13/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Assolti i dirigenti, condanne solo per gli agenti 'picchiatori'

Assoluzione per Francesco Gratteri, all'epoca direttore del Servizio Centrale Operativo della Polizia e Giovanni Luperi, vicedirettore dell'Ucigos. Condannati solo 13 responsabili delle violenze all'interno della scuola (tutti gli agenti e i dirigenti del Settimo nucleo antisommossa guidato da Vincenzo Canterini), per un totale di 35 anni e 7 mesi di reclusione. Il collegio giudicante della prima sezione del tribunale di Genova, presieduto da Gabrio Barone, ha emesso il suo verdetto dopo undici ore di camera di consiglio. Accolte solo parzialmente le richieste dei pubblici ministeri Francesco Cardona Albini e Enrico Zucca a carico dei 29 tra agenti e dirigenti della polizia di Stato: i pm avevano chiesto oltre cento anni complessivi di reclusione per i reati di calunnia, falso ideologico, lesioni, arresto illegale e violenza privata. Canterini è stato condannato a 4 anni, di cui 3 condonati. Sarà l'unico a scontare la pena, se non ricorrerà in appello. Tre e due anni di carcere sono stati comminati rispettivamente A Pietro Troiani e Michele Burgio, colpevoli di aver portato all'interno dell'edificio due bottiglie molotov, attribuendole ai manifestanti che dormivano all'interno. Assolto anche Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese.

Gabrio Barone, presidente del Tribunale di GenovaSperanza e timore si erano alternati all'esterno del Palazzo di giustizia, dove sin dalle prime ore dalla mattinata si erano radunati i rappresentanti del Genoa Social Forum e gran parte dei protagonisti del G8 di sette anni fa. Sagome nere di cartone, alte circa due metri, che raffigurano poliziotti in tenuta antisommossa con manganello in mano e una scritta sul petto, 'Diaz', erano stati posizionati sotto i portici di piazza De Ferrari per sensibilizzare l'opinione pubblica su ciò che accadde realmente all'interno dell'edificio scolastico oggetto di una violenta e brutale incursione della Digos la notte del 21 luglio 2001. La sentenza, che era attesa per le 17, rappresenta una vittoria dello Stato sull'abuso di potere da parte dello Stato stesso, che nella 'nera notte della democrazia' come è stata giustamente definita la notte della Diaz, incaricò il suo braccio più violento di abusare di giovani manifestanti accorsi a Genova da ogni parte del mondo. Gli uomini del capo della polizia Gianni De Gennaro non solo passarono indenni attraverso le fittizie inchieste interne del Viminale, ma ottennero quasi tutti promozioni.

L'interno della Diaz il 21 luglio 2001Gianni De Gennaro, capo della polizia è diventato prima Capo di Gabinetto del ministro Amato all’Interno e poi supercommissario per le immondizie a Napoli. Gilberto Caldarozzi, da numero due dello Sco, il servizio centrale operativo, prima ne ha assunto la direzione e poi è diventato dirigente superiore "per meriti straordinari" per aver partecipato alla cattura del boss Bernardo Provenzano. Francesco Gratteri da direttore dello Sco è diventato prima questore di Bari ed ora è responsabile della Direzione anticrimine centrale, il Dac. Giovanni Luperi da vice direttore dell'Ucigos è passato al Dipartimento analisi del nuovo servizio segreto civile. Spartaco Mortola da capo della Digos di Genova diventa vice questore vicario a Torino. Filippo Ferri, capo della squadra mobile di La Spezia è passato a quella di Firenze. Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo sperimentale antisommossa del primo Reparto Mobile di Roma è diventato prima questore e ora presta servizio a Bucarest, in Romania, in un organismo internazionale: il Secu (South East Cooperation and Investigation). Fabio Ciccimarra da vice questore aggiunto è diventato capo della squadra mobile di Cosenza. In aula, oltre ai magistrati degli altri processi del G8 e al sindaco di Genova Marta Vincenzi, c'era solo un imputato: si tratta il capo della Squadra Mobile di Parma Fabbrocini, per il quale i Pubblici Ministeri hanno chiesto l'assoluzione.

Mark Covel giornalista britannico picchiato alla Diaz"Vergogna, vergogna", è il grido risuonato nell'aula alla lettura della sentenza. Verità e giustizia chiedevano le vittime. Come la chiedeva il comitato fondato da Enrica Bartesaghi, madre di una ragazza che era nella scuola, quella notte. "E' uno schifo, una vergona - ha detto a PeaceReporter -. Se ci si poteva aspettare un pasticcio, questo è ancora più grave. Così si condannano solo gli agenti, ai quali evidentemente non è stato ordinato da nessuno di massacrare la gente nella scuola. La sentenza era già scritta quando hanno cominciato a promuovere i capisquadra. Si disse dall'inizio che il colpevole era Canterini. Ma che gli frega a lui, a questo punto? Si trova in Romania, e poi a gennaio va tutto in prescrizione. Tutti assolti i capi: chi ha ordinato a quelli del Settimo nucleo di pestare la gente? Nessuno. Siamo molto abbattuti, compresa mia figlia. Ma non ci arrendiamo, continueremo a chiedere sospensioni e misure disciplinari per questi individui. Come anche per quelli di Bolzaneto". Lorenzo Guadagnucci, giornalista della Nazione e fondatore del comitato Verità e Giustizia. La notte del 21 luglio si trovava alla Diaz.

Lorenzo GuadagnucciContattato telefonicamente, ha parlato della sentenza come di una 'Caporetto morale'. "Anche per le istituzioni democratiche, che in tutta risposta allo scempio di Genova altro non hanno saputo offrire se non una legittimazione di quello che è avvenuto. Non vi è stato alcun ripudio del comportamento dei vertici della polizia da parte delle istituzioni, anzi. La condanna non avrà alcun effetto sul piano pratico. Con questo verdetto si sono riconosciute le mattanze e l'arresto arbitrario e sono stati puniti i responsabili materiali. Ma tali mattanze e tali arresti sono risultati essere figli di nessuno. Nessun responsabile vero sul piano della pianificazione del blitz, dell'organizzazione del raid, della responsabilità politica, morale, professionale. La trovo una cosa incredibile". Casini e Gasparri si sono detti 'lieti' perchè si è evitata la criminalizzazione dei vertici di polizia. Cosa rispondi loro? "Semplicemente che avrei avuto piacere di vederli in tribunale, quei vertici di polizia che i nostri politici difendono a spada tratta. Nessuno di loro si è presentato. Se ci fossero stati non avrebbero potuto sostenere il nostro sguardo. Ma il punto è che se un dirigente di polizia è tale perchè si presume abbia un alto senso dello Stato, come mai non si presenta in aula a rispondere alle domande di un'altro servitore dello Stato quale un magistrato della Repubblica? Se il suo concetto di difesa è quello di evitare di venire in aula, allora come può fare il dirigente di polizia?  Noi eravamo sempre presenti, e ne usciamo a testa alta. I vertici della polizia no. E questo non mi pare proprio un comportamento in sintonia con quell'idea che hanno Casini e Gasparri di rispetto delle istituzioni".

Luca Galassi

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