11/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Si tratta di ex studenti, arrestati per i moti dei monaci dello scorso anno

 

Sessantacinque anni di reclusione per ciascuno dei 23 dissidenti del regime birmano arrestati dopo i moti dello scorso anno. In totale sono stati 1500 gli anni di pena comminati dalla giunta militare ai danni dei 23, tra cui alcune donne, nel corso di un'udienza a porte chiuse svoltasi nella nella prigione di Insein, alla periferia nord di Rangoon.

Gran parte dei condannati appartengono a un gruppo dell'opposizione studentesca chiamato “Generazione 88”, che fù appunto protagonista dei moti del 1988, in cui morirono oltre tremila persone. Il gruppo secondo l'accusa ha partecipato anche ai moti dei monaci buddisti dello scorso anno, contro i ricari del carburante, in cui ufficialmente persero la vita 31 persone. La misura della carcerazione è stata determinata valutando 15 anni di pena per ogni contatto con media elettronici, più cinque per la partecipazione ad un'organizzazione illegale. Le condanne sono state aspramente criticate dalla Lega per la Democrazia (Lnd) il partito della premio nobel Aung San Suu Kyi, da Amnesty International e anche dall'inviato dell'Onu per il Myanmar, Piero Fassino, che si è detto “sdegnato” ma non “rassegnato rispetto alla giunta militare”. Solo ieri un altro dissidente, il celebre blogger Nay Phone Latt, 28 anni, arrestato in gennaio, è stato condannato a 20 di detenzione con l'accusa di villipendio e procurato allarme per i suoi resoconti sulla situazione del paese.

 

Categoria: Guerra, Media
Luogo: Myanmar
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