Nasce il primo, grande mercato comune africano. Tra dubbi e speranze
scritto per noi da
Matteo Fagotto
"Dal Cairo al Capo". Era il sogno proibito del vecchio impero britannico, che
voleva riunire i possedimenti della Corona creando un'unica, immensa colonia africana,
che andasse dall'Egitto al Sudafrica senza soluzione di continuità territoriale.
Più di un secolo dopo, i delegati di 26 Paesi riunitisi a Kampala, in Uganda,
hanno realizzato quel sogno creando un'area di libero scambio che abbraccia quasi
tutta l'Africa meridionale, centrale e orientale, abitata da 527 milioni di persone
e con un Prodotto interno lordo complessivo di circa 624 miliardi di dollari.

L'intenzione è quella di favorire finalmente uno sviluppo integrato del continente,
permettendogli di colmare quelle carenze strutturali che ne hanno minato lo sviluppo
fin dalla stagione delle indipendenze. Creata da tre organizzazioni preesistenti
(la
East African Community, la
Southern African Development Community e il
Common Market for Eastern and Southern Africa), l'area di libero scambio
dovrebbere essere una "summa" di tutte e tre. Per farla funzionare appieno servirà
un'armonizzazione legislativa non solo tra le tre organizzazioni madri, ma anche
all'interno di ogni stato. Senza contare i progetti infrastrutturali che andranno
varati a breve termine per attuare concretamente la libera circolazione delle
persone e delle merci.
Le pesanti conseguenze della scarsa integrazione economica del continente si
sono viste lo scorso gennaio, quando gli scontri interetnici in Kenya bloccarono
di fatto il trasporto di merci e materie prime dal porto di Mombasa a Uganda,
Congo orientale, Sudan ed Etiopia meridionale, paralizzando quattro Paesi. Ma
le radici del fallimento dell'integrazione africana, che trovò il suo maggiore
sostenitore in Kwame Nkrumah, il padre dell'indipendenza del Ghana, affondano
in decenni di politiche miopi: diffidenza tra i vari Paesi, timore delle elite
politiche di perdere privilegi e potere e una visione troppo localistica ne sono
le principali cause. Visti i precedenti, riuscirà l'Africa ad attuare un progetto
così ambizioso?

Le perplessità sono molte anche perché, a differenza dell'Unione Europea, che
attuò un programma di integrazione graduale tra le economie degli stati membri,
la nuova area comprende Paesi con una forza economica e un livello di democrazia
interna molto diversi. C'è quindi il rischio che il progetto si blocchi prima
ancora di partire. Come ha evidenziato il presidente ruandese Paul Kagame ai margini
del summit di Kampala, il principale ostacolo da superare sarà la scarsa volontà
politica di alcuni Paesi, che negli anni scorsi ha impedito anche solo l'abbassamento
dei dazi doganali. L'impresa è ardua, ma secondo molti analisti è l'unico modo
che l'Africa ha per colmare lo svantaggio economico nei confronti degli altri
mercati mondiali. Una strada obbligata che, prima o poi, bisognerà percorrere.