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Tutti fuori. Negli ultimi 10 anni, soprattutto in seguito
alla grave crisi economica della fine degli anni ’90, l’Ecuador è stato
caratterizzato da un forte movimento migratorio. Attualmente si calcola che
circa il 20 - 25 percento della popolazione ecuadoriana risieda all’estero, in
particolare Stati Uniti, Spagna e Italia. In realtà non si è trattato di un
fenomeno nuovo nella storia del piccolo paese andino; infatti, a partire dagli
anni ’70, soprattutto nelle provincie centro meridionali del paese (Azuay e Cañar)
si registrò un considerevole fenomeno migratorio. La prima ondata migratoria fu
caratterizzata da “un comune destino”: gli Stati Uniti, infatti,
rappresentavano la meta agoniata. Oggi, invece, i flussi migratori sono diretti
in particolare verso la Spagna che costituisce il primo paese di destino,
seguito dall’Italia.
Il diritto di migrare. La nuova costituzione, approvata con referendum
popolare il 28 settembre, all’articolo 40 riconosce a tutti gli individui il
“diritto a migrare”. È la prima volta al mondo che un testo costituzionale
preveda siffatto diritto. La costituzione, inoltre, asserisce che « non si
identificherà né considererà nessun essere umano come illegale in relazione alla
sua condizione migratoria».
La sfida dei padri. Tra
le norme programmatiche senz’altro quella che anticipa i tempi sembra essere il
comma V dell’art.423 che «propizia la creazione di una cittadinanza
latinoamericana e caraibica; con la libera circolazione delle persone nella
regione; l’implementazione di politiche che garantiscano i diritti umani delle
popoli
confinanti e dei rifugiati e la protezione comune dei latinoamericani e
caraibici nei paesi di transito e destino dell’emigrazione».