04/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra povertà, conflitti in corso e declino dello Stato laico

Elezioni in IndiaIl gigante indiano affronta oggi il terzo turno delle elezioni per il Lok Sabha, il parlamento. Si vota in 83 collegi elettorali, sparsi in sette Stati e tra questi l'Uttar Pradesh, lo Stato più popoloso con 160 milioni di abitanti. Si scontrano due partiti principali coalizzati con una serie di alleati: il Bharatiya Janata Party (Bjp), al governo da otto anni, e il Congresso di Sonia Gandhi. Divisi sulla questione del laicismo, sposato dal Congresso e osteggiato dal Bjp che rappresenta invece la destra hindu, i due partiti sono quanto mai vicini in tema di politica economica, basata sull’apertura del mercato indiano a quello internazionale. “Se il Congresso andasse al potere – cosa comunque difficile - la linea economica dell’India non cambierebbe in modo radicale. Il Congresso sottolinea l’aspetto della povertà per ragioni elettorali”, così Michelguglielmo Torri, professore di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino, commenta le parole di Sonia Gandhi che ha accusato il Bjp di aver reso più dura la vita degli indigenti. “Il governo ha proposto agli indiani solo sogni irrealizzabili, senza preoccuparsi dei problemi della povertà e della disoccupazione”, ha dichiarato ieri la presidente del Congresso candidata a primo ministro.

Il professore sottolinea poi l’importanza di queste elezioni in un Paese con un miliardo di abitanti, grandi disuguaglianze e conflitti in corso: “E’straordinario e incoraggiante il fatto stesso che sia possibile far funzionare un sistema a democrazia parlamentare, cioè a libere elezioni, in un Paese così vasto, dove ci sono 15 gruppi linguistici principali, grandi dislivelli di ricchezza e povertà e forti differenze culturali tra il nord e il sud”. E’ la prima volta che l’India va al voto con l’aiuto di sistemi informatizzati. La tornata elettorale è iniziata il 20 aprile e si concluderà il 10 maggio prossimo. I risultati saranno noti solo tre giorni più tardi. Intanto gli exit poll danno in rimonta il Congresso sul Bjp e gli scontri tra fazioni rivali continuano a provocare decine di feriti.

Sonia Gandhi Le elezioni indiane per quali ragioni sono importanti? Le elezioni in India sono importanti perché sono tenute in un Paese che ha oltre un miliardo di abitanti e un corpo elettorale di 650 milioni di aventi diritto al voto. Va alle urne circa il 60 per cento della popolazione., una percentuale simile a quella degli Stati Uniti. Anche l’India, inoltre, come gli Usa ha un sistema elettorale uninominale maggioritario. Vince cioè anche chi ottiene la maggioranza relativa dei voti in un distretto elettorale. E’straordinario e incoraggiante il fatto stesso che sia possibile far funzionare un sistema a democrazia parlamentare, cioè a libere elezioni, in un Paese così vasto, dove ci sono 15 gruppi linguistici principali, grandi dislivelli di ricchezza e povertà e forti differenze culturali tra il nord e il sud.

In quale contesto politico si svolgono? L’India è entrata in un periodo di governi di coalizione: le elezioni si vincono o si perdono soprattutto in base alle alleanze elettorali. Per governare serve una coalizione molto ampia. Fino alla fine degli anni ’80, il sistema politico indiano presentava un partito dominante che vinceva sempre le elezioni. Mi riferisco al Congresso che, ottenendo la maggioranza relativa del voto popolare, riusciva a conquistare la maggioranza assoluta dei seggi nel parlamento centrale. Questa fase è finita nell’89, anche se gli indiani hanno tardato ad accettarlo. Il partito che ha guadagnato di più da questa transizione, il Bjp, rappresentante della destra hindu, dal ’98 si è dimostrato abile nel costruire delle grandi coalizioni, mentre il Congresso, l’ex partito al potere, non è stato in grado di fare altrettanto. Queste elezioni sono importanti anche perché vedono la contrapposizione tra due coalizioni principali che si differenziano poco per certi aspetti e molto per altri.

Che cosa accomuna il Bjp e il Congresso? Il Congresso e il Bjp hanno posizioni simili sulla politica estera. C’è una concordanza di vedute sul fatto che l’India sta diventando una grande potenza e che, come tale, deve fare una politica basata sugli interessi nazionali. Questo significa che le due coalizioni vogliono creare un mondo “multipolare”. Questo governo in particolare, pur mantenendo buoni rapporti con gli Stati Uniti, non ha accettato la richiesta americana di mandare un grosso corpo militare in Iraq. Doveva essere il terzo, in ordine di grandezza (10/17mila uomini), dopo quello di Usa e Gran Bretagna. Il governo indiano ha detto “no” con il pieno consenso dell’opposizione. L’India ha poi rafforzato i rapporti diplomatici e politici con i Paesi euroasiatici più importanti. L’attuale primo ministro, Vayapee, l’anno scorso ha firmato degli accordi con Pechino e oggi continua a mantenere ottime relazioni con Russia e Iran, quest’ultimo sulla lista nera degli americani insieme ad altri Paesi del sud est asiatico. L’india critica il mondo “unipolare”, basato sull’unica potenza americana e vuole creare con i partner euroasiatici un contrappeso senza provocare fratture. Gli indiani dopo l’attacco anglo-americano all’Iraq sono preoccupati. Il Bjp e il Congresso hanno vedute simili anche sulla politica economica. L’India dal 1991, quando il Congresso era ancora al governo, sta attuando un modello neo-liberista, di apertura del mercato indiano a quello internazionale, anche se con una certa cautela. Dal ’98 il Bjp ha continuato la strada intrapresa dal suo rivale. Ci sono però alcune differenze: Il Congresso è più attento agli strati poveri della popolazione. Questo comunque non significa che la maggioranza del partito voglia mettere in dubbio le iniziative neoliberiste. D’altra parte, anche nel Bjp ci sono elementi critici verso il processo di globalizzazione.

Sonia Gandhi durante la campagna elettorale ha detto che l’operato del Bjp ha reso la vita dei poveri più difficile… Questo è vero, però il Congresso non ha un programma economico diverso. Se andasse al potere, la linea economica dell’India non cambierebbe in modo radicale. Il Congresso sottolinea l’aspetto della povertà per ragioni elettorali.

In che modo il governo ha peggiorato le condizioni dei più indigenti? E’ la dinamica della politica neoliberista a lasciar da parte gli strati più poveri. Faccio un esempio: supponiamo che si liberalizzi il mercato del grano. Fino a poco tempo fa, l’india non esportava questa risorsa. Se l’Italia fosse in deficit di grano e lo andasse a comprare in India, lo pagherebbe a un prezzo molto più alto di quello accessibile agli indiani. La presenza di concorrenti stranieri farebbe salire il prezzo del grano in India a danno dei più poveri. I processi di globalizzazione spesso si traducono in un aumento degli indici di produzione e ricchezza complessiva – per esempio nel 2003 il Pil dell’India è aumentato dell’8 per cento, dal ‘91 c’è stata sempre una crescita che ha oscillato fra il 6 e il 4 per cento – però non migliora le condizioni del mondo rurale e degli strati poveri urbani. Nel Paese la nuova ricchezza si è concentrata nelle classi medie. Dai primi anni ’90 l’India si è accodata all’andamento generale del resto del mondo.

Quali sono, invece, le differenze più importanti tra Bjp e Congresso? E’ la questione del laicismo a dividerli. L’India è costituzionalmente una repubblica laica dove tutti i cittadini sono uguali. A partire dalla fine degli anni ’80, però, è diventato molto influente un movimento che risale all’inizio del ‘900: l’ “induismo politico”, detto anche “fondamentalismo hindu” o “nazionalismo hindu”. Questo è basato sull’idea chiave che gli indiani veri sono solo gli hindu. E cioè coloro che venerano i luoghi sacri interni al territorio nazionale. Per esempio i sikh, gruppo religioso antico (XVI secolo), non si considerano hindu, ma vengono definiti tali dai fondamentalisti perché la loro tradizione religiosa è nata in India. Il problema, dunque, si presenta con i cristiani e i musulmani. Secondo l’ “induismo politico” non possono essere hindu, dato che i loro luoghi sacri sono in Italia e in Palestina. I fondamentalisti vorrebbero costruire una repubblica induista dell’India. A partire dagli anni ’80, nel contesto politico indiano c’è stato un declino dell’idea di laicismo, collegato al fallimento della politica di sviluppo del premier Nehru. E proprio il Congresso, in quel periodo, è sceso a compromesso con forme soffici di “induismo politico”. Oggi, però, Sonia Gandhi ha enfatizzato i valori del laicismo, anche per ragioni di tipo personale. Sonia è italiana e cristiana. Il Bjp, invece, vorrebbe far approvare una legge che impedisca a chi non è di origine indiana di accedere alle massime cariche dello Stato. C’è anche un’ulteriore proposta secondo cui bisognerebbe squalificare anche chi ha un solo genitore non indiano. Questo è l’identikit dei figli di Sonia.

Perché Sonia Gandhi è stata candidata all’ultimo momento a primo ministro? Nei confronti di Sonia Gandhi c’è un’ostilità riconducibile alla sua origine non indiana. In particolare vi sono due potenti leader, Sharad Pawar, del Congresso Nazionalista del Maharashtra, e Mulayam Singh Yadav, del Samajwadi Party dell'Uttar Pradesh, che sono ostili alla candidatura della Gandhi, in quanto aspirano essi stessi alla posizione di primo ministro. Ora, il problema è che, se Sonia vuole formare un governo, il Congresso dovrà, con ogni probabilità, appoggiarsi a questi due uomini politici. E' per questa ragione che, qualche tempo prima delle elezioni, il Congresso aveva dichiarato che la questione del premier si sarebbe discussa dopo le elezioni stesse. Ma, dopo la prima fase della tornata elettorale, la musica è cambiata: il Congresso ha ribadito che il suo candidato alla posizione di primo ministro è la Gandhi. In effetti, non si può dire se la candidatura della Gandhi sia buona o cattiva (anche perché non ha mai governato). A questo punto, la non candidatura della Gandhi sarebbe una dimostrazione di debolezza da parte del Congresso; la sua candidatura, viceversa, una prova di forza nei confronti dei potenziali alleati. Tutto sta a vedere come realmente andranno le elezioni.

Che significato ha l’entrata in politica di Rahul Gandhi, figlio di Sonia? Rahul è entrato in campo perché, in qualsiasi modo vadano le elezioni, Sonia Gandhi non era ritenuta in grado di diventare primo ministro. Anche fra i partiti alleati del Congresso c’erano riserve verso la sua candidatura. L’entourage della Gandhi ha così deciso in un primo momento di proporre Rahul, che ha condotto un comizio elettorale nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, dove per tradizione vanno a farsi eleggere i membri della famiglia Gandhi. Contemporaneamente è entrato in campo il cugino di Rahul, Baruhna Gandhi. Quest’ultimo è troppo giovane per candidarsi a un seggio, però sta facendo campagna elettorale per il Bjp e proprio lui ha fatto la proposta di squalificare chi non è pienamente indiano.

Cosa pensa delle violenze che stanno avvenendo anche durante queste elezioni? L’India è un Paese di dimensioni continentali, dove ci sono problemi di insurrezione, guerriglia e terrorismo. Soprattutto nelle aree del Kashmir e in alcuni piccoli stati del nordest. Ci sono altre zone dove a causa delle disuguaglianze sociali sono ancora attivi gruppi armati di ideologia comunista. La società indiana è violenta perché presenta forti ingiustizie sociali e, nelle regioni di confine, caratteristiche culturali molto diverse da quelle del resto dell’India. La popolazione in Kashmir è in gran parte musulmana e negli stati del nord est è formata da tribali animisti o cristiani. L’India ha inglobato queste province e non sempre ha attuato politiche illuminate, provocando dei contraccolpi.

E’ vero che il Bjp sta cercando di allargare l’elettorato ai musulmani? Il Bjp ha dovuto assumere delle posizioni moderate per governare a capo di una coalizione. La maggior parte degli alleati non condivide certe idee del Bjp. Ma queste posizioni non sono rivolte ai musulmani, quanto all’elettorato hindù moderato che non accetta atti di squadrismo e violenza nei confronti di chi non è hindù. Poi il Bjp cercherà anche di trovare quello che in linguaggio americano si dice “lo zio Tom”, ovvero il nero cooptato dai partiti dei bianchi per far vedere che ci si occupa anche delle minoranze. Il Bjp ha sempre cercato di inglobare delle figure fuori casta o musulmane. Ciò non toglie che il partito nei confronti dei musulmani continua a condurre una politica ostile e a considerarli cittadini di seconda classe.

Gli ultimi exit poll danno risultati inattesi: il Congresso sarebbe in rimonta sul Bjp… Bisogna prima vedere se gli exit poll sono corretti. In tal caso, significa che la crescita economica e l'immagine di un'"India shining" propagandata dal Bjp apparentemente con successo (alla vigilia delle elezioni) non è filtrata nel mondo rurale. Qui i guadagni della nuova politica economica neoliberista sono stati scarsi, nulli o addirittura al negativo. Certo, nella scorsa stagione la produzione nel settore primario è aumentata, ma è stato merito dei monsoni, non della politica economica del Bjp. In effetti, negli ultimi anni il trend del tasso di aumento della produzione agricola è stato superato da quello del tasso di crescita demografico. E gli elettori indiani sono, in definitiva, esseri razionali, che decidono in base ai propri interessi.

Si possono fare delle previsioni? Quasi tutti i sondaggi danno per vincitore il Bjp, che ha costruito un’alleanza più ampia rispetto a quella dal Congresso. Inoltre il partito al governo gode di una congiuntura economica favorevole che può produrre maggiori adesioni. Il Congresso, invece, dovrebbe rimanere il principale partito di opposizione. In questo momento però, oltre a Sonia, non ci sono uomini politici di grande levatura nel Congresso. C’erano un paio di leader ma sono morti in incidenti. Un terzo, Sharad Pawar è uscito dal partito della Gandhi e ha fondato il Congresso Nazionalista, forte solo nello Stato del Marashtra.

Francesca Lancini 
Categoria: Elezioni
Luogo: India