04/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Decisione storica del governo Olmert che per porre fine alle violenze negli insediamenti chiude il rubinetto dei finanziamenti.

Oggi, tredici anni fa, moriva Yitazhak Rabin per mano dell'estremista Yigal Amir. Tre colpi di pistola alla schiena per fermare il premier che stava costruendo un serio processo di pace per il Medioriente. Dopo tredici anni, il capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, ha avvertito il governo che i coloni degli insediamenti in Cisgiordania sono sul piede di guerra. Una guerra che non verrà combattuta con le pietre e i bastoni, ma con armi da fuoco. L'allarme, lanciato da Diskin a due giorni dall'anniversario della morte di Rabin, è suonato alle orecchie dei ministri riuniti in consiglio come un sottile ammonimento.

Rabin Arafat Clinton'Ricordare Rabin'. Proprio domenica, nella tarda serata, il governo ha deciso di bloccare i fondi di finanziamento, sia diretti che indiretti, destinati ai coloni dei circa cento insediamenti "illegali". Ciò sta a significare che il governo non garantirà più neanche la presenza di forze di sicurezza intorno ai villaggi costruiti abusivamente. La decisione è di quelle che hanno un profondo messaggio politico, un messaggio che dimostra la volontà del governo israeliano di realizzare dei passi concreti in favore del processo di pace che dovrebbe portare alla costituzione di un'entità palestinese. La decisione, ovviamente, non riguarda gli altri centoventi insediamenti che punteggiano la Cisgiordania, comunque considerati dalla Comunità internazionale come illegittimi.
Il capo dello Shin Bet, Yuval Diskin, ha avvertito il governo e velatamente messo in guardia i politici più "esposti" da possibili attacchi da parte dei coloni: "Secondo le nostre informazioni - ha riferito Diskin al premier Ehud Olmert - gli esponenti dell'estrema destra sono intenzionati a prendere le armi in mano pur di arrestare il processo di pace". Nelle ultime due settimane, i coloni e le forze di sicurezza israeliane sono arrivate più volte agli scontri. Sabato scorso dei giovanissimi che abitano negli insediamenti hanno attaccato l'esercito con un lancio di pietre che ha provocato il ferimento, lieve, di due soldati. Il governo ha etichettato come "cinico" il comportamento degli estremisti che coinvolgono i giovani figli nei tafferugli con l'esercito.

Vinceremo con l'amore, anzi no: con la guerra. Il ministro delle Infrastrutture, Benjamin Ben-Eliezer, non ha usato mezzi termini: "Loro, i coloni, non pensano nello stesso modo in cui pensiamo noi. Il loro pensiero è messianico, mistico, satanico e irrazionale". Se durante lo smantellamento degli insediamenti di Gaza il motto degli estremisti era 'attraverso l'amore, vinceremo', adesso è stato trasformato in 'attraverso la guerra, vinceremo'. Il rappresentante dello Yesha Council che ha seguito la riunione di gabinetto ha definito il provvedimento di 'chiudere i rubinetti', "scandaloso e demagogico, dal momento che non c'è nessuna connessione tra le violenze scoppiate e i coloni che abitano pacificamente nelle loro case". Più di 260mila ebrei vivono negli insediamenti autorizzati dal governo mentre altri 200mila sono quelli che abitano a Gerusalemme Est. Dov Lior, il capo rabbino di uno degli insediamenti sotto i riflettori, non ha esitato a definire l'esercito israeliano pari ai nazisti che operavano in Polonia nella Seconda Guerra Mondiale: "Anche i nazisti svegliavano la gente nel cuore della notte per deportarli, solo perché ebrei". Il governo Olmert si trova a dover fronteggiare una delicata situazione con poteri, tecnicamente, limitati. Il premier sta lavorando per la pace; peccato abbia i giorni contati, politicamente s'intende.
                                                  Nicola Sessa