scritto per noi da
Matteo Fagotto
La creazione, avvenuta la scorsa settimana, di un'area di libero scambio che
comprende 26 Paesi africani e mira a creare un mercato unico di 525 milioni di
persone, con un Prodotto interno lordo complessivo di circa 624 miliardi di dollari,
potrebbe rivelarsi una vera rivoluzione per lo sviluppo economico del continente.
Per analizzare i dubbi e le speranze che un progetto così ambizioso pone, PeaceReporter
ha intervistato l'economista James Shikwati, direttore dell'Inter Region Economic
Network di Nairobi.
Professor Shikwati, ritiene che la creazione dell'area permetterà all'Africa
di colmare il gap economico accumulato nei confronti di altre aree di libero scambio
basate sugli stessi principi, come il Nafta in America o l'Unione Europea?
Il nuovo blocco continentale darà agli imprenditori la possibilità di sfruttare
le risorse africane e di rendere disponibili le proprie merci a un mercato di
525 milioni di persone. Inoltre eliminerà gli interessi divergenti che esistevano
tra East African Community, Southern African Development Community e Common Market for Eastern and Southern Africa (le tre organizzazioni madre che hanno dato vita all'area di libero scambio,
ndr).
La nascita del blocco continentale richiederà un processo di armonizzazione a
livello legislativo e infrastrutturale di lungo periodo. Ritiene che l'Africa
possa beneficiare anche di vantaggi a breve termine?
Certamente un periodo iniziale di armonizzazione sarà necessario. I benefici
immediati saranno la libera circolazione e la maggiore interconnessione tra i
Paesi. Una lezione che l'Africa ha imparato dagli scontri interetnici scoppiati
in Kenya a gennaio è stata il comprendere come i rapporti economici tra gli stati
possano influenzare le politiche interne di ognuno di essi. Gli stati membri troveranno
sicuramente più strategico mantenere una certa stabilità al loro interno per poter
beneficiare appieno dei vantaggi del mercato comune.
Ritiene che l'iniziativa potrà favorire i processi democratici in alcuni dei
Paesi membri?
Penso che assisteremo a iniziative più decise in difesa delle pratiche democratiche.
Lo si è visto già in maniera evidente con il ruolo giocato dalla nella crisi in
Zimbabwe e con il contributo dato dall'Unione Africana e dalla per risolvere quella
keniana. Ma è possibile che la visione democratica del mercato comune africano
diverga da quella occidentale.
Tra le fondatrici del blocco, spicca l'assenza dell'Ecowas (la comunità economica che degli stati dell'Africa Occidentale).
Le tre organizzazioni che hanno creato il mercato comune hanno investito molto
nel progetto, e trovo sensato che vogliano testarne il funzionamento prima di
intraprendere un passo successivo. L'assenza dell' non diminuisce comunque la
portata dell'iniziativa. In Africa, gli imprenditori sono spesso molto più avanti
dei politici: abbiamo compagnie telefoniche sudafricane che operano in tutto il
continente e banche provenienti dall'Africa occidentale che fanno lo stesso.
L'area di libero scambio permetterà all'Africa, al momento ancora molto dipendente
dalle esportazioni di risorse naturali e beni di prima necessità, di fare un salto
di qualità a livello economico?
L'Africa conoscerà un apprezzamento delle proprie attività economiche, soprattutto
grazie allo sviluppo di banche continentali disposte a finanziare progetti locali,
cosa che le tradizionali banche occidentali sono state sempre restie a fare. La
competizione tra queste istituzioni promuoverà la produzione di beni a maggior
valore aggiunto. E ovviamente, un blocco economico unito avrà maggior forza contrattuale
nel trattare i prezzi di risorse naturali e beni di prima necessità.