24/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Tzipi Livni si è arresa e ha comunicato al presidente Simon Peres di aver fallito nella formazione del nuovo governo
Tzipi Livni aveva avvertito i suoi interlocutori politici: “O l'accordo per il governo si raggiunge entro domenica, o si andrà alle elezioni”. C'era tempo fino al 3 novembre per formare il governo ma il presidente Peres ha già ricevuto  la resa della Livni che ha rinunciato all'incarico di formare un nuovo governo. Chi, tra gli analisti, scommetteva che la minaccia delle elezioni anticipate fosse un bluff del ministro, ha dovuto ricredersi.

Tzipi Livni e Ehud OlmertLa matematica che non aiuta. Nonostante la candidata premier avesse incassato l'appoggio dei laburisti, la notizia che il partito ultra-ortodosso Shas non avrebbe fatto parte della coalizione, aveva dato un colpo secco alle basi per la formazione di un nuovo governo. Senza Shas che dispone di 12 seggi in parlamento, Livni, ministro degli Esteri sotto il governo Olmert, avrebbe potuto tentare di mettere in piedi ugualmente un esecutivo, ma le sarebbero mancati i numeri per avere una maggioranza solida nella Knesset, il parlamento israeliano. Sommando i seggi occupati da Kadima, il partito alla cui guida c'è ora Livni - al posto di Olmert costretto a lasciare in seguito a uno scandalo finanziario -, con quelli del partito Labour si arriva a 48 su 120. L'azione di governo sarebbe stata  zoppicante e l'appoggio esterno, una volta del Partito dei Pensionati, una volta dall'ala di sinistra del Meretz, essenziale per la sopravvivenza della Livni.
Simon Peres ha adesso tre giorni per proseguire nelle consultazioni, ma a questo punto, le elezioni anticipate - fissate presumibilmente tra gennaio e febbraio - rappresentano l'unico sbocco per la soluzione della crisi.  

Il rabbino Ovadia YosefIl fallimento delle trattative. Ad annunciare la fine delle trattative è stato Roy Lachmanovich, il portavoce del partito il quale ha espresso rammarico dal momento che c'era tutta la buona volontà di concludere un accordo ed evitare le elezioni. Lachmanovic ha riferito che la decisione è stata presa dal collegio dei saggi presieduto dalla guida spirituale rabbi Ovadia Yosef che determina le linee politiche da seguire. “Shas ha a cuore solo due cose – ha detto Lachmanovich -, una politica economica seria che tenga conto delle condizioni dei più poveri, delle famiglie con molti figli, e la salvaguardia di Gerusalemme, che non è merce di scambio”. Lachmanovich si riferisce alla questione di Gerusalemme contesa come capitale tanto da Israele quanto dalla Palestina, ma eliminare la “contitolarità” della Città Santa dagli accordi di pace, vorrebbe dire escludere definitivamente ogni possibilità di raggiungere una stabilità nel Medioriente. Non è bastata l'offerta fatta da Livni di estendere la giurisdizione delle corti rabbiniche alle dispute matrimoniali, esponendosi anche con i membri del suo partito e del governo uscente. Difatti, tanto il ministro della Giustizia Daniel Friedmann, quanto il ministro degli Affari Sociali, Isaac Herzog hanno avvertito Tzipi Livni che una decisione del genere intaccherebbe la laicità del diritto privato e romperebbe dei delicati equilibri sussistenti nella società civile.

L'avanzata della destra. Tanto Kadima, quanto il partito dei Labour sanno che questo non sarebbe il momento giusto per ricorrere alle elezioni, dal momento che il partito dei falchi della destra, il Likud, gode di un buon vantaggio nei sondaggi politici.Ma la Livni non ha voluto "cedere a un ricatto imposto dagli ultra-ortodossi".
Mancherebbe ancora più anno alla scadenza del mandato elettorale e sono in molti a sostenere, dunque, che le elezioni debbano essere considerate l'ultima spiaggia per risolvere la crisi. Ma chi potrebbe prendere il posto della Livni? Difficilmente, senza l'appoggio del partito di maggioranza, si riuscirà a raggiungere l'accordo scaccia-elezioni.
Nicola Sessa
 
Parole chiave: livni, kadima, likud, labour, shas, ovadia
Categoria: Politica
Luogo: Israele - Palestina