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scritto per noi da
Linda Chiaramonte
Per i diritti civili dei neri e delle donne Silvia Baraldini si è molto battuta nel suo passato di attivista politica e militante negli Stati Uniti. Condannata a 43 anni di carcere per concorso in evasione e associazione sovversiva, pena scontata negli Usa fino al 1999 quando è stata estradata in Italia. Nel 2006 è tornata libera. Nei giorni scorsi la Baraldini è stata a Bologna, ospite del Festival Gender Bender, per presentare insieme alla regista Pratibha Parmar il documentario A Place of rage (1991) che affronta il tema del ruolo delle donne afroamericane nel movimento per i diritti civili.
Sono ancora attivi oggi i movimenti per i diritti civili delle donne afroamericane negli Stati Uniti?
Sì, anche se non c'è un movimento massiccio, ma molto è stato canalizzato verso la candidatura di Obama. Per tante persone questo rappresenta una grande speranza, io sono più scettica. Penso che si debba esserlo. Se si pensa che un individuo possa cambiare il sistema, un sistema gestito a turno dal partito democratico e repubblicano, si fa un grosso sbaglio. Sulle questioni importanti, come la guerra, il ruolo degli Usa nel mondo, l'immigrazione, la difesa di alcuni diritti che erano stati conquistati e che adesso forse sono in pericolo, come il diritto della donna di scegliere sull'aborto, voglio agire in modo indipendente. Obama potrebbe rappresentare un cambiamento, ma si deve vedere se lo farà veramente. Dobbiamo pensare a come dare un contributo critico che impegni il nuovo presidente ad andare nella direzione più vicina a quella che vorremmo. E questo non si può fare se si appoggia incondizionatamente una candidatura. Obama è visto come portatore di nuova linfa per i movimenti per i diritti civili, però viene eletto perché scelto dal partito democratico e la posizione del partito democratico non è necessariamente progressista. C'è una volontà di cambiamento molto forte negli Usa, almeno di buona parte della popolazione, ma come si esprimerà questo cambiamento è tutto da vedere.
Cosa pensa del riemergere di alcuni movimenti razzisti negli Usa?
Negli Usa c'è sempre una forte presenza di movimenti razzisti, lo stesso modello americano è stato creato su quelle basi. Ci sono momenti storici in cui certe organizzazioni emergono, come il Klu Klux Klan (Kkk), movimento di massa che sembrava scomparso. Non bisogna pensare che l'assenza di queste organizzazioni significhi che non ci sia negli Usa uno zoccolo duro di bianchi, molto legati al sistema politico, economico e sociale basato sulla supremazia dei bianchi. Molta della politica del partito repubblicano si basa su questo. Perciò non è pericoloso il fatto che esista o no il Kkk e se sia potente o meno, il pericolo è altro, è la normalizzazione di un certo razzismo e di una certa supremazia che non è rappresentata dal Kkk, ma da tutta una fetta di potere che è anche alla guida del paese.
Cosa pensa degli episodi di razzismo in Italia? Come costruire dei movimenti antirazzisti?
In Italia c'è grande bisogno di dare spazio alle comunità straniere e lasciare che siano loro ad esprimersi in prima persona. È ancora molto frequente la rappresentanza, siamo noi a parlare per loro. Penso si debba creare lo spazio in cui gli stranieri possano emergere e definire il movimento, poi a noi il compito di dare loro solidarietà. Ci sono cose fondamentali su cui agire: il riconoscimento della cittadinanza italiana, ora basata sul sangue e non sul suolo, la lotta contro la segregazione che si vuole imporre nelle scuole, prendere posizione contro le persecuzioni messe in atto in questi mesi. Non mi sembra ci sia stata una grossa risposta alla decisione di prendere le impronte digitali ai rom. Sarebbe stata un'occasione importante per intervenire. Su questo purtroppo bisogna dire che in un certo senso forse la Chiesa cattolica rappresenta la sinistra. La sinistra deve trovare la sua voce per portare avanti queste battaglie.
Che valore ha per lei oggi l'attivismo e l'impegno politico?
Ha sempre un valore altissimo e con tutto quello che sta succedendo in Italia credo sia necessario. Non vedo come si possa evitare di essere attivi. Ci sono tante questioni per cui vale la pena impegnarsi: il movimento antirazzista, che si sta sviluppando, e la rinascita di un movimento delle donne. C'è un governo che si comporta come si comporta su molte questioni, ad esempio sulla scuola, che penso necessiti di una risposta collettiva pubblica e per questo non credo che i partiti siano la soluzione. Ognuno deve prendersi le sue responsabilità e agire, creare una risposta collettiva che esprima e dia una direzione differente cosa che i partiti cosiddetti di sinistra non danno. Sta a noi creare un'alternativa. Per questo l'attivismo in questo contesto è essenziale.
Cosa la infastidisce del clima politico italiano?
Cerco di capire come siamo arrivati a questo punto. M'infastidisce molto di più il fatto che in questo momento la sinistra sia così inefficace e non abbia proposte alternative. Alla fine Berlusconi è Berlusconi, ma siamo noi in questo momento che in un certo senso stiamo permettendo tutto questo. Siamo noi che non abbiamo la capacità di proporre.
Dopo il prezzo che ha pagato per il suo attivismo è ancora convinta che ne valga la pena? Rifarebbe tutto?
Ho fatto delle scelte politiche precise in un periodo storico preciso. Non sono una che riscrive la storia, ma è importante analizzare, capire quello che è successo. Sono soddisfatta del mio percorso. Non sono acritica, ma non cambierei. Alla fine penso di aver agito secondo la mia coscienza e seguendo quello che pensavo a quei tempi, su questo non ho nessun ripensamento.
Parole chiave: Barack Obama, Stati Uniti, Silvia Baraldini