03/11/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il professore Zvi Shuldiner esprime la sua opinione sulle elezioni presidenziali negli Stati Uniti

Zvi Shuldiner è professore al Sapir College del Negev e noto opinionista israeliano.

GerusalemmeChe cosa cambierà dopo il voto negli Stati Uniti? Cosa può aspettarsi Israele da un'ipotetica vittoria di Barack Obama?

È molto difficile dire che cosa cambierà perché la nostra storia degli ultimi quarant'anni ha dimostrato che non c'è una grande differenza fra repubblicani e democratici. Io spero, ma non ne sono sicuro, che una possibile vittoria di Barack Obama possa determinare un reale cambiamento nella politica imperialistica degli Stati Uniti, una politica aggressiva portatrice di guerra. Cambierà qualcosa? Io non sono così ottimista. Comunque se Obama passerà da una politica aggressiva a una politica di pace, la scelta gioverà al mondo intero e anche a Israele, un paese ammalato di nazionalismo, un paese che negli ultimi anni ha avuto molti problemi all'interno della sua leadership. Soprattutto, si spera, potrebbe venire meno l'appoggio di cui ha potuto godere l'ala più dura che negli anni ha visto succedersi Ehud Barack, Benjamin Netanyahu e Ariel Sharon. In questo senso l'esito delle elezioni potrebbe avere un grande significato, ma io non ci credo molto.

Secondo alcune proiezioni, i cittadini statunitensi residenti in Israele si sono espressi, per il 70 percento, a favore del repubblicano John McCain. L'opinione pubblica è in generale dello stesso avviso? Sente forse che il repubblicano potrebbe garantire una maggiore sicurezza al popolo di Israele?

John McCain può garantire solo la guerra, non la sicurezza. Non credo che il voto dei cittadini statunitensi residenti in Israele possa rappresentare una tendenza che possa esprimersi per l'intera popolazione. Gran parte degli israeliani ha subito l'appeal di Obama, così come tantissimi europei. Sono in pochi a essere vincolati alla politica aggressiva di Bush che ha McCain come suo continuatore naturale. Il sistema israeliano è molto complesso: anche chi vota a destra è consapevole che non si può proseguire nel solco di una politica che ha caratterizzato il sistema Israele dal 1967 a oggi.

I rapporti con l'Iran sono sempre più delicati: in caso di vittoria, Barack Obama costituirà la solita sponda di Gerusalemme nei "non-rapporti" con Teheran, o Israele si troverà sola su quel fronte?

Israele deve abbandonare questa politica basata sulla paura e sulle minacce che oggi vengono dal Libano, domani dall'Iran, dopodomani dalla Siria. C'è una possibilità vera di negoziare con la Lega Araba e questa opportunità non può andare perduta. Se si cambia politica, anche la "minaccia Iran" si sminuirà. È vero che la figura del presidente dell'Iran è una figura problematica, ma bisogna smetterla di pensare al confronto con l'Iran solo in chiave militare.

 

 

Nicola Sessa

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