29/03/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel sud musulmano e povero continuano gli attacchi terroristici di gruppi armati

Soldato thailandeseEsplosioni tra i civili, stazioni della polizia depredate, scuole bruciate. Dall’inizio dell’anno a oggi il sud della Thailandia è stato colpito da un’escalation di violenze che hanno ucciso finora più di 50 persone. L’ultimo episodio è avvenuto nel fine settimana. Sabato scorso una bomba, nascosta su di una motocicletta, è esplosa al tramonto davanti a un karaoke di Sungai Kolok, località turistica in riva all’omonimo fiume frequentata in gran parte da malesiani. Erano le 19.30 di una calda giornata di primavera e i vacanzieri indugiavano all’aperto. La deflagrazione ha causato 28 feriti: venti donne e otto uomini, tra cui cinque turisti venuti dalla vicina Malaysia.

Il 23 marzo scorso un altro attentato dinamitardo aveva colpito una toilette nei pressi dell'edificio in cui i ministri della Difesa e degli Interni stavano incontrando alcuni funzionari locali. Ma il fatto più grave è stato quello del 4 gennaio 2004, quando 30 uomini armati assalirono un deposito dell’esercito nella provincia meridionale del Narathiwat. In 24 ore quattro soldati vennero uccisi e una serie di incendi furono appiccati nella zona. Le fiamme disintegrarono 18 scuole e il governo decise di imporre la legge marziale in tutto il sud (province di Narathiwat, Yala e Pattani).

Nonostante nessuno di questi attacchi sia stato rivendicato, le autorità centrali continuano a incolpare alcuni membri della comunità islamica. In realtà le ragioni delle tensioni sono più profonde. Nel sud si concentra la minoranza musulmana (4 per cento di una popolazione per il 94 per cento buddista) e il 70 per cento degli abitanti vivono sotto la soglia di povertà. All’estremo confine con la Malaysia “le genti musulmane subiscono delle pressioni dal governo buddhista. Alcuni leader religiosi e maestri islamici sono stati incarcerati per terrorismo senza alcuna prova. Gli arresti sono iniziati già un anno fa”, racconta un operatore turistico nel Paese. Gruppi islamici indipendentisti, in realtà, erano attivi tra gli anni ’70 e gli ’80. Tra i sospettati degli ultimi tempi c’è anche un parlamentare di religione musulmana, Najamudin Umar, del partito del primo ministro e magnate delle telecomunicazioni Thaksin Shinawatra.

Intanto, il The Nation, il quotidiano più diffuso nella capitale Bangkog, ha diffuso ieri la notizia che negli ultimi tre mesi sono stati abbandonati 22 templi buddisti. Il terrore è cresciuto tra i monaci, di cui tre sono stati massacrati nelle ultime settimane. Ma Udom Charoen, direttore del National Buddhism Bureau, ci tiene a sottolineare che “non si tratta di uno scontro tra comunità musulmana e buddista” e condanna chi parla di “conflitto di religione”. Lo stesso clima di paura si è diffuso tra studenti e insegnanti che per molti giorni si sono rifiutati di riprendere le lezioni.

Gli ultimi eventi, però, non fanno ben sperare per il futuro. Fonti dei servizi segreti dichiarano: “La violenza continuerà. Ci aspettiamo un attentato più grande proprio questa settimana, in seguito all’arresto di nove persone accusate di aver preso parte all’incursione di gennaio nella base militare”. Il governo, di nuovo in allarme, ieri ha valutato un piano in sei punti che considera la sospensione della legge marziale. In questo modo Bangkog verrebbe incontro alle istanze sollevate dai leader musulmani del sud, dove il malcontento verso il governo sta crescendo. Per l’emergenza, il premier Shinawatra ha sospeso un viaggio in sei Paesi europei e si prepara a visitare la regione. Il Bangkog Post, il quotidiano più diffuso in Thailandia, riporta che l’esplosione di venerdì “segna un cambio di direzione. Gli attentatori finora non si erano accaniti contro civili, ma avevano ucciso per lo più poliziotti e soldati”.

Intanto sulla cittadina di Slungai Kolok è calata la sera. Giovani prostitute popolano le vie. Hanno i tratti orientali, molte vengono da Russia e Cina. Questo è un altro aspetto del degrado di questo sud emarginato. Di qui, come nel resto del Paese, passano il traffico di droga e ogni tipo di contrabbando. Sempre ieri il Bangkog Post segnalava il sequestro di 64mila anfetamine nella provincia di Krabi. E alla lotta alla droga le autorità thailandesi stanno dedicando gran parte delle loro energie. I ministeri della Salute pubblica e degli Interni tailandesi hanno dato l’ordine di eliminare gli spacciatori (secondo fonti locali sarebbero state uccise circa 3mila persone) e di deportare i tossicodipendenti nei cosiddetti detox camp, campi di disintossicazione più simili a carceri di massima sicurezza.

Francesca Lancini


 

Categoria: Guerra
Luogo: Thailandia
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