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Il gigante indiano affronta oggi il terzo turno delle elezioni per il
Lok Sabha, il parlamento. Si vota in 83 collegi elettorali, sparsi in
sette Stati e tra questi l'Uttar Pradesh, lo Stato più popoloso con 160
milioni di abitanti. Si scontrano due partiti principali coalizzati con
una serie di alleati: il Bharatiya Janata Party (Bjp), al governo da
otto anni, e il Congresso di Sonia Gandhi. Divisi sulla questione del
laicismo, sposato dal Congresso e osteggiato dal Bjp che rappresenta
invece la destra hindu, i due partiti sono quanto mai vicini in tema di
politica economica, basata sull’apertura del mercato indiano a quello
internazionale. “Se il Congresso andasse al potere – cosa comunque
difficile - la linea economica dell’India non cambierebbe in modo
radicale. Il Congresso sottolinea l’aspetto della povertà per ragioni
elettorali”, così Michelguglielmo Torri, professore di Storia moderna e
contemporanea dell’Asia presso l’Università di Torino, commenta le
parole di Sonia Gandhi che ha accusato il Bjp di aver reso più dura la
vita degli indigenti. “Il governo ha proposto agli indiani solo sogni
irrealizzabili, senza preoccuparsi dei problemi della povertà e della
disoccupazione”, ha dichiarato ieri la presidente del Congresso
candidata a primo ministro.
Il professore sottolinea poi l’importanza di queste elezioni in un
Paese con un miliardo di abitanti, grandi disuguaglianze e conflitti in
corso: “E’straordinario e incoraggiante il fatto stesso che sia
possibile far funzionare un sistema a democrazia parlamentare, cioè a
libere elezioni, in un Paese così vasto, dove ci sono 15 gruppi
linguistici principali, grandi dislivelli di ricchezza e povertà e
forti differenze culturali tra il nord e il sud”. E’ la prima volta che
l’India va al voto con l’aiuto di sistemi informatizzati. La tornata
elettorale è iniziata il 20 aprile e si concluderà il 10 maggio
prossimo. I risultati saranno noti solo tre giorni più tardi. Intanto
gli exit poll danno in rimonta il Congresso sul Bjp e gli scontri tra
fazioni rivali continuano a provocare decine di feriti.
Le elezioni indiane per quali ragioni sono importanti? Le elezioni in
India sono importanti perché sono tenute in un Paese che ha oltre un
miliardo di abitanti e un corpo elettorale di 650 milioni di aventi
diritto al voto. Va alle urne circa il 60 per cento della popolazione.,
una percentuale simile a quella degli Stati Uniti. Anche l’India,
inoltre, come gli Usa ha un sistema elettorale uninominale
maggioritario. Vince cioè anche chi ottiene la maggioranza relativa dei
voti in un distretto elettorale. E’straordinario e incoraggiante il
fatto stesso che sia possibile far funzionare un sistema a democrazia
parlamentare, cioè a libere elezioni, in un Paese così vasto, dove ci
sono 15 gruppi linguistici principali, grandi dislivelli di ricchezza e
povertà e forti differenze culturali tra il nord e il sud.
In quale contesto politico si svolgono? L’India è entrata in un periodo
di governi di coalizione: le elezioni si vincono o si perdono
soprattutto in base alle alleanze elettorali. Per governare serve una
coalizione molto ampia. Fino alla fine degli anni ’80, il sistema
politico indiano presentava un partito dominante che vinceva sempre le
elezioni. Mi riferisco al Congresso che, ottenendo la maggioranza
relativa del voto popolare, riusciva a conquistare la maggioranza
assoluta dei seggi nel parlamento centrale. Questa fase è finita
nell’89, anche se gli indiani hanno tardato ad accettarlo. Il partito
che ha guadagnato di più da questa transizione, il Bjp, rappresentante
della destra hindu, dal ’98 si è dimostrato abile nel costruire delle
grandi coalizioni, mentre il Congresso, l’ex partito al potere, non è
stato in grado di fare altrettanto. Queste elezioni sono importanti
anche perché vedono la contrapposizione tra due coalizioni principali
che si differenziano poco per certi aspetti e molto per altri.
Che cosa accomuna il Bjp e il Congresso? Il Congresso e il Bjp hanno
posizioni simili sulla politica estera. C’è una concordanza di vedute
sul fatto che l’India sta diventando una grande potenza e che, come
tale, deve fare una politica basata sugli interessi nazionali. Questo
significa che le due coalizioni vogliono creare un mondo “multipolare”.
Questo governo in particolare, pur mantenendo buoni rapporti con gli
Stati Uniti, non ha accettato la richiesta americana di mandare un
grosso corpo militare in Iraq. Doveva essere il terzo, in ordine di
grandezza (10/17mila uomini), dopo quello di Usa e Gran Bretagna. Il
governo indiano ha detto “no” con il pieno consenso dell’opposizione.
L’India ha poi rafforzato i rapporti diplomatici e politici con i Paesi
euroasiatici più importanti. L’attuale primo ministro, Vayapee, l’anno
scorso ha firmato degli accordi con Pechino e oggi continua a mantenere
ottime relazioni con Russia e Iran, quest’ultimo sulla lista nera degli
americani insieme ad altri Paesi del sud est asiatico. L’india critica
il mondo “unipolare”, basato sull’unica potenza americana e vuole
creare con i partner euroasiatici un contrappeso senza provocare
fratture. Gli indiani dopo l’attacco anglo-americano all’Iraq sono
preoccupati. Il Bjp e il Congresso hanno vedute simili anche sulla
politica economica. L’India dal 1991, quando il Congresso era ancora al
governo, sta attuando un modello neo-liberista, di apertura del mercato
indiano a quello internazionale, anche se con una certa cautela. Dal
’98 il Bjp ha continuato la strada intrapresa dal suo rivale. Ci sono
però alcune differenze: Il Congresso è più attento agli strati poveri
della popolazione. Questo comunque non significa che la maggioranza del
partito voglia mettere in dubbio le iniziative neoliberiste. D’altra
parte, anche nel Bjp ci sono elementi critici verso il processo di
globalizzazione.
Sonia Gandhi durante la campagna elettorale ha detto che l’operato del
Bjp ha reso la vita dei poveri più difficile… Questo è vero, però il
Congresso non ha un programma economico diverso. Se andasse al potere,
la linea economica dell’India non cambierebbe in modo radicale. Il
Congresso sottolinea l’aspetto della povertà per ragioni elettorali.
In che modo il governo ha peggiorato le condizioni dei più indigenti?
E’ la dinamica della politica neoliberista a lasciar da parte gli
strati più poveri. Faccio un esempio: supponiamo che si liberalizzi il
mercato del grano. Fino a poco tempo fa, l’india non esportava questa
risorsa. Se l’Italia fosse in deficit di grano e lo andasse a comprare
in India, lo pagherebbe a un prezzo molto più alto di quello
accessibile agli indiani. La presenza di concorrenti stranieri farebbe
salire il prezzo del grano in India a danno dei più poveri. I processi
di globalizzazione spesso si traducono in un aumento degli indici di
produzione e ricchezza complessiva – per esempio nel 2003 il Pil
dell’India è aumentato dell’8 per cento, dal ‘91 c’è stata sempre una
crescita che ha oscillato fra il 6 e il 4 per cento – però non migliora
le condizioni del mondo rurale e degli strati poveri urbani. Nel Paese
la nuova ricchezza si è concentrata nelle classi medie. Dai primi anni
’90 l’India si è accodata all’andamento generale del resto del mondo.
Quali sono, invece, le differenze più importanti tra Bjp e Congresso?
E’ la questione del laicismo a dividerli. L’India è costituzionalmente
una repubblica laica dove tutti i cittadini sono uguali. A partire
dalla fine degli anni ’80, però, è diventato molto influente un
movimento che risale all’inizio del ‘900: l’ “induismo politico”, detto
anche “fondamentalismo hindu” o “nazionalismo hindu”. Questo è basato
sull’idea chiave che gli indiani veri sono solo gli hindu. E cioè
coloro che venerano i luoghi sacri interni al territorio nazionale. Per
esempio i sikh, gruppo religioso antico (XVI secolo), non si
considerano hindu, ma vengono definiti tali dai fondamentalisti perché
la loro tradizione religiosa è nata in India. Il problema, dunque, si
presenta con i cristiani e i musulmani. Secondo l’ “induismo politico”
non possono essere hindu, dato che i loro luoghi sacri sono in Italia e
in Palestina. I fondamentalisti vorrebbero costruire una repubblica
induista dell’India. A partire dagli anni ’80, nel contesto politico
indiano c’è stato un declino dell’idea di laicismo, collegato al
fallimento della politica di sviluppo del premier Nehru. E proprio il
Congresso, in quel periodo, è sceso a compromesso con forme soffici di
“induismo politico”. Oggi, però, Sonia Gandhi ha enfatizzato i valori
del laicismo, anche per ragioni di tipo personale. Sonia è italiana e
cristiana. Il Bjp, invece, vorrebbe far approvare una legge che
impedisca a chi non è di origine indiana di accedere alle massime
cariche dello Stato. C’è anche un’ulteriore proposta secondo cui
bisognerebbe squalificare anche chi ha un solo genitore non indiano.
Questo è l’identikit dei figli di Sonia.
Perché Sonia Gandhi è stata candidata all’ultimo momento a primo
ministro? Nei confronti di Sonia Gandhi c’è un’ostilità riconducibile
alla sua origine non indiana. In particolare vi sono due potenti
leader, Sharad Pawar, del Congresso Nazionalista del Maharashtra, e
Mulayam Singh Yadav, del Samajwadi Party dell'Uttar Pradesh, che sono
ostili alla candidatura della Gandhi, in quanto aspirano essi stessi
alla posizione di primo ministro. Ora, il problema è che, se Sonia
vuole formare un governo, il Congresso dovrà, con ogni probabilità,
appoggiarsi a questi due uomini politici. E' per questa ragione che,
qualche tempo prima delle elezioni, il Congresso aveva dichiarato che
la questione del premier si sarebbe discussa dopo le elezioni stesse.
Ma, dopo la prima fase della tornata elettorale, la musica è cambiata:
il Congresso ha ribadito che il suo candidato alla posizione di primo
ministro è la Gandhi. In effetti, non si può dire se la candidatura
della Gandhi sia buona o cattiva (anche perché non ha mai governato). A
questo punto, la non candidatura della Gandhi sarebbe una dimostrazione
di debolezza da parte del Congresso; la sua candidatura, viceversa, una
prova di forza nei confronti dei potenziali alleati. Tutto sta a vedere
come realmente andranno le elezioni.
Che significato ha l’entrata in politica di Rahul Gandhi, figlio di
Sonia? Rahul è entrato in campo perché, in qualsiasi modo vadano le
elezioni, Sonia Gandhi non era ritenuta in grado di diventare primo
ministro. Anche fra i partiti alleati del Congresso c’erano riserve
verso la sua candidatura. L’entourage della Gandhi ha così deciso in un
primo momento di proporre Rahul, che ha condotto un comizio elettorale
nello stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, dove per tradizione
vanno a farsi eleggere i membri della famiglia Gandhi.
Contemporaneamente è entrato in campo il cugino di Rahul, Baruhna
Gandhi. Quest’ultimo è troppo giovane per candidarsi a un seggio, però
sta facendo campagna elettorale per il Bjp e proprio lui ha fatto la
proposta di squalificare chi non è pienamente indiano.
Cosa pensa delle violenze che stanno avvenendo anche durante
queste elezioni? L’India è un Paese di dimensioni continentali, dove ci
sono problemi di insurrezione, guerriglia e terrorismo. Soprattutto
nelle aree del Kashmir e in alcuni piccoli stati del nordest. Ci sono
altre zone dove a causa delle disuguaglianze sociali sono ancora attivi
gruppi armati di ideologia comunista. La società indiana è violenta
perché presenta forti ingiustizie sociali e, nelle regioni di confine,
caratteristiche culturali molto diverse da quelle del resto dell’India.
La popolazione in Kashmir è in gran parte musulmana e negli stati del
nord est è formata da tribali animisti o cristiani. L’India ha
inglobato queste province e non sempre ha attuato politiche illuminate,
provocando dei contraccolpi.
E’ vero che il Bjp sta cercando di allargare l’elettorato ai musulmani?
Il Bjp ha dovuto assumere delle posizioni moderate per governare a capo
di una coalizione. La maggior parte degli alleati non condivide certe
idee del Bjp. Ma queste posizioni non sono rivolte ai musulmani, quanto
all’elettorato hindù moderato che non accetta atti di squadrismo e
violenza nei confronti di chi non è hindù. Poi il Bjp cercherà anche di
trovare quello che in linguaggio americano si dice “lo zio Tom”, ovvero
il nero cooptato dai partiti dei bianchi per far vedere che ci si
occupa anche delle minoranze. Il Bjp ha sempre cercato di inglobare
delle figure fuori casta o musulmane. Ciò non toglie che il partito nei
confronti dei musulmani continua a condurre una politica ostile e a
considerarli cittadini di seconda classe.
Gli ultimi exit poll danno risultati inattesi: il Congresso sarebbe in
rimonta sul Bjp… Bisogna prima vedere se gli exit poll sono corretti.
In tal caso, significa che la crescita economica e l'immagine di
un'"India shining" propagandata dal Bjp apparentemente con successo
(alla vigilia delle elezioni) non è filtrata nel mondo rurale. Qui i
guadagni della nuova politica economica neoliberista sono stati scarsi,
nulli o addirittura al negativo. Certo, nella scorsa stagione la
produzione nel settore primario è aumentata, ma è stato merito dei
monsoni, non della politica economica del Bjp. In effetti, negli ultimi
anni il trend del tasso di aumento della produzione agricola è stato
superato da quello del tasso di crescita demografico. E gli elettori
indiani sono, in definitiva, esseri razionali, che decidono in base ai
propri interessi.
Si possono fare delle previsioni? Quasi tutti i sondaggi danno per
vincitore il Bjp, che ha costruito un’alleanza più ampia rispetto a
quella dal Congresso. Inoltre il partito al governo gode di una
congiuntura economica favorevole che può produrre maggiori adesioni. Il
Congresso, invece, dovrebbe rimanere il principale partito di
opposizione. In questo momento però, oltre a Sonia, non ci sono uomini
politici di grande levatura nel Congresso. C’erano un paio di leader ma
sono morti in incidenti. Un terzo, Sharad Pawar è uscito dal partito
della Gandhi e ha fondato il Congresso Nazionalista, forte solo nello
Stato del Marashtra.