04/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I ceceni dichiarano una tregua unilaterale. Mosca: "Un bluff". Basayev dato per morto

Guerriglieri ceceniStop alle operazioni militari contro le forze d’occupazione russe per tutto il mese di febbraio. Questo l’ordine impartito dal comandante della guerriglia indipendentista cecena, l’ex presidente Aslan Maskhadov. Una decisione presa lo scorso 14 gennaio, ma resa pubblica solo l’altro ieri, quando anche il famigerato comandante Shamil Basayev – capo dell’ala integralista islamica della guerriglia cecena e ideatore del sequestro di Beslan – ha accettato l’appello al cessate il fuoco, rilanciandolo con un comunicato sul sito Kavzaz Center, organo dei fondamentalisti ceceni.
Mosca ha reagito definendo la cosa “un bluff propagandistico” e poi, ieri, con una  mossa ad effetto: per mezzo dei servizi segreti dell’amica repubblica secessionista georgiana dell’Abkhazia ha annunciato che Basayev sarebbe stato ucciso da mercenari arabi nella seconda metà di gennaio. Nelle stesse ore a Londra l’emittente britannica Channel 4 annunciava la trasmissione di un’intervista esclusiva fatta a Basayev il mese scorso, suscitando le proteste ufficiali del Cremlino che ha chiesto la sospensione della messa in onda.

Umar Khanbiev “Un gesto di buona volontà”. “La cessazione unilaterale delle ostilità decisa dal nostro presidente Maskhadov – ha commentato il suo portavoce in Europa e suo ex ministro della Sanità, Umar Khanbiev – è un gesto di buona volontà e un invito esplicito ai russi per sedersi attorno a un tavolo e avviare un negoziato politico per porre fine a questo sanguinoso conflitto. Questo atto – ha aggiunto Khanbiev riferendosi al fatto che anche Basayev ha accettato la tregua – dimostra che le forze cecene non sono divise e frammentate come viene propagandato, ma saldamente unite sotto la leadership del nostro comandante in capo Maskhadov”.
In realtà Basayev, rilanciando l’appello al cessate il fuoco, ne ha posto il termine al 22 febbraio e non alla fine del mese come Maskhadov, specificando inoltre che le azioni di guerriglia non si devono fermare “nelle foreste delle montagne del sud dove il nemico continua la sua offensiva militare”. Il riferimento è ai distretti di Vedeno e Shali, nel sud-est della Cecenia, dove l’artiglieria russa ha ultimamente intensificato i bombardamenti sui sospetti nascondigli dei ribelli, colpendo anche obiettivi civili.

Basayev e Maskhadov Il ‘buono’ e il ‘cattivo’. Non viene meno comunque l’aspetto più importante di questa vicenda: il ritrovato accordo tra ‘il capo buono’ e ‘il capo cattivo’ della resistenza indipendentista cecena, cioè tra il moderato Maskhadov e il sanguinario Basayev. I due, ritratti spalla a spalla davanti a due computer portatili in una foto sul sito Kavkaz Center, non sono mai andati d’accordo. Maskhadov non ha mai condiviso i metodi terroristici di Basayev, il suo cinismo nei confronti della vita di civili innocenti. Dopo la strage di Beslan sembrava che si fosse giunti a una definitiva, e da molto auspicata, rottura tra i due: Maskhadov prese le distanze da quell’azione e disse che, a guerra finita, Basayev avrebbe dovuto rispondere dei suoi crimini davanti a un tribunale.
La risposta di Basayev è arrivata proprio nell’intervista rilasciata a Channel 4: il quarantenne barbuto leader guerrigliero, con indosso una maglietta con su la scritta in russo ‘Anti-terror’, ha dichiarato: “Sono pronto, a guerra finita, a rispondere delle mie azioni davanti al severo giudizio di un tribunale islamico e se sarò ritenuto colpevole accetterò di essere punito”. Ma poi ha aggiunto: “Sto pianificando altre azioni come quella di Beslan perché ritengo i civili russi un obiettivo militare in quanto sostengono la politica di Putin in Cecenia e pagano le tasse con cui lui finanzia questa guerra. Un cessate il fuoco sarà possibile solo dopo il completo ritiro delle truppe russe dalla Cecenia”. Evidentemente questa intervista è antecedente alla decisione di Basayev di aderire alla tregua decisa da Maskhadov.

Shamil Basayev Basayev dato per morto. E anche alla sua presunta morte, annunciata ieri dalle autorità dell’Abkhazia e rilanciata con grande risalto dall’agenzia russa Interfax. Yury Ashuba, vicecapo dei servizi segreti della repubblica secessionista georgiana di Abkhazia (sostenuta dalla Russia), ha dichiarato che molte voci confermerebbero la morte di Bsayev, risalente alla seconda metà di gennaio. “La voce circola tra i suoi vecchi compagni della guerra abkhazo-georgiana del ‘92-’93”, ha dichiarato Ashuba. “Sembra sia morto in uno scontro armato in Cecenia, nel distretto di Gudermes: un regolamento di conti con i mercenari arabi di Abu  Khavs che combattono anch’essi in Cecenia”. Non è certo la prima volta che la morte di Basayev viene annunciata, e poi smentita. Forse anche questa volta si tratta solo di una mossa mediatica del Cremlino tesa a oscurare la notizia del cessate il fuoco offerto dai ceceni e l’intervista a Channel 4. Per ora non è dato saperlo. 

Enrico Piovesana

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