27/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuova offensiva dei ribelli, la popolazione infuriata se la prende con la Monuc
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
 
Sopraffatti dalla disperazione per una guerra che continua ormai da dieci anni, oggi centinaia di civili hanno attaccato a colpi di pietre e bastoni quattro basi della Monuc (la missione Onu presente nella Repubblica Democratica del Congo), colpevole a loro dire di non aver protetto adeguatamente la popolazione nelle ultime settimane di scontri tra esercito e ribelli Tutsi dell'ex - generale Laurent Nkunda. Migliaia di persone sono costrette alla fuga, mentre l'esercito ripiega abbandonando parte delle proprie basi nelle regioni orientali del Kivu.
 
Civili in fuga nell'est del CongoGli uomini di Nkunda, che da almeno due settimane guidano una nuova offensiva contro le Forze Armate congolesi, stanno guadagnando terreno. Mentre decine di migliaia di persone fuggono verso la città di Goma, i ribelli nello scorso weekend hanno conquistato il parco nazionale di Virunga e la base militare di Rumangabo, nei pressi del confine con l'Uganda, costringendo le truppe governative alla ritirata. La Monuc, forte di 17.000 uomini, ha inviato parte dei contingenti sul posto, e sta considerando la possibilità di utilizzare elicotteri da assalto per costringere i ribelli a fermare la propria avanzata. Lo scorso dicembre, proprio gli elicotteri della missione di pace si erano rivelati fondamentali per respingere un nuovo attacco degli uomini di Nkunda, che in quell'occasione aveva perso centinaia di effettivi.
 
Firmatari di un accordo di pace lo scorso gennaio, i ribelli, che sostengono di combattere per i diritti della popolazione Tutsi congolese, hanno però rifiutato di avviare il disarmo dei propri elementi. Gli uomini di Nkunda chiedono che, prima, vengano disarmati e rispediti in Ruanda le migliaia di ex - ribelli Hutu rifugiatisi nel vicino Congo all'indomani della fine del genocidio ruandese, nel 1994. Anche il loro disarmo, previsto in un trattato di pace siglato anni fa a Roma, non è mai stato attuato. La questione ha avvelenato i rapporti tra Congo e Ruanda, che si accusano periodicamente di reciproci tentativi di destabilizzazione. In particolare, il governo di Kinshasa accusa il Ruanda di sostenere Nkunda, mentre Kigali ha più volte minacciato di invadere la parte orientale del Congo se il disarmo dei miliziani Hutu non verrà attuato.
 
Un casco blu della MonucAncora una volta, la popolazione civile si trova a dover subire gli effetti di un conflitto che nasce dall'incapacità del governo congolese di controllare il proprio territorio. Nonostante nominalmente la guerra in Congo sia cessata nel 2003, nell'est del Paese continuano a essere attivi una serie di gruppi armati tra cui ribelli, ex - milizie Mayi Mayi alleate del governo durante il conflitto e uomini in armi riconvertitisi in bande di criminali che taglieggiano i civili. Il governo, con un esercito male addestrato e peggio equipaggiato, non riesce a esercitare la propria autorità su un Paese grande come l'intera Europa occidentale. E gli uomini di Nkunda, che contano su 5.500 unità, possono permettersi di minacciare una nuova offensiva contro Goma. Al momento, solo la Monuc può opporsi all'offensiva dei ribelli, che più volte negli anni passati hanno messo sotto scacco l'esercito. La popolazione attende gli eventi. Nella speranza, un giorno o l'altro, di poter tornare a riassaporare una vita senza guerra.
Parole chiave: congo, kivu, goma, nkunda, monuc
Categoria: Guerra, Profughi
Luogo: Rep. Dem. Congo