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"Luna park" di guerra, intelligenze artificiali dotate di parola: tra cinismo e ricerca scientifica, le nuove frontiere digitali delle forze armate USA.
Non si può dire che l'esercito statunitense se ne stia con le mani in mano, in termini di ricerca sulle nuove tecnologie. In questo ambito l'Institute of Creative Technology, l'istituzione voluta dal Pentagono per studiare e applicare nuove forme di comunicazione digitale, resta il principale promotore dei programmi più avveniristici: talvolta si tratta di veri e propri studi scientifici per trovare soluzioni a problemi rimasti irrisolti (in particolare nell'ambito dell'interazione fra uomo e sistemi informatici), in altre occasioni la ricerca sfocia in vere e proprie campagne promozionali, dall'elevato tasso di cinismo, se osservate con occhio minimamente critico.
Parola di soldato robot. Alla prima definizione corrisponde, certamente, il progetto incentrato sul Natural Language Processing, ovvero sul tentativo di creare macchine in grado di dialogare compiutamente con esseri umani. L'argomento non è certo nuovo, anche se va sottolineata la sempre maggiore complessità della materia: i programmi attualmente più diffusi, chiamati "chatterbot", poco hanno a che fare con una reale "comprensione" del linguaggio a livello semantico, e anzi usano trucchetti (un complesso sistema di parole chiave e frasi preconfezionate) non dissimili da quelli creati per i primi simulatori di conversazione degli anni '60, come ELIZA e Parry. Le problematiche in questo campo, dunque, impongono una certa prudenza nel valutare la validità di questo programma militare, come di qualsiasi altro creato con un intento tanto ambizioso, per quanto sofisticato esso sia. L'annuncio di una singolare fase di test, però, è di quelli che catalizzano l'attenzione: dopo averci informati, tempo fa, della possibile presenza di terroristi fra le lande digitali di World of Warcraft, il videogame online giocato da 10 milioni di persone, i militari hanno intenzione di usare questo come altri giochi simili per provare le capacità di "mimetizzazione" del proprio programma. Naturalmente, il test si potrà dire superato solo se gli utenti non si accorgeranno della presenza di giocatori guidati dall'IA militare. Tale progetto dovrebbe trovare applicazione pratica, almeno inizialmente, nella creazione di un "assistente virtuale", una sorta di amico artificiale al servizio dei soldati.
Massacri interattivi. Ci sono applicazioni, invece, che non si spostano minimamente dalle conoscenze già acquisite, e che anzi se ne servono per scopi piuttosto controversi. Fanno impressione, ad esempio, gli enormi capannoni costruiti dall'esercito americano per promuovere l'arma e reclutare giovani soldati, attraverso un mastodondico "simulatore" militare: le virgolette, però, sono d'obbligo, dal momento che la rappresentazione degli scontri bellici è improntata più sul concetto di intrattenimento, per quanto discutibile, che non sulla drammatica realtà della guerra (alla stregua di quanto visto nel noto videogioco ufficiale dell'esercito USA, "America's Army"). I visitatori vengono fatti salire su veri mezzi militari e messi al comando delle armi di bordo, per poi interagire con enormi schermi digitali dove è possibile buttare giù i nemici come birilli. Un "birillo", d'altronde, non ha famiglia né identità, al contrario dei soldati impegnati al fronte, ai quali viene dedicato un altro progetto: attraverso terapie basate sulle esperienze interattive, si cercherà di aiutarli a superare "stress post-traumatici" derivati dalle atrocità della guerra, con tanto di occhialini per la realtà virtuale.
Se presi singolarmente, i due programmi hanno un peso relativo, legato soprattutto al successo che incontreranno dentro e fuori i campi di battaglia, ma il quadro diventa ben più inquietante una volta affiancati gli obiettivi: prima l'esercito statunitense attira nuovi adepti attraverso un videogioco, sfruttando l'attitudine ludica dei giovani per catapultarli nella realtà bellica fino al collo, poi cura i loro disturbi mentali con un metodo del tutto analogo, utilizzando un'illusione digitale per fargli rivivere e superare un trauma. Peccato che, in questo caso, l'assistenza psicologica serva solo ad alleviare i brutti ricordi per renderne sostenibili altri, una volta tornati sul campo di battaglia.
Mario Baccigalupi*