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Alla fine il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha gettato la maschera. Il governo ha proposto una modifica alla Costituzione del 1996 che aprirà, diretta, la strada a un terzo mandato del settantunenne leader algerino. La ratifica del Parlamento di Algeri dovrebbe costituire una semplice formalità dal momento che la maggioranza gode di larghissimi numeri.
Dulcis in fundo. Il cesto delle riforme che Bouteflika porta tra le mani nascondeva - sotto i bellissimi propositi della rivalutazione dei simboli della rivoluzione di novembre, della diffusione della letteratura e della storia algerina, della promozione dei diritti delle donne per garantire loro una maggiore partecipazione nella vita politica - un serpente a sonagli: la modifica dell'articolo 74 che fissa, al momento, il limite a due mandati presidenziali. Il modo in cui viene l'articolo in questione viene "ritoccato" è tra i più silenziosi, quello per sottrazione. Sostanzialmente, rimane invariato se non per l'eliminazione di quattro parole: "qu'une seule fois", solo una volta. La durata del mandato è rimasta immutata, cinque anni, e si afferma la rieleggibilità del presidente. Punto. Anche prima era rieleggibile, ma, si aggiungeva, una sola volta. Ma d'altra parte, si dice, la Costituzione non è il Corano, quindi è fallibile. Per cui, quando necessario, vanno apportati i giusti correttivi.
Gli anni del traghettamento. Bouteflika è presidente dal 1999 e ha avuto, invero, il duro compito di traghettare un paese che usciva da una sanguinosa guerra civile, costata la vita a oltre 150mila persone. Più volte ha lamentato una limitazione dei suoi poteri, definendosi un "tre quarti di presidente". Ma adesso si sta costruendo la struttura per esercitare il suo potere in maniera pressoché assoluta: se la riforma passerà, come è probabile, l'esame del parlamento, il primo ministro verrà ridimensionato a un mero esecutore del presidente, un suo segretario, incaricato di comunicare ai ministri e ai rappresentanti del popolo il programma del presidente. Qualora il parlamento dovesse bocciare il programma d'azione del presidente, il primo ministro dovrà presentare le dimissioni sue e dell'intero gabinetto nelle mani del presidente. Lo dicono gli articoli 80 e 81.
"Un presidente e mezzo". L'opposizione si è sollevata parlando di atto antidemocratico e ha promesso di sottoporre le modifiche costituzionali a referendum popolare. Stesse preoccupazioni giungono da intellettuali e commentatori politici indipendenti che si interrogano sulla maturità politica di un paese che farebbe bene a guardare all'estero. Sebbene Bouteflika abbia sottolineato l'importanza della sovranità popolare, resta da chiarire quale sarà il ruolo di controllo di un parlamento che già ha desso svolge delle semplici funzioni notarili senza alcun margine di possibilità di una seria critica politica. Bisognerà attendere? Era Wiston Churchill che sosteneva: "Meglio prendere i cambiamenti per la mano, prima che i cambiamenti prendano noi per la gola"? Un brillante editorialista algerino, Hassan Moali ha scritto: "Perlomeno Bouteflika non potrà più lamentarsi di essere un presidente a tre quarti, da aprile prossimo sarà un presidente e mezzo".
Nicola Sessa