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“Nel prossimo secolo, le guerre scoppieranno per l’acqua”, è stato il
verdetto dell’ONU nel vicino 1995. Non quindi per il petrolio o per la
demarcazione dei confini tra stati.
Ma sono ben 80 paesi che vedono minacciate la propria economia e la
situazione sanitaria per penuria d’acqua; il 40 per cento della
popolazione mondiale, cioè oltre due miliardi di persone, non dispone
di acqua pulita né di sistemi fognari. La domanda dell’industria,
dell’agricoltura e dei privati non fa che aumentare ovunque dalla mano
dalla globalizzazione dell’economia e dell’aumento della popolazione, e
per questo motivo la situazione peggiora a vista d’occhio.
Se si accostano alle recenti statistiche della Fao – l’organizzazione
delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura – la raffica di
studi indipendenti sia accademici sia scientifici sulla situazione
idro-politica, si prende coscienza di quale portata abbia il problema.
Le isole di Capo Verde e le Barbados stanno dando fondo
proprio in questi anni alle loro riserve. In Medio Oriente e nel
Nordafrica la situazione è precaria. La Cina settentrionale, le regioni
occidentali e meridionali dell’India, alcune regioni del Pakistan, del
Sudamerica e gran parte del Messico e del Sud-ovest degli stati Uniti
rischiano tutti una grave penuria d’acqua.
Norman Myers, consulente della Banca mondiale, nel suo libro “Ultimate
Security” avanza il pronostico che in meno di dieci anni le forniture
idriche pro capite dell’Egitto si ridurranno del 30 per cento, quelle
della Nigeria del 40 e quelle del Kenya del 50. Di qui al 2025 il
quantitativo d’acqua a disposizione di ciascun abitante del Medio
Oriente e del Nordafrica sarà calato dell’80 per cento nel giro di
un’unica generazione.
Anche in Europa si scatenano spesso conflitti di interesse tra le varie
utenze di fiumi, laghi, zone lagunari. In Italia, ad esempio, già da
alcuni anni il fiume Piave e la Laguna di Venezia sono al centro di
polemiche sui quantitativi d’acqua da destinarsi ai vari usi
(produzione di energia idroelettrica, irrigazione, usi industriali,
ecc.).
Ma, fin dall’antichità, l’acqua è stata utilizzata anche come arma, sia
impedendo ai nemici l’accesso alle risorse idriche, come durante
l’assedio di Tebe narrato da Eschilo, sia inquinando i pozzi come
durante la guerra del Peloponneso. In anni più recenti queste strategie
sono state utilizzate dai Serbi nell’assedio di Sarajevo e nella guerra
civile in Somalia.
Il Nilo è fonte di tensioni per tutti i Paesi che attraversa. Esso
nasce come Nilo Bianco nell’Africa Equatoriale e percorre un breve
tratto tra Uganda e Tanzania, entra poi in Sudan dove, a Karthoum,
riceve le acque del Nilo Azzurro che sorge in Etiopia. Solo l’ultimo
tratto scorre in Egitto che, quindi, dipende, per il suo
approvvigionamento idrico, dagli Stati a monte del grande fiume. Le
tensioni sono particolarmente accese tra Egitto ed Etiopia e tra Sudan
e Uganda. Un esempio di utilizzo dell’acqua come arma è la guerriglia
in corso in Sudan tra il governo islamico e le forze ribelli del sud,
di religione cristiana e animista. Punto strategico è la città di
Damazin sul Nilo Azzurro, sede della diga che fornisce l’80% dell’acqua
consumata dalla capitale Karthoum, contesa tra gli eserciti nemici. Il
controllo dell’acqua diviene anche un pretesto per mascherare interessi
politici e di potere.
Il bacino Tigri-Eufrate è al centro del contenzioso tra Turchia da una
parte e Siria e Iraq dall’altra. Entrambi i fiumi nascono in Turchia e,
dopo un breve tratto in Siria, entrano in Iraq, l’antica Mesopotamia.
Questi Paesi, caratterizzati da un clima molto arido, fanno pieno
affidamento, per le loro attività, sulle acque dei due fiumi, il cui
sicuro apporto è messo in pericolo dalla costruzione di 222 dighe su
Tigri e Eufrate, con una diminuzione del 35% dell’acqua che entra in
Iraq.
Dal Mekong, che nasce in Cina, dipende la produzione di riso dei Paesi
dell’Indocina (Laos, Birmania, Thailandia, Vietnam, Cambogia) che
potrebbero trovarsi in grave crisi se il governo cinese attuasse il
progetto di costruire una serie di dighe lungo il corso del fiume.