incontro tra il Primo Ministro israeliano Sharon e il neoeletto presidente palestinese
Mahmoud Abbas. Non si tratta esattamente di colloqui di pace, ma solo di un inizio
di dialogo tra i due leader politici, sponsorizzato, ospitato e mediato dalle
autorità egiziane e alla presenza del re giordano Abdullah II.
I formalismi sono ai massimi livelli e la cautela è obbligatoria; mentre a confermare
la fragilità del filo che tiene insieme l’iniziativa c’è la notizia che non verranno
prodotti documenti scritti e non si potrà parlare di accordi congiunti per un
cessate il fuoco. Ognuno dei leader aveva in programma di rilasciare delle dichiarazioni
per conto proprio leader al termine dell’incontro. Fin dall'inizio si sapeva che
Abbas avrebbe annunciato la cessazione
delle violenze da parte palestinese e Sharon avrebbe replicato che se ciò dovesse
succedere
allora Israele fermerebbe le azioni militari nei territori. Così infatti è stato.
Tradotto, questo significa
che Israele non intende essere coinvolto nella tregua palestinese che dovrà essere
unilaterale come il piano di ritiro da Gaza. Questa scelta è stata fatta in primis
per non rispondere di eventuali insuccessi, secondariamente per sottolineare che
gli israeliani non considerano una tregua palestinese un passo sufficiente verso
degli accordi di pace. Israele ha come obbiettivo finale lo smantellamento completo
delle infrastrutture del terrorismo.
A margine delle trattative israelo-palestinesi, dal meeting di Sharm el Sheikh
l’Egitto si aspetta di poter annunciare il ritorno del suo ambasciatore a Tel
Aviv e la Giordania di iniziare lo stesso percorso.
Progressi unilaterali.
Nonostante le difficili premesse al termine dell’incontro i due leader
hanno comunque rilasciato dichiarazioni di cauto ottimismo: mentre
Abbas parlava di “inizio di una nuova era” auspicando che “la lingua
dei negoziati possa sostituire quella dei proiettili dei cannoni”,
Sharon ribadiva il suo impegno a portare a termine il progetto di
ritiro dalla Striscia di Gaza e anche l’impegno alla liberazione di
centinaia di detenuti palestinesi. Da parte israeliana si tratta dunque
del rilascio di 900 degli oltre ottomila prigionieri palestinesi, della
fine delle azioni militari nei Territori e del trasferimento del
controllo sulla sicurezza all’Autorità Palestinese.
All’incontro era presente anche il presidente egiziano Hozni Mubarak, che ha
ricordato quanto sia importante che i passi compiuti verso il processo di pace
siano compresi nella cornice della Road Map. Queste dichiarazioni di Mubarak mirano
ad agganciare il processo attualmente in corso al futuro, ovvero al momento in
cui le due parti, sulla base del reciproco riconoscimento, saranno in condizione
di stipulare degli accordi condivisi e intraprendere azioni non unilaterali.
Per il momento a Sharm el Sheikh ci si accontenta di avere dialogato in un clima
positivo, un successo soprattutto per la diplomazia egiziana, che nelle ultime
due settimane di colloqui ha meticolosamente preparato questo meeting. Da un altro
punto di vista questo ha significato il dover mettere da parte i problemi più
spinosi per poterli affrontare solo in un secondo momento. Solo Abu Mazen ha rotto
il silenzio a questo proposito, quando nella sua dichiarazione ha specificato
che: “Ci sono ancora divergenze con Israele sugli insediamenti, sui prigionieri,
sui profughi, sulla barriera e sullo status di Gerusalemme, che non possono essere
risolti in un’ora. Ne parleremo nelle trattative finali.”
Nel frattempo, mentre i quatto potenti si concedono le meritate libagioni, gli
ufficiali della sicurezza egiziana continuano il loro lavoro sul campo per sostenere
gli ufficiali della sicurezza palestinese, per aiutare l’esercito israeliano al
valico di Rafah e per convincere i capi dei gruppi militanti a collaborare con
il cessate il fuoco in vista della conferenza delle fazioni palestinesi in programma
questo mese al Cairo.