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Matteo Fagotto
E' durato un anno e mezzo il sogno spaziale della Nigeria: nel maggio 2007 era stato lanciato in orbita, in collaborazione con la Cina, il satellite NigComSat-1, che avrebbe dovuto, tra le altre cose, garantire internet a banda larga a tutto il territorio nigeriano, monitorare gli oleodotti e controllare carico e scarico delle navi nei porti nazionali. Ma qualcosa non ha funzionato. Il satellite ha perso energia, ed è stato "parcheggiato" nello spazio in attesa di un recupero che, al momento, appare alquanto improbabile.
Che qualcosa non andasse per il meglio sul NigComSat-1 (abbreviazione di Nigerian Communication Satellite) lo si era notato dall'inizio della scorsa settimana. La stampa locale, inizialmente, aveva addirittura annunciato la perdita del satellite, che sarebbe stato in procinto di entrare nell'atmosfera terrestre per schiantarsi chissà dove. A correggere il tiro è stato il ministero per la Scienza e Tecnologia: il satellite, alimentato a pannelli solari, non riuscirebbe più a ricaricare le proprie batterie, ma sarebbe ancora sotto il controllo di Abuja e della stazione di lancio cinese di Xichang, da cui partì lo scorso anno. Per studiare la possibilità di ripararlo, il governo ha deciso di "parcheggiarlo", al fine di non fargli perdere ulteriore energia. Se dovesse scaricare tutte le batterie, infatti, il NigComSat-1 non riuscirebbe più a comunicare con la Terra, diventando incontrollabile.
Il governo ha comunque fatto sapere che il satellite è assicurato. In caso contrario la Nigeria, buona parte della cui popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà, avrebbe visto andare in fumo un investimento da 400 milioni di dollari circa, sviluppato grazie al contributo dell'agenzia spaziale cinese e al lavoro della China Great Wall Industry Corporation (Cgwic), la compagnia di stato che ha effettivamente costruito il satellite. Ma non è certo una polizza che salverà il programma spaziale nigeriano: l'avaria di NigComSat-1, infatti, potrebbe ritardare il lancio di NigeriaSat-2, un nuovo apparecchio ad alta tecnologia che si sarebbe dovuto integrare proprio con il suo predecessore.
Secondo alcuni organi di informazione asiatici, già in passato la Cgwic aveva registrato problemi di alimentazione sul satellite Sinosat-2, lanciato in orbita nel 2006 e perso poco dopo proprio per complicazioni relative, ancora una volta, ai pannelli solari. Cosa ancora peggiore, gli ingegneri spaziali cinesi avrebbero lanciato in orbita la settimana scorsa un satellite per le comunicazioni venezuelano, Venesat-1, basato sulla stessa tecnologia del NigComSat-1. Visto che è impossibile richiamarlo alla base, l'unica speranza è che i problemi registrati sul suo gemello nigeriano non vengano replicati.
Il ministero della Scienza non ha rimorsi: un investimento del genere non può considerarsi gettato al vento, perché ha permesso alla nascente industria aerospaziale nigeriana (ma soprattutto cinese) di farsi le ossa, nonostante i problemi registrati su NigComSat-1 anche prima della sua avaria. Il segnale trasmesso dal satellite non è mai stato di grande qualità, e peggiora regolarmente durante la stagione delle piogge e dell'Harmattan, il vento caldo che soffia dal Sahara, a causa della massiccia presenza di nubi e sabbia. Ma il governo è deciso a riprovarci. In attesa di vedere se NigComSat-1 è ancora vivo, le stelle rimangono a portata di mano.
Matteo Fagotto