12/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente annuncia piano di disarmo unilaterale per la regione devastata da cinque anni di guerra

Il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir ha annunciato oggi un immediato e incondizionato cessate il fuoco nella regione del Darfur. Al cessate il fuoco - ha detto Bashir in una conferenza stampa - seguirà una campagna di disarmo delle milizie e di restrizione dell'uso delle armi da parte delle forze armate sudanesi. La decisione segue le raccomandazioni del Sudan People's Forum (una piattaforma formata da governo e opposizione, ma boicottata dai ribelli del Justice and Equality Movement, Jem, e del Sudan Liberation Army, Sla) e giunge in un momento di particolare apprensione nel Paese, che attende la decisione della Corte Penale Internazionale (Cpi).

Il Procuratore della Cpi, Luis Moreno Ocampo, aveva chiesto a fine luglio al collegio del tribunale dell'Aja di spiccare un mandato di cattura per Bashir per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, in riferimento alla campagna di violenza, stupri e sfollamento forzato della popolazione del Darfur. Secondo quanto dichiarato ieri alla Bbc dal ministro degli Esteri sudanese, Deng Alor, l'annuncio di Bashir non rappresenta una risposta diretta alla Corte Penale Internazionale, ma potrebbe influenzarne le decisioni. Khartoum, che non è uno dei 106 Stati firmatari dello Statuto di Roma, istitutivo della Corte, ha respinto la richiesta di Ocampo dichiarandola 'illegittima' e 'inaccettabile' A giugno, la Cpi aveva giudicato responsabile di crimini contro l'umanità l'intero apparato statale, indicando in Ali Kuhayb, comandante delle milizie Janjaweed, e Ahmad Harun, attuale ministro per gli Affari umanitari, due dei maggiori responsabili delle atrocità commesse in Darfur, dove 300mila persone sono morte e 3 milioni hanno lasciato le loro case in seguito a una guerra che ha visto fronteggiarsi esercito sudanese e milizie arabe janjaweed armate dal governo da una parte, e ribelli del Sudan Liberation Movement e del Justice and Equality Movement, oltre ad altri gruppi etnici, dall'altra.

Ahmed BilalIntervistato da PeaceReporter, il consigliere del presidente, Osman Ahmed Bilal, ha escluso che la decisione sia stata presa nel tentativo di influenzare o differire il verdetto della Corte: "E' il risultato dei lavori del Forum, un organismo composto dalla popolazione, e rappresenta la volontà di quest'ultima di arrivare alla pace. Si tratta di un passo avanti verso il tentativo di risolvere il conflitto. Una decisione che chiama al disarmo anche l'altra parte". Come viene visto dai ribelli questo passo? "Non in modo positivo, credo". Non crede che tale mossa possa influenzare la decisione della Corte Penale Internazionale? "Non ha niente ha che fare con la Corte. E' il sentimento di tutta la popolazione del Sudan, desiderosa di trovare una soluzione alla crisi del Darfur. Il 90 percento dei partiti, delle organizzazioni della società civile hanno espresso la loro volontà. Adesso chiediamo ai ribelli di raggiungere un accordo con il governo. Crediamo che questo oggi sia possibile. Attendiamo con fiducia". Qualche ora dopo l'annuncio di Bashir, il Jem ha respinto l'invito a fermare scontri e violenze rivolto loro dal presidente sudanese, affermando attraverso un portavoce che "il Forum è solo un'iniziativa del governo per tentare di calmare le critiche del mondo occidentale contro Khartoum per le violenze in Darfur", e che "non si possono fermare i combattimenti in cambio di nulla. E' necessario un accordo-quadro per ripristinare i diritti che il governo ha violato".

Parole chiave: darfur, bashir, sudan
Categoria: Guerra, Pace
Luogo: Sudan
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