English, please. L'italiano non è più il mio forte da un po'.
Sì, mi sento pronto. Il mio Paese ha bisogno di essere completamente ricostruito
e riunificato. Per fare questo avrò bisogno dell’aiuto e del sostegno della comunità
internazionale. Questa può tornare a essere una grande nazione. A quelli che mi
chiedono perché mi candido rispondo che lo faccio per la mia gente.
Quando ha cominciato a pensare di candidarsi come presidente?
Ho sempre pensato che volevo fare qualcosa per il mio Paese. Come liberiano e
africano ho sofferto molto nel vedere centinaia di fratelli e sorelle restare
uccisi. In Liberia come in Sierra Leone, Costa d’Avorio e in tutti i paesi africani
in cui si combatte. Già dai tempi del Milan cominciavo a chiedermi in che modo
avrei potuto rendermi utile. Così ho cominciato a promuovere l’immagine della
Liberia con l’Unicef. In questo modo ho conquistato molti dei miei concittadini.
Ha già un programma politico definito? Quali saranno le sue priorità?
Per prima cosa dobbiamo trovare il modo di unificare la Liberia, da troppo tempo
divisa da lotte intestine tra fazioni e guerriglieri. Inoltre ci sono ancora decine
di migliaia di profughi che attendono il rimpatrio dai paesi vicini. La Liberia
ha bisogno di loro.
E i bambini soldato?
Devono riporre i fucili e tornare a scuola. E poi ci sono una serie di questioni
pratiche di assoluta urgenza. In tutte le città e i villaggi mancano l’acqua e
l’elettricità. Ma la cosa più importante è che dalle nostre parti torni finalmente
la pace.
Come si muoverà in ambito continentale e internazionale?
L’Africa occidentale è minata da una forte instabilità. La Sierra Leone è da
poco uscita da una guerra devastante, come noi. Anche la Costa d’Avorio ora è
in piena crisi. Per questo ho intenzione di instaurare rapporti di amicizia e
cooperazione con più paesi, a cominciare da quelli più vicini alla Liberia. Sono
figlio dell’Africa e come tale sogno che il nostro continente sia libero da dipendenze
esterne. E rispetto tutti i leader africani che lottano per la democrazia.
Quali leader africani l’hanno ispirata?
Mi ha sempre affascinato la figura di Nelson Mandela (ex presidente del Sudafrica
e simbolo della lotta all’apartheid, ndr). Ma anche John Kufour del Ghana, paese simbolo di sviluppo e benessere, e Olosegun
Obasanjo della Nigeria.
Che presidente vogliono i liberiani?
Vogliono uno che porti loro la democrazia dopo tanti anni di guerre e spargimenti
di sangue. Vogliono qualcuno che dia loro sicurezza, anche quando tornano a casa
la sera.
Quando è tornato a Monrovia e l’intero paese si è mobilitato per accoglierla.
Se l’aspettava?
So di essere molto popolare da queste parti. La gente mi vuole bene perché vede
un uomo che – a differenza di altri in passato – ha sempre amato il suo paese
e non ha mai dato segno di volerlo screditare o mandare in rovina.
I suoi detrattori sostengono che la sua mancanza di istruzione e la poca esperienza
in politica siano il vero punto debole della sua candidatura alla presidenza della
Liberia.
Non ho alcun problema ad ammetterlo. Non sono un politico. Sono un calciatore
che ha appeso le scarpette al chiodo e che ora muove i primi passi in un mondo
nuovo. Ma qui non si tratta di essere laureati. La gente vuole qualcuno di cui
si fida. Qualcuno che si impegni a farla star meglio, per scacciare l’incubo
della guerra, per ritrovare la stabilità, sia interna che internazionale. Credo
che con me questo sia possibile.