Ali Sistani vuole una costituzione basata sull'islam, un commento di Younis Tawfik
Sabato, il rispettato Ayatollah Ali al Sistani si è messo a capo di una corrente
di pensiero che vorrebbe che i dettami dell’islam fossero la sola fonte di ispirazione
per la ventura costituzione irachena.
Sistani, nell’opporsi alla separazione tra
stato e religione, è sostenuto da altri importanti Marja al Taqlid -ovvero esempi
di morale da imitare - che come lui prima delle elezioni avevano mostrato maggiore
moderazione. Uno di loro, l’Ayatollah Ishaq al Fayad, ha dichiarato che: “Tutti
gli Ulema e i Marja, oltre alla maggioranza del popolo iracheno, vogliono che
l’assemblea nazionale faccia dell’islam la sola fonte di legislazione della nuova
costituzione“.
Il ruolo dell’islam nella futura costituzione irachena è stato
oggetto di un dibattito durato mesi, che si era appianato su una formula di compromesso
secondo cui l’islam avrebbe dovuto essere solo una delle fonti, ma non la sola.
Questa
presa di posizione mostra che il braccio di ferro che porterà verso i nuovi equilibri
iracheni è appena iniziato; e gli americani non sembrano preoccuparsene: il vice
presidente Dick Cheney ha salomonicamente dichiarato che “L’Iraq ha il diritto
di dare alla propria democrazia la forma che vorrà senza diventare la versione
irachena degli States”.
Per capire qualcosa di più abbiamo chiesto un’opinione a Younis Tawfik, scrittore iracheno in esilio:
Crede che la proposta di Sistani sia un tentativo di legare in modo permanente
la nuova maggioranza sciita al codice legislativo Iracheno? “Al momento l’ipotesi di una svolta in questo senso mi pare ancora lontana, anche
perché la corrente di Sistani non ha la maggioranza assoluta. Pure all’interno
della comunità sciita c’è una forte componente laica che non accetta questo principio
e non riesce nemmeno a concepire un simile progetto sociale. Se la componente
più radicale proponesse soluzioni di questo tipo, nel nuovo parlamento troverebbe
quasi sicuramente qualcuno a frenarli.
I risultati definitivi delle elezioni non sono ancora noti, ma già si sa, ad
esempio, che i curdi stanno prendendo sempre più voce, i curdi sono prevalentemente
sunniti ma in gran parte laici, questa è una cosa da tenere ben presente. Poi
c’è anche la corrente laica di Allawi e diversi altri partiti sciiti ben lontani
da prospettive religiose, oltre anche al partito comunista iracheno, che dovrebbe
raccogliere circa il dieci percento dei consensi. Se dunque mettiamo tutti gli
schieramenti sulla bilancia otteniamo che la richiesta di uno statuto iracheno
più islamico che laico difficilmente potrebbe passare.”
Nello sciismo il ruolo del Marja, il religioso che detta la linea di condotta
con l’esempio, è molto importante, Sistani è un Marja molto seguito, ci sono degli
Ulema o dei Marja che si oppongono e spingono per la separazione tra stato e religione
in Iraq?
“Questa storicamente è sempre stata la differenza fondamentale tra la marjaiya
irachena e quella iraniana (gli sciiti iracheni sono sempre stati contrari all’istituzione
di uno stato islamico prima della venuta del Mahdi. ndr. ). Non so a cosa siano
dovute, ma queste dichiarazioni suonano come una rottura di questa distinzione.
Io aspetterei qualche tempo per capire cosa vogliono fare di concreto e perché.
Di sicuro in questa vicenda ci sono elementi che non quadrano.”

Tra i sostenitori della linea di Sistani c’è anche l’iraniano Kazem: pensa che
una legislazione islamica potrebbe avvicinare l’Iraq all’Iran? O che abbiano ragione
gli statunitensi a sperare che la democrazia in Iraq sia un cavallo di troia per
abbattere il regime clericale iraniano? "Probabilmente sulle spalle di Sistani c’è una certa pressione affinché spinga
verso l’Iran, però per fortuna l’Iraq non è l’Iran. Nella società irachena - fino
a prova contraria - la componente che vuole uno stato laico o la separazione netta
tra stato e religione è ancora molto forte.
Probabilmente è la stessa fiducia
nella radicata laicità della società irachena che può spiegare l’ottimismo degli
americani: loro ritengono poco probabile un condizionamento dell’Iran sciita e
anzi, sembrano scommettere sul contagio democratico in senso opposto.”
Una democrazia può essere basata sul codice islamico e tutelare nel contempo
le libertà individuali?
“Se dovessimo applicare la shari’ah dichiarandola fonte legislativa per uno stato
islamico, di sicuro ci troveremmo di fronte a dei seri problemi, non solo per
la convivenza sociale e le libertà religiose, ma anche per tutta la sfera dei
diritti individuali a partire dai diritti della donna. Lo stesso codice civile
verrebbe stravolto. È ovvio che se invece parlassimo di uno stato islamico che
avesse come fonte legislativa anche la shari’ah, allora sarebbe anche possibile
migliorare il codice già in vigore tenendo conto dei precetti islamici su temi
specifici, come la libertà religiosa, il rispetto per le minoranze, i diritti
umani ecc. Insomma, non è assolutamente possibile dichiarare che si ha in mente
uno stato islamico basato sulla shariah e allo stesso tempo affermare che questo
accade all’interno di una cornice democratica nel senso occidentale. Sarebbe una
democrazia kitch, approssimativa e solo nominale.”