stampa
invia
Dietro i blindati dell’esercito federale spuntano le canne dei fucili dei soldati
e degli Omon, la polizia speciale russa, puntati contro la piccola scuola elementare numero
1 di Beslan, capitale dell’Ossezia del Nord, repubblica russa del Caucaso settentrionale
confinante con la Cecenia. Questa mattina, primo giorno di scuola, diciassette
fra uomini e donne armati, vestiti di nero, con il volto coperto da passamontagna
neri e con cinture esplosive alla vita, hanno fatto irruzione nella scuola prendendo
in ostaggio centinaia di bambini. L’edificio scolastico di cemento armato è stato
subito circondato dalle forze di sicurezza. Al momento dell'irruzione dei terroristi
ci sono stati degli spari, e almeno un otto persone sono morte. Poi sono iniziate
le trattative.
Azioni disperate di uomini e donne che purtroppo vedono nella violenza e nel
terrore l’unico strumento per denunciare la violenza e il terrore subiti in patria
per mano delle truppe russe e delle milizie ‘unioniste’ che collaborano con loro.
Atti condannabili senza riserve, alimentati dall'atrocità e dalla disumanità di
quello che accade, ogni giorno, in Cecenia. Atti che sono destinati a ripetersi
fino a quando il Cremlino non accetterà una soluzione negoziale del conflitto
indipendentista ceceno, invece di perseverare ottusamente sulla strada della soluzione
militare. Una soluzione di cui fa le spese sia il popolo ceceno che quello russo.
E di cui adesso stanno facendo le spese centinaia di bambini innocenti, che nulla
c'entrano con la follia di chi vuole la guerra e di chi usa il terrore per porvi
fine.
Il governo della RCI condanna risolutamente i recenti atti di terrore diretti
contro la popolazione civile e dichiara che non ha assolutamente nulla a che fare
con essi. Queste azioni sono state eseguite da gente la cui ragione è stata eclissata
dall'incubo della tragedia cecena e dal dolore della perdita di parenti. Tali
azioni non contribuiscono ad avvicinare una soluzione pacifica che si aspetta
da tempo sul suolo d ella sofferente nazione cecena e che continua la sua lotta secolare per l'indipendenza.
Enrico Piovesana