31/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'africa intera attende trepidante l'elezione del primo presidente nero alla Casa Bianca

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

 

L'Obamamania ha contagiato l'Africa già da mesi: tra chi sogna di avere il primo presidente di colore alla Casa Bianca e chi teme che, all'ultimo momento, qualche evento imprevisto possa corrodere il vantaggio di cui Barack Obama è accreditato nei confronti del rivale John McCain, l'Africa sta vivendo con una passione mai vista finora le elezioni che potrebbero cambiare la storia degli Usa. Ma cosa si aspetta il continente nero da un possibile, futuro presidente Obama?

Barack Obama durante un viaggio africanoBirre, canzoni rap, edifici e scuole. Negli ultimi mesi, a Obama è stato dedicato di tutto, in un'Africa che spera concretamente di vedere un "suo" discendente alla Casa Bianca. E poco importa che lo stesso Obama abbia più volte ribadito di non essere e di non sentirsi africano, bensì americano. Il richiamo del primo presidente nero è troppo forte perché, nel suo continente di origine, la gente non senta comunque una sorta di affinità istintiva con il battagliero candidato democratico. Ma l'eventuale elezione di Obama segnerà un cambio di rotta nella politica africana degli Usa? Nonostante le speranze della gente, la maggior parte dei commentatori ne dubita.

Prima di tutto, Obama non avrà di fronte un foglio bianco dove poter riscrivere da zero le relazioni tra Washington e l'Africa. Erediterà anzi, nel bene e nel male, le politiche della precedente amministrazione: e se da un lato l'immagine del presidente Bush è stata salvata dagli aiuti alla lotta contro l'Aids, dall'altra pochi stati africani, con in testa la Liberia, hanno visto di buon grado la nascita di Africom, il nuovo comando militare unificato americano per il continente creato pochi mesi fa. Soprattutto, come ha scritto recentemente in un editoriale lo scrittore ghanese Yaw Adu - Asare, non saranno certo le origini comuni o il colore della pelle a guidare la politica estera di Obama, bensì gli interessi nazionali degli Stati Uniti. Qualche indicazione sull'approccio che il senatore avrà verso il continente si potrà evincere dalla scelta del suo staff. Da questo punto di vista, fa ben sperare che una dei maggiori consulenti in politica estera di Obama, Susan Rice, sia stata vice - Segretario di Stato per l'Africa durante l'amministrazione Clinton.

Obama in AfricaMa anche se l'Africa non dovesse essere avvantaggiata dall'elezione di Obama, l'ascesa del primo presidente nero alla Casa Bianca potrebbe comunque avere un enorme significato. Come ben sottolinea l'economia keniano James Shikwati, in un articolo apparso sul Business Daily, un'eventuale vittoria di Obama mostrerebbe come, "in un ambiente politico in cui le regole sono chiare e realmente democratiche, il colore della pelle e la razza contano di meno". E come anche un candidato di colore possa essere eletto, nonostante le perplessità di parte dell'elettorato americano. Un messaggio molto forte, soprattutto nei confronti di un continente le cui elite politiche sono state spesso accusate di politiche clientelari, e di scarso rispetto delle regole democratiche. Ma nonostante la devozione verso Obama, da questo orecchio parte dell'Africa ancora non ci sente.

Matteo Fagotto

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