28/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Una ventina di cittadini afgani che avevano richiesto asilo politico all'Australia ma che non lo avevano ottenuto sono stati rimpatriati e una volta in Afghanistan sarebbero stati uccisi dai talebani. La vicenda ha suscitato molto scalpore e ha costretto il ministro dell'Immigrazione di Canberra, Chris Evans, a aprire un'inchiesta.

Cittadini Afgani (immagini di repertorio)I 20 afgani si trovavano rinchiusi in un campo di detenzione nell'isola stato di Nauru sotto gestione della cosiddetta Pacific Solution che comporta, appunto, la detenzione dei richiedenti asilo in isole del Pacifico. I venti sarebbero stati rimpatriati dopo che i funzionari dell'immigrazione australiani avevano garantito che il livello di sicurezza in Afghanistan era sufficientemente buono e che non avrebbero corso alcun rischio. Inoltre, li avrebbero esortati ad accettare la soluzione del rimpatrio considerando che un rifiuto avrebbe comportato la detenzione a vita. La vicenda è stata raccontata
in un documentario che sarà trasmesso il mese prossimo dalla televisione e che è stato curato dal gruppo di ricerca sociale Edmund Rice Center.
Stando al racconto del gruppo di ricerca sembra che altri 400 afgani non abbiano accettato di tornare volontariamente in patria e che in seguito abbiano ottenuto lo status di profughi venendo accolti in centri in Nuova Zelanda, Australia e in altri paesi dell'area.
La politica sull'immigrazione è stata cambiata da quando il laburista Kevin Rudd ha vinto le elezioni nel novembre scorso. Rudd ha abbandonato in via definitiva il Pacific Solution e il rimpatrio obbligato, limitando a pochi casi la detenzione dei richiedenti asilo.
Secondo l'Edmund Rice Center i cittadini afgani morti dopo il rimpatrio potrebbero essere più di 20.
Parole chiave: afghanistan, australia, asilo politico
Categoria: Diritti, Guerra, Profughi
Luogo: Australia