stampa
invia
Tali, un tempo elettrice del Likud -il partito di Ariel Sharon - lo scorso anno
si era recata a Jenin, nei Territori Occupati Palestinesi, per conoscere Zubeidi
-il capo locale delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa - e tra i due era nata un'amicizia
basata sul confronto e la comprensione dei problemi dei due popoli.
Dopo aver iniziato ad occuparsi di progetti educativi a vantaggio degli abitanti
del campo profughi di Jenin, Tali è stata arrestata una prima volta in marzo a
causa di alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa in cui si dichiarava pronta
a fare da scudo umano per Zacaria, un gesto di protesta nei confronti della prassi
delle esecuzioni mirate, costantemente applicata dall'esercito israeliano.
Successivamente Tali venne contattata dai servizi segreti israeliani perchè collaborasse
con loro in qualità di informatrice e dopo il suo rifiuto, il 9 agosto, mentre
si recava a Jenin venne nuovamente arrestata.
Oggi Tali è ancora detenuta dallo Shin Beth, che da settimane sta cercando di
collegare la sua vicenda a qualche specifico attentato terrorista, come quello
accaduto al check point di Qalandia, tra Gerusalemme e Ramallah, il 10 agosto,
il giorno successivo al suo arresto.
"E' difficile capire cosa cercano di dimostrare -hanno commentato i suoi amici
-, ma è possibile che dopo un così lungo periodo di detenzione cautelativa, si
siano ormai resi conto che non ci sono legami diretti tra Tali e l'attentato di
Qalandia e che lei non confesserà mai crimini che non ha commesso".
La prima volta che scrivemmo di Tali, una sua intima amica e attivista israeliana
della Women's Coalition for a Just Peace, Lin Chalozin Dovrat, ci disse che l’esercito
israeliano negli ultimi tempi era impegnato a neutralizzare gli avversari di Arafat,
quelli che premono per le riforme della sicurezza e contro la corruzione del suo
regime. Zubeidi, pur essendo un suo alleato, aveva recentemente creato diversi
problemi al Rais e perciò era diventato un obbiettivo estremamente a rischio di
eliminazione.
Ieri notte a Jenin, tre militanti ricercati delle Brigate dei martiri di Al Aqsa,
uno dei quali era proprio il vice di Zacaria Zubeidi, sono sfuggiti al raid di
un elicottero Apache israeliano, che ha sparato un razzo contro l'auto a bordo
della quale si trovavano i tre, mancandola, e colpendo invece un'abitazione dove
ha ferito una bambina di nove anni.
Il vice di Zubeidi è scampato all'esecuzione, ma poche ore dopo l'esercito è
entrato in massa nella città di Jenin e nel suo campo profughi. Una trentina di
jeep e di veicoli corazzati israeliani, appoggiati da elicotteri da combattimento,
impiegati verosimilmente per porre rimedio alla mancata esecuzione mirata, e forse
per catturare lo stesso Zubeidi.
A dimostrazione del tentativo in corso di collegare Tali con gli autori di attentati
terroristici, ci è stato segnalato che nel diffondere la notiza la radio miitare
israeliana (Galatz) ha determinato l'identità del vice di Zubeidi, definendolo
"un amico di Tali Fahima ".
Questo però è solo uno dei tanti casi di mistificazione cresciuti attorno alla
storia di Tali e Zacaria, fin dal suo primo arresto infatti, i servizi segreti
hanno rilasciato alla stampa false ricostruzioni facendo pressione sui media affinché
presentassero la giovane israeliana come la ragazza da copertina della sinistra
o addirittura come l'amante di Zubeidi.
La ragione per la scelta di quest'ultimo appellativo è chiara: un'amicizia come
quella iniziata tra Tali Fahima e Zacaria Zubeidi si deve basare su rispetto e
comprensione reciproca; è un esempio pericoloso per chi sostiene da anni che i
palestinesi sono solo degli assassini. L'amore invece nel sentire comune è cieco
dunque se Tali è l'amante Zacaria, la si può liquidare come pazza o plagiata.
"Per chi vive al di fuori di Israele, -ci dice Lin - può essere difficile comprendere
l'effetto che queste notizie hanno in una società che subisce un continuo lavaggio
del cervello di stampo nazionalista e razzista, sta di fatto che questi sistemi
funzionano, sempre di più la gente la immagina come una traditrice o una sciroccata.
Tentare di offrire della controinformazione è davvero una sfida improba".
Il 19 agosto, dopo 10 giorni di clausura e interrogatori, Tali si era presentata
davanti ad un giudice che, basandosi su materiale segretato che non era stato
mostrato nemmeno ai suoi avvocati, ha predisposto per lei altri 4 giorni di interrogatori.
Nell'occasione Smadar Ben Natan, uno degli avvocati di Tali Fahima aveva dichiarato
"Il fatto più preoccupante è che la grande maggioranza delle questioni sollevate
dall'accusa non riguardano qualcosa che Fahima ha fatto , ma solo le sue posizioni
politiche... Le posizioni politiche di una persona non sono oggetto di indagine
- e infatti l'interrogatorio è stato condotto come un'azione di persuasione politica
del sospetto. Stanno cercando di dimostrare che lei ha torto, le danno lezioni
sulla storia e la semantica del termine occupazione, sulla distinzione tra combattenti
per la libertà e terroristi. Per ore, hanno tentato di convincerla che l'occupazione
non esiste."
Domenica 29 agosto, non 4 ma 10 giorni dopo il prolungamento del fermo, c'è stata
una terza audizione, durante la quale il giudice ha concesso agli investigatori
di interrogarla per altri 4 giorni.
Ora la sua situazione è di completa impotenza, dal momento che il tribunale che
esamina il suo caso, finora ha sempre acconsentito a prolungare il periodo di
fermo amministrativo, senza che sia emerso alcun elemento probatorio nei suoi
confronti.
Tali è detenuta nella struttura dei servizi segreti di Petach-Tiva, vicino a
Tel Aviv, e la sua situazione è resa particolarmente pesante dal fatto che, oltre
a dover affrontare l'ennesimo prolungamento della sua detenzione, che corrisponde
ad altrettanti giorni di interrogatori, non le è concesso di parlare con alcuno
al di fuori dei propri legali.
Gli unici altri scambi possibili sono alcuni brevi attimi durante le udienze,
in cui riesce a scambiare qualche parola con gli amici presenti per sostenerla,
e dei fogliettini destinati alla stampa che alcune volte è riuscita a lanciare
agli operatori delle organizzazioni umanitarie che la seguono, mentre veniva riportata
in carcere scortata dalla polizia.
La vicenda ha anche delle implicazioni economiche per Tali, che a causa delle
voci diffuse dalla stampa ha perduto il lavoro; quella di Fahima è una famiglia
monoreddito che non può certo definirsi benestante, e ora Tali è costretta a sborsare
mille dollari per pagare i legali che l'hanno assistita nelle udienze per il prolungamento,
all’incirca la stessa cifra è stata fissata anche per l'eventuale cauzione.
Il paradosso maggiore tuttavia, come si capisce dalle poche dichiarazioni rilasciate
in aula dalla 28enne israeliana, rimane il fatto che a suo carico non siano ancora
state formulate imputazioni. E' per questa ragione che si sono mobilitati anche
i media vicini all'esercito: le autorità non possono permettersi di rilasciare
Tali come un'innocente, se non è possibile condannarla, hanno bisogno di imbastire
almeno un processo, un processo ha bisogno di imputazioni che se non ci sono si
possono inventare, e così il cerchio si chiude, come anche le sbarre della cella
di Tali Fahima.
Naoki Tomasini
Administrator SlampDesk