07/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Molte guerre del millennio si scateneranno per il controllo delle risorse idriche
Cascate Nilo“Nel prossimo secolo, le guerre scoppieranno per l’acqua”, è stato il verdetto dell’ONU nel vicino 1995. Non quindi per il petrolio o per la demarcazione dei confini tra stati.
 
Attualmente ad esempio il controllo delle acque del Nilo oppone il Sudan all’Egitto e ostacola il processo di pace tra israeliani e siriani. La strategica zona del Golan siriano, occupata da Israele, è vitale per il rifornimento idrico dello stato ebraico e la sua riconsegna alla Siria pone un serio punto interrogativo sul futuro degli agricoltori israeliani che in questi anni hanno sviluppato miracolose coltivazioni di agrumi e ortaggi contando le gocce d’acqua disponibili per l’irrigazione. Israele dipende per i 2/3 dell’acqua che consuma dai Paesi confinanti con cui condivide il fiume Giordano (Giordania, Palestina e Siria). Tensioni si sono verificate in un recente passato fino al 1994 quando è stato firmato un accordo tra Israele e Giordania. Tuttavia l’equilibrio è precario perché la penuria d’acqua è in agguato

Ma sono ben 80 paesi che vedono minacciate la propria economia e la situazione sanitaria per penuria d’acqua; il 40 per cento della popolazione mondiale, cioè oltre due miliardi di persone, non dispone di acqua pulita né di sistemi fognari. La domanda dell’industria, dell’agricoltura e dei privati non fa che aumentare ovunque dalla mano dalla globalizzazione dell’economia e dell’aumento della popolazione, e per questo motivo la situazione peggiora a vista d’occhio.

Se si accostano alle recenti statistiche della Fao – l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – la raffica di studi indipendenti sia accademici sia scientifici sulla situazione idro-politica, si prende coscienza di quale portata abbia il problema.

La domanda mondiale d'acqua raddoppia ogni ventuno anni e in alcune regioni anche prima, informa la Banca mondiale. I rifornimenti non riescono neanche lontanamente a tenere il passo con l’aumento della domanda perché le popolazioni crescono a ritmi vertiginosi e le città esplodono.
 
Diga CinaLe isole di Capo Verde e le Barbados stanno dando fondo proprio in questi anni alle loro riserve. In Medio Oriente e nel Nordafrica la situazione è precaria. La Cina settentrionale, le regioni occidentali e meridionali dell’India, alcune regioni del Pakistan, del Sudamerica e gran parte del Messico e del Sud-ovest degli stati Uniti rischiano tutti una grave penuria d’acqua.
 
Gran parte dell’Africa sub-sahariana è in crisi semipermanente. Cinquanta città della Cina sono minacciate dalla siccità perché la falda freatica si abbassa di uno o due metri l’anno. Intanto, in molti paesi il processo di desertificazione non accenna a diminuire, e nel mondo in via di sviluppo la qualità dell’acqua si deteriora rapidamente per l’aumento dell’inquinamento.

Norman Myers, consulente della Banca mondiale, nel suo libro “Ultimate Security” avanza il pronostico che in meno di dieci anni le forniture idriche pro capite dell’Egitto si ridurranno del 30 per cento, quelle della Nigeria del 40 e quelle del Kenya del 50. Di qui al 2025 il quantitativo d’acqua a disposizione di ciascun abitante del Medio Oriente e del Nordafrica sarà calato dell’80 per cento nel giro di un’unica generazione.

I conflitti legati alla risorsa acqua - Già oggi sono in atto, in varie zone del mondo, tensioni o vere e proprie guerre tra Stati per lo sfruttamento di fonti di approvvigionamento comuni, per non parlare delle lotte intestine legate alla povertà in cui le popolazioni versano a causa della penuria d’acqua o di una sua ineguale distribuzione tra le classi sociali.

Anche in Europa si scatenano spesso conflitti di interesse tra le varie utenze di fiumi, laghi, zone lagunari. In Italia, ad esempio, già da alcuni anni il fiume Piave e la Laguna di Venezia sono al centro di polemiche sui quantitativi d’acqua da destinarsi ai vari usi (produzione di energia idroelettrica, irrigazione, usi industriali, ecc.).

Ma, fin dall’antichità, l’acqua è stata utilizzata anche come arma, sia impedendo ai nemici l’accesso alle risorse idriche, come durante l’assedio di Tebe narrato da Eschilo, sia inquinando i pozzi come durante la guerra del Peloponneso. In anni più recenti queste strategie sono state utilizzate dai Serbi nell’assedio di Sarajevo e nella guerra civile in Somalia.

Bambina che beve Il Nilo è fonte di tensioni per tutti i Paesi che attraversa. Esso nasce come Nilo Bianco nell’Africa Equatoriale e percorre un breve tratto tra Uganda e Tanzania, entra poi in Sudan dove, a Karthoum, riceve le acque del Nilo Azzurro che sorge in Etiopia. Solo l’ultimo tratto scorre in Egitto che, quindi, dipende, per il suo approvvigionamento idrico, dagli Stati a monte del grande fiume. Le tensioni sono particolarmente accese tra Egitto ed Etiopia e tra Sudan e Uganda. Un esempio di utilizzo dell’acqua come arma è la guerriglia in corso in Sudan tra il governo islamico e le forze ribelli del sud, di religione cristiana e animista. Punto strategico è la città di Damazin sul Nilo Azzurro, sede della diga che fornisce l’80% dell’acqua consumata dalla capitale Karthoum, contesa tra gli eserciti nemici. Il controllo dell’acqua diviene anche un pretesto per mascherare interessi politici e di potere.

Il bacino Tigri-Eufrate è al centro del contenzioso tra Turchia da una parte e Siria e Iraq dall’altra. Entrambi i fiumi nascono in Turchia e, dopo un breve tratto in Siria, entrano in Iraq, l’antica Mesopotamia. Questi Paesi, caratterizzati da un clima molto arido, fanno pieno affidamento, per le loro attività, sulle acque dei due fiumi, il cui sicuro apporto è messo in pericolo dalla costruzione di 222 dighe su Tigri e Eufrate, con una diminuzione del 35% dell’acqua che entra in Iraq.

Dal Mekong, che nasce in Cina, dipende la produzione di riso dei Paesi dell’Indocina (Laos, Birmania, Thailandia, Vietnam, Cambogia) che potrebbero trovarsi in grave crisi se il governo cinese attuasse il progetto di costruire una serie di dighe lungo il corso del fiume.

Il Gange, uno dei più grandi fiumi del mondo, scorre attraverso India, Nepal e Bangladesh. Esso ha un andamento stagionale e nella stagione secca, che va da gennaio a maggio, la portata è molto bassa. Ciò ha causato una serie di conflitti tra i Paesi che lo sfruttano come la loro principale, se non unica, risorsa idrica. Nel 1975 l’India ha costruito una diga nei pressi di Farrakka, riducendo drasticamente l’apporto d’acqua al Bangladesh. Ne è sorta una disputa che si è protratta per vent’anni e ancor oggi non ha trovato soluzione.
 
Alfredo Somoza
Presidente dell’Istituto Cooperazione Economica Internazionale – ICEI
 
(continua)

 


 

Categoria: Risorse, Ambiente