08/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Cecenia regge la tregua proclamata dalla guerriglia. Imbarazzo al Cremlino

Un tank russo in un villaggio ceceno“Negli ultimi giorni non si sono verificati attacchi da parte dei guerriglieri ceceni”. Con questo stringato comunicato il comando militare dell’esercito russo nel Caucaso settentrionale conferma la tenuta del cessate il fuoco unilaterale proclamato giovedì scorso dal leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov e sottoscritto dal famigerato Shamil Basayev.
La sospensione della quotidiane azioni di guerriglia da parte dei ceceni è un’imbarazzante sorpresa per le autorità russe, che fin da subito avevano bollato il cessate il fuoco come un bluff propagandistico privo di conseguenze orchestrato da un leader che non ha più il controllo della resistenza. Evidentemente non è così. Secondo alcuni analisti russi sembra che qualcuno, al Cremlino, stia per la prima volta prendendo in seria considerazione l’opportunità di cogliere la palla al balzo, sfruttando questa occasione per porre fine a una guerra senza uscita che sta dissanguando le casse dello Stato russo e che rischia di estendersi alle altre repubbliche islamiche della Russia caucasica.

Umar Khanbiev Khanbiev nominato negoziatore. Questa è la speranza di Maskhadov, che dal suo nascondiglio sulle montagne della Cecenia meridionale ha scritto al quotidiano russo Komersant: “Ora, se al Cremlino prevarrà la ragione, potremo finalmente porre fine a questa guerra sedendoci attorno a un tavolo negoziale. Sennò, il sangue continuerà a scorrere ancora per molto tempo, ma noi ceceni non potremmo più essere ritenuti moralmente responsabili per la prosecuzione di questa pazzia”.
Per dimostrare che fa sul serio, Maskhadov ha annunciato anche la nomina di un negoziatore ufficiale per cercare un accordo con i russi: la scelta è caduta su Umar Khanbiev, ex ministro della Sanità del governo indipendentista ceceno che Maskhadov fu democraticamente chiamato a presiedere dal 1997 fino all’invasione russa del ’99.

Aslan Maskhadov Le ragioni di Maskhadov. Sulla stampa russa continua intanto il dibattito sulle ragioni che hanno spinto il leader indipendentista a compiere questo “gesto di buona volontà”, come lui stesso lo ha definito.
Secondo i sostenitori della guerra, la scelta di Maskhadov è stata determinata dalle pesanti perdite subite dalla guerriglia in seguito alle massicce offensive militari scatenate nelle ultime settimane dai russi contro le roccaforti della ribellione sulle montagne del sud della Cecenia. C’è addirittura chi mette in relazione la mossa del leader ceceno con il ‘successo’ della nuova strategia anti-guerriglia intrapresa dal Cremlino dopo Beslan: il rapimento dei familiari dei capi indipendentisti. Otto parenti stretti di Maskhadov sono stati rapiti all’inizio di dicembre: un colpo durissimo che avrebbe piegato lo spirito combattivo del capo della resistenza. Ma questa connessione è stata seccamente smentita proprio da Umar Khanbiev, intervistato alcuni giorni fa dall’agenzia di stampa cecena Daymohk.  

Shamil Basayev su Channel 4 Basayev non sembra morto. C’è infine chi sostiene che tutto sarebbe facilmente spiegabile se fosse vera la notizia della morte di Shamil Basayev. “Basayev è una figura così fondamentale per la resistenza cecena che la sua scomparsa potrebbe ben spiegare il tentativo di Maskhadov di trovare rapidamente una via d’uscita alternativa alla resa alle autorità russe”, ha commentato Taus Dzhabrailov, presidente del Consiglio di Stato del governo ceceno filo-russo. Ma la notizia della morte di Basayev sembra non convincere nessuno, nemmeno lo stesso presidente ceceno Alu Alkhanov, che sarebbe il primo ad esultare se il fatto fosse vero: “Non ho elementi per poter confermare questo fatto”, ha invece dichiarato all’agenzia russa Ria Novosti.
Secondo il sito Internet indipendentista Kavkaz Center Basayev è vivo e vegeto e venerdì ha passato una bella serata in compagnia dei suoi luogotenenti davanti alla televisione satellitare, godendosi la sua intervista su Channel 4, mandata in onda dall’emittente britannica nonostante le rabbiose proteste del Cremlino.

Manifestazione a Mosca. Intanto a Mosca i movimenti pacifisti russi stanno organizzando una manifestazione contro la guerra in Cecenia per il 23 febbraio, vale a dire il giorno successivo alla scadenza del cessate il fuoco proclamato dai ceceni. Oltre che il giorno del 61esimo anniversario dell’inizio della deportazione staliniana dei ceceni, costata la vita a 480 mila persone.
L’attuale guerra ha già ucciso 200 mila ceceni: uno genocidio che ora Putin ha la possibilità di fermare.
 

Enrico Piovesana

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