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Barack Obama o John McCain. Chi dei due a camminerà dal prossimo 4 novembre nel giardino di casa? E cosa ne sarà dei rapporti con gli altri paesi del continente? Lo abbiamo chiesto al direttore de Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet, esperto di Latinoamerica e amico di molti leader dell'area da Chavez a Fidel Castro.
"E' ovvio che per molti paesi dell'America Latina sarebbe un bene che il vincitore delle elezioni del prossimo 4 novembre fosse il democratico Barack Obama e non il conservatore McCain" racconta dal suo ufficio francese al telefono con PeaceReporter il direttore de Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet. "E sono diverse le ragioni. Per prima cosa McCain probabilmente continuerebbe con la politica portata avanti fino a oggi dall'attuale presiedente, George W. Bush. Soprattutto per quanto riguarda alcuni paesi: Cuba, Venezuela e Bolivia. Insomma, continuerebbe con una politica molto aggressiva e prolungherebbe l'attuale programma Usa verso questi paesi. Differente sarebbe l'approccio se a vincere fosse Barack Obama che rappresenta solo una possibilità di cambiamento e non il cambiamento". A Ramonet, però, non piace moltissimo l'idea di Obama presidente. "La cosa non mi entusiasma particolarmente. E' fuori da ogni ragionevole dubbio che un presidente degli Stati Uniti non può fare altro che perseguire gli interessi del Paese e gli interessi dei grandi poteri economici presenti nel Paese. Per questo credo, comunque, che non possa fare quello che desidera. Però Obama ha detto in varie dichiarazione che bisogna dare molta importanza all'America Latina e che è disposto a parlare direttamente con i leader di alcuni paesi con i quali la presidenza Bush ha avuto tensioni molto forti negli ultimi anni come Cuba e Venezuela".
Obama, l'afroamericano. "Non credo che l'essere afroamericano sia un fattore importante per l'eventuale cambio nei rapporti fra paesi del sud del continente e gli Usa. E' vero sarebbe una rivoluzione culturale vedere Obama presidente. Questa rivoluzione permetterebbe di fare alcune cose che fino a oggi non è stato possibile portare a termine. Soprattutto penso che Obama sia un politico intelligente e si sia accorto che la politica Usa verso il sud del continente sia stata un totale fallimento, ma un fallimento di proporzioni enormi. Oggi più che mai possiamo dire che otto/dieci paesi dell'America Latina hanno relazioni difficili con Washington. Questo è dovuto alla politica sbagliata tenuta dalla Casa Bianca.
Il grande nemico: Cuba. "Penso personalmente che Obama tenti di fare qualcosa d'altro. Cercherà, a mio avviso, di percorrere strade differenti rispetto alla politica del passato. Il bloqueo su Cuba non ha dato risultati. E' evidente che non è servito a molto se non a bloccare lo sviluppo dell'isola. Il bloqueo non ha avuto come effetto l'isolamento politico di Castro. Nessuno, nemmeno i cubani di Miami sono rimasti soddisfatti dei risultati del bloqueo. Dopo i due cicloni che hanno devastato l'isola negli ultimi due mesi la comunità cubana di Miami era favorevole a fermare il bloqueo perchè si permettesse l'invio di aiuti nell'isola. Ma l'amministrazione Bush non ha voluto sentire ragioni. In sostanza possiamo affermare che il bloqueo è diventato oggigiorno molto impopolare anche fra i nemici più rigidi della rivoluzione cubana che spesso sono i cubani di Miami".
Alessandro Grandi