27/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il prossimo presidente Usa cambierà gli equilibri del massimo organo giudiziario. Con conseguenze storiche
Con un'economia allo sbando e soldati impegnati in due guerre di cui non si intravede la fine, è comprensibile che negli Stati Uniti i temi principali della campagna elettorali siano questi. Ma in un'ottica di lungo periodo, l'impronta più duratura che potrà lasciare il prossimo presidente sarà nella composizione della Corte Suprema. Il potere di rimpiazzare alcuni tra i nove giudici del massimo organo giudiziario statunitense potrebbe cambiare, o fissare per decenni, gli equilibri per arrivare a decisioni storiche su tutta una serie di temi sociali: aborto, pena di morte, diritti dei detenuti di Guantanamo, rapporto tra Stato e religione, matrimoni omosessuali. Questioni su cui i pronunciamenti della Corte vengono poi recepiti e tramutati in legge a livello federale e dei singoli Stati.

I nove giudici della Corte SupremaLa composizione della Corte. I nove magistrati dell'attuale Corte Suprema, nominati a vita, si possono dividere in sostanza in due blocchi: quattro vanno dal progressista al moderato, altri quattro (tra cui due nominati da George W. Bush, e relativamente giovani) sono più conservatori. Il “pendolo”, decisivo nel determinare l'orientamento della Corte in molte decisioni prese con un voto di differenza, è il 72enne Anthony Kennedy. Tra i giudici dell'ala liberal, uno ha 89 anni, l'unica donna è 75enne e dalla salute fragile, e uno di 69 anni starebbe pensando di ritirarsi a vita privata. Ecco perché specialmente i repubblicani intravedono la possibilità, con McCain alla Casa Bianca, di far pendere stabilmente la bilancia dalla parte dei conservatori.

La sede della Corte Suprema a WashingtonGli argomenti cari ai conservatori. Il diritto all'aborto, di cui Obama è un convinto sostenitore, è stato sancito nel 1973 con la Roe vs Wade, una sentenza che McCain ha definito una “decisione sbagliata” e che la base più religiosa dei repubblicani – la sua vice Sarah Palin in testa – spera di vedere rovesciata. “Dobbiamo cambiare la cultura in America. Quelli tra di noi che sono pro-life capiscono cosa voglio dire”, ha detto McCain in un comizio. Anche la sorte dei detenuti della prigionie Guantanamo, che i più conservatori non vorrebbero chiudere, potrebbe essere un tema caldo per la nuova Corte: la sentenza dello scorso giugno, che riconosceva ai prigionieri il diritto di ricorrere in un tribunale civile, è stata definita dal candidato repubblicano “una delle peggiori” della storia. Matrimoni gay, insegnamento del creazionismo nelle scuole, presenza di riferimenti religiosi nelle strutture pubbliche, facilitazioni per l'ammissione all'università degli appartenenti alle minoranze sono altri temi da tenere d'occhio.

Possibili scenari. In caso di vittoria di McCain, il nuovo presidente potrebbe però essere in difficoltà nell'eventuale scelta di un nuovo giudice. Il Senato, che deve approvare la decisione della Casa Bianca, è già ora in mano ai democratici e dopo le elezioni lo sarà probabilmente ancora di più: la nomina di un ultraconservatore potrebbe quindi essere bloccata. Ma dall'altra parte, la base repubblicana rumoreggia se considera la scelta troppo debole: è già successo con Harriet Miers, inizialmente scelta da Bush nel 2005.
Il presidente Obama, invece, riceverebbe facilmente il via libera da parte del Senato. Ma più che ribaltare gli equilibri della Corte, potrebbe verosimilmente rendere più stabile il blocco progressista. Molti analisti prevedono che nominerà una donna, per rendere meno sbilanciata l'attuale composizione con otto uomini su nove. Un impatto più immediato, Obama potrebbe averlo sulle corti federali, la “macchina” del sistema giudiziario: al momento, 477 giudici sono stati nominati dai repubblicani, 324 dai democratici (nella Corte Suprema il rapporto è di 7 a 2).

John McCain e Barack ObamaApplicare la legge o interpretarla? Prevedere il profilo del prossimo componente della Corte Suprema è comunque compito arduo. Ma alcune indicazioni i due candidati le hanno date. Obama, che è un avvocato e ha insegnato diritto costituzionale per 12 anni, l'anno scorso disse che avrebbe considerato candidati con “il cuore, l'empatia per capire cosa significa essere povero, o afro-americano, o gay, o disabile, o vecchio”. Parole che farebbero pensare a una scelta molto liberal da parte di un presidente Obama, una paura che McCain non ha mancato di agitare. Da parte sua, il candidato repubblicano ha criticato i giudici che “emettono sentenze su questioni politiche che dovrebbero essere risolte democraticamente” e ha promesso di nominare magistrati che si limitano ad applicare la legge, non a interpretarla in base alle proprie idee. Ma ha anche indicato John Roberts e Samuel Alito, i due giudici conservatori nominati da Bush (con voto contrario di Obama al Senato) come modelli per le sue future scelte.
 

Alessandro Ursic

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