27/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



PeaceReporter intervista l'economista keniano James Shikwati
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
 
La creazione, avvenuta la scorsa settimana, di un'area di libero scambio che comprende 26 Paesi africani e mira a creare un mercato unico di 525 milioni di persone, con un Prodotto interno lordo complessivo di circa 624 miliardi di dollari, potrebbe rivelarsi una vera rivoluzione per lo sviluppo economico del continente. Per analizzare i dubbi e le speranze che un progetto così ambizioso pone, PeaceReporter ha intervistato l'economista James Shikwati, direttore dell'Inter Region Economic Network di Nairobi.
 
Foto di gruppo al summit di KampalaProfessor Shikwati, ritiene che la creazione dell'area permetterà all'Africa di colmare il gap economico accumulato nei confronti di altre aree di libero scambio basate sugli stessi principi, come il Nafta in America o l'Unione Europea?
Il nuovo blocco continentale darà agli imprenditori la possibilità di sfruttare le risorse africane e di rendere disponibili le proprie merci a un mercato di 525 milioni di persone. Inoltre eliminerà gli interessi divergenti che esistevano tra East African Community, Southern African Development Community e Common Market for Eastern and Southern Africa (le tre organizzazioni madre che hanno dato vita all'area di libero scambio, ndr).
 
La nascita del blocco continentale richiederà un processo di armonizzazione a livello legislativo e infrastrutturale di lungo periodo. Ritiene che l'Africa possa beneficiare anche di vantaggi a breve termine?
Certamente un periodo iniziale di armonizzazione sarà necessario. I benefici immediati saranno la libera circolazione e la maggiore interconnessione tra i Paesi. Una lezione che l'Africa ha imparato dagli scontri interetnici scoppiati in Kenya a gennaio è stata il comprendere come i rapporti economici tra gli stati possano influenzare le politiche interne di ognuno di essi. Gli stati membri troveranno sicuramente più strategico mantenere una certa stabilità al loro interno per poter beneficiare appieno dei vantaggi del mercato comune.
 
Ritiene che l'iniziativa potrà favorire i processi democratici in alcuni dei Paesi membri?
Penso che assisteremo a iniziative più decise in difesa delle pratiche democratiche. Lo si è visto già in maniera evidente con il ruolo giocato dalla nella crisi in Zimbabwe e con il contributo dato dall'Unione Africana e dalla per risolvere quella keniana. Ma è possibile che la visione democratica del mercato comune africano diverga da quella occidentale. 
 
Il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, al summit di KampalaTra le fondatrici del blocco, spicca l'assenza dell'Ecowas (la comunità economica che degli stati dell'Africa Occidentale).
Le tre organizzazioni che hanno creato il mercato comune hanno investito molto nel progetto, e trovo sensato che vogliano testarne il funzionamento prima di intraprendere un passo successivo. L'assenza dell' non diminuisce comunque la portata dell'iniziativa. In Africa, gli imprenditori sono spesso molto più avanti dei politici: abbiamo compagnie telefoniche sudafricane che operano in tutto il continente e banche provenienti dall'Africa occidentale che fanno lo stesso.
 
L'area di libero scambio permetterà all'Africa, al momento ancora molto dipendente dalle esportazioni di risorse naturali e beni di prima necessità, di fare un salto di qualità a livello economico?
L'Africa conoscerà un apprezzamento delle proprie attività economiche, soprattutto grazie allo sviluppo di banche continentali disposte a finanziare progetti locali, cosa che le tradizionali banche occidentali sono state sempre restie a fare. La competizione tra queste istituzioni promuoverà la produzione di beni a maggior valore aggiunto. E ovviamente, un blocco economico unito avrà maggior forza contrattuale nel trattare i prezzi di risorse naturali e beni di prima necessità.