08/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L’Egitto ospita il primo incontro tra Sharon e Abu Mazen dall'inizio dell’intifada
“Abbiamo concordato con il Primo Ministro Sharon di mettere fine a tutti gli atti di violenza contro gli israeliani e contro i palestinesi, ovunque si trovino”. Abu Mazen
“Abbiamo raggiunto un accordo con il presidente palestinese Abu Mazen, in base al quale i palestinesi fermano ogni azione di violenza e in parallelo Israele fermerà ogni operazione militare”. Ariel Sharon
 
Abbas, Sharon, Mubarak, Abdullah II
Formalità. Oggi, in un lussuoso circolo golfistico di Sharm el Sheikh si è svolto un importante incontro tra il Primo Ministro israeliano Sharon e il neoeletto presidente palestinese Mahmoud Abbas. Non si tratta esattamente di colloqui di pace, ma solo di un inizio di dialogo tra i due leader politici, sponsorizzato, ospitato e mediato dalle autorità egiziane e alla presenza del re giordano Abdullah II.
 
I formalismi sono ai massimi livelli e la cautela è obbligatoria; mentre a confermare la fragilità del filo che tiene insieme l’iniziativa c’è la notizia che non verranno prodotti documenti scritti e non si potrà parlare di accordi congiunti per un cessate il fuoco. Ognuno dei leader aveva in programma di rilasciare delle dichiarazioni per conto proprio leader al termine dell’incontro. Fin dall'inizio si sapeva che Abbas avrebbe annunciato la cessazione delle violenze da parte palestinese e Sharon avrebbe replicato che se ciò dovesse succedere allora Israele fermerebbe le azioni militari nei territori. Così infatti è stato. Tradotto, questo significa che Israele non intende essere coinvolto nella tregua palestinese che dovrà essere unilaterale come il piano di ritiro da Gaza. Questa scelta è stata fatta in primis per non rispondere di eventuali insuccessi, secondariamente per sottolineare che gli israeliani non considerano una tregua palestinese un passo sufficiente verso degli accordi di pace. Israele ha come obbiettivo finale lo smantellamento completo delle infrastrutture del terrorismo. 
A margine delle trattative israelo-palestinesi, dal meeting di Sharm el Sheikh l’Egitto si aspetta di poter annunciare il ritorno del suo ambasciatore a Tel Aviv e la Giordania di iniziare lo stesso percorso.
 
Stretta di mano Sharon-AbbasProgressi unilaterali. Nonostante le difficili premesse al termine dell’incontro i due leader hanno comunque rilasciato dichiarazioni di cauto ottimismo: mentre Abbas parlava di “inizio di una nuova era” auspicando che “la lingua dei negoziati possa sostituire quella dei proiettili dei cannoni”, Sharon ribadiva il suo impegno a portare a termine il progetto di ritiro dalla Striscia di Gaza e anche l’impegno alla liberazione di centinaia di detenuti palestinesi. Da parte israeliana si tratta dunque del rilascio di 900 degli oltre ottomila prigionieri palestinesi, della fine delle azioni militari nei Territori e del trasferimento del controllo sulla sicurezza all’Autorità Palestinese.
 
All’incontro era presente anche il presidente egiziano Hozni Mubarak, che ha ricordato quanto sia importante che i passi compiuti verso il processo di pace siano compresi nella cornice della Road Map. Queste dichiarazioni di Mubarak mirano ad agganciare il processo attualmente in corso al futuro, ovvero al momento in cui le due parti, sulla base del reciproco riconoscimento, saranno in condizione di stipulare degli accordi condivisi e intraprendere azioni non unilaterali.
Per il momento a Sharm el Sheikh ci si accontenta di avere dialogato in un clima positivo, un successo soprattutto per la diplomazia egiziana, che nelle ultime due settimane di colloqui ha meticolosamente preparato questo meeting. Da un altro punto di vista questo ha significato il dover mettere da parte i problemi più spinosi per poterli affrontare solo in un secondo momento. Solo Abu Mazen ha rotto il silenzio a questo proposito, quando nella sua dichiarazione ha specificato che: “Ci sono ancora divergenze  con Israele sugli insediamenti, sui prigionieri, sui profughi, sulla barriera e sullo status di Gerusalemme, che non possono essere risolti in un’ora. Ne parleremo nelle trattative finali.” 
 
Nel frattempo, mentre i quatto potenti si concedono le meritate libagioni, gli ufficiali della sicurezza egiziana continuano il loro lavoro sul campo per sostenere gli ufficiali della sicurezza palestinese, per aiutare l’esercito israeliano al valico di Rafah e per convincere i capi dei gruppi militanti a collaborare con il cessate il fuoco in vista della conferenza delle fazioni palestinesi in programma questo mese al Cairo.
 

Naoki Tomasini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità