25/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



 
Siamo studenti…parecchi studenti…ma anche ricercatori e professori. Tra questi ultimi, alcuni sono strutturati, altri non lo sono. Dopo 7, 10, 12…15 anni di lavoro stabilmente precario, abbiamo deciso di ribattezzarli i “diversamente strutturati”.

Abbiamo volti e storie che si possono incrociare quotidianamente dentro e fuori le mura delle facoltà dell’Università di Bologna. Ed abbiamo una storia collettiva che si sta scrivendo in questi giorni: da questa storia non è possibile prescindere.

Siamo quelli delle lezioni in piazza e quelli delle occupazioni di questi giorni.
Siamo quelli delle lettere, dei comunicati, delle e-mail che viaggiano rapide da un ateneo all’altro, da un nodo all’altro della rete e siamo quelli dei cortei spontanei e non autorizzati. Siamo quelli che discutono con il rettore. E siamo quelli che lo contestano. Ebbene sì, siamo tutte queste cose insieme. Perché non intendiamo la protesta come forma di rinuncia al diritto di parola, allo scambio, al confronto…e, per altro verso, siamo convinti che nessuno possa chiederci di rinunciare alla protesta, per ottenere titolo a discutere. Ancora, siamo quelli dei seminari di autoformazione e siamo quelli del blocco del 1° binario alla stazione di Bologna. Insomma, siamo quelli dell’ala dura e creativa, quelli dell’ala dialogante e radicale…in una parola non siamo altro che l’ala bolognese di quel movimento che nell’intero paese ha messo le ali e sta spiccando il volo.

Non ci è possibile, in questo breve scritto, rendere conto del complessivo dibattito che qui come altrove stiamo sviluppando in ordine all’Università di ieri, di oggi e di domani. Dobbiamo soffermarci soltanto su un aspetto.
Ebbene, il sistema formativo che vogliamo non è quello disegnato dalla coppia Tremonti-Gelmini, ma non è nemmeno quello odierno. Respingiamo, perciò, con assoluta determinazione, ogni accusa di conservatorismo. Crediamo nell’autonomia della ricerca e della didattica, nella necessità di aprire nuovi spazi, orizzontali, in cui studenti ricercatori e docenti producano sapere nuovo, vivo, in cui le diverse conoscenze si intersechino e i rigidi steccati delle discipline vengano superati.

Per finire, siamo quelli che difendono la scuola, l’università, la previdenza, la sanità pubblica. Perché il “pubblico” che abbiamo in mente non è quello di questa università in crisi, dei tornelli all’entrata e dei ricatti, dei fannulloni e della caccia ai fannulloni.
Il pubblico che abbiamo in mente è quello che stiamo costruendo. Come abbiamo scritto più volte nei nostri comunicati: non ci interessa la crisi di QUESTA università, perché ne stiamo costruendo – vogliamo costruirne – una nuova.

Assemblea d'ateneo No Gelmini
student* e ricercator* precar* - Bologna
Categoria: Diritti, Politica
Luogo: Italia