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E' un volto nuovo della politica, ha carisma, buca il video e ai suoi comizi la folla va in delirio. Ma invece di un trionfo come Barack Obama, per l'ambiziosa Sarah Palin ora c'è un'uscita di scena con strascichi amari. Accantonato il sogno di passare in due mesi dall'Alaska alla Casa Bianca, il futuro della candidata repubblicana alla vicepresidenza è tutto da definire. E' adorata da molti e dileggiata dagli altri. C'è chi sogna di poterla votare di nuovo e chi, anche all'interno del partito, spera di vederla tornare alla periferia della politica americana. Di sicuro, c'è che la sua vertiginosa ascesa ha subito uno stop. Per la "hockey mum" soprannominata anche "barracuda", e che si auto-paragonò a un pitbull, ora è tempo di leccarsi le ferite dei morsi ricevuti da altri.
Quanta differenza possono fare sessanta giorni. In estate, la governatrice dell'Alaska era virtualmente sconosciuta anche negli Usa. Quando tutta l'eccitazione dei media era per l'atteso discorso di Barack Obama in chiusura della convention dei Democratici, John McCain aveva promesso: "Complimenti senatore Obama, goditi il tuo giorno. Ma domani è il mio". E fu così davvero. Il giorno dopo McCain annunciò la scelta del suo vice, e la rosa di nomi fatta in precedenza finì dritta nel cestino. Dal nulla, sbucò lei. Una donna di 44 anni mai sentita? Diavolo di un McCain! I media ci si buttarono a capofitto. E appena Sarah Palin prese la parola nel primo comizio, si capì perché il candidato repubblicano l'avesse scelta. Sapeva parlare e arringare la base come forse nessuno. Era una faccia nuova come Obama e poteva fare breccia tra le sostenitrici deluse di Hillary Clinton. E aveva tutte le caratteristiche di "conservatrice religiosa" che a McCain mancavano.
Le controindicazioni non tardarono ad arrivare. Venne subito fuori che McCain, un 72enne con quattro ricorrenze di cancro alla pelle, l'aveva scelta dopo averla incontrata sola una volta per un quarto d'ora. E che esperienza poteva avere, l'ex sindaco di una città di ottomila abitanti? La retorica della Palin infiammò d'incanto i repubblicani più conservatori, ma ai più moderati e agli indipendenti fu presto chiaro che quella donna ripeteva sempre gli stessi slogan. E lo staff di McCain la mise subito in una virtuale teca, per proteggerla dalle domande dei media. Bastarono due interviste alla Abc e alla Cbs, per capire perché. La Palin farfugliò parole vuote, con l'ansia di una studentessa impreparata, e difese le sue conoscenze di politica estera sostenendo che "la Russia sta di fronte all'Alaska, quindi...". Era una parodia già in sé. Ma l'ignoranza e la parlata popolana della Palin, come il suo hobby di andare a caccia di alci, erano fucine di spunti comici per i professionisti della risata. Quando l'attrice Tina Fey iniziò a imitarla, sembrava più vera dell'originale. E per ultime, vennero fuori le magagne. I 150mila dollari spesi in vestiti in un mese e mezzo di campagna elettorale, anche per il marito. Per la paladina del popolo contro l'elite, decisamente fuori luogo. O come il ripetuto elogio della "vera America", quella delle piccole città, o di "Joe l'idraulico" e una serie intera di personaggi stereotipati, fino a rendere il tutto una caricatura ambulante dell'America più provinciale.
Il problema è che, mentre il 59 percento degli americani giudicava Sarah Palin "impreparata" a essere presidente in caso di necessità, c'erano milioni di persone che la amavano come nessun altro. Donne, sì, ma anche molti uomini giovani, affascinanti dal carisma e dall'avvenenza di "Miss Alaska". E per loro, la Palin è il candidato migliore per sfidare il presidente Obama nel 2012: è già stato creato il sito palin4pres2012.com. Ma non tutti i repubblicani sembrano così convinti. "Anche per avere un lavoro da McDonald's ci vogliono almeno tre interviste", ha detto gelido l'ex capo di gabinetto dell'amministrazione Reagan, a segnalare il disagio dell'establishment repubblicano moderato. Un partito nella mani della pasionaria alaskana è un partito spostato sempre più a destra, probabilmente condannato al quaranta percento dei voti. Servirebbero facce nuove e più presentabili della Palin, ma in giro non se ne vedono.
E ora che la corsa alla Casa Bianca è finita male, vengono fuori gli scheletri nell'armadio. Si annusava da tempo che tra McCain e la Palin i rapporti si erano guastati. Quando le sue lacune erano ormai evidenti, lo staff del senatore ha cercato di farla passare come la palla al piede di McCain, cosa che lei non avrà gradito. Ora è tutto molto più chiaro: per i repubblicani è tempo di notte dei lunghi coltelli, di togliersi le ultime soddisfazioni. Come il rivelare che l'ex candidata vicepresidente, nella full immersion di politica estera per prepararla al dibattito con Joe Biden, dimostrò di non sapere che l'Africa è un continente. L'ultima frizione è arrivata proprio in chiusura, martedì sera, quando McCain ha ammesso la sconfitta. L'ambiziosa "barracuda" era arrivata sul palco col suo discorso, senza rendersi conto che in simili occasioni il protocollo non prevede che parli anche il vice. Forse è per questo che alla fine McCain l'ha salutata freddamente. Ma non è detto che lei si faccia scoraggiare. D'altronde, qualche giorno prima, al finto presidente Sarkozy che l'aveva gabbata alla radio augurandole di vederla presto presidente, Sarah Palin rispose ringraziando ma aggiungendo "forse tra otto anni". Segno che presagiva la sconfitta. Ma anche che ha già in mente di tornare.
Alessandro Ursic