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Stop alle operazioni militari contro le forze d’occupazione russe per
tutto il mese di febbraio. Questo l’ordine impartito dal comandante
della guerriglia indipendentista cecena, l’ex presidente Aslan
Maskhadov. Una decisione presa lo scorso 14 gennaio, ma resa pubblica
solo l’altro ieri, quando anche il famigerato comandante Shamil Basayev
– capo dell’ala integralista islamica della guerriglia cecena e
ideatore del sequestro di Beslan – ha accettato l’appello al
cessate il fuoco, rilanciandolo con un comunicato sul sito Kavzaz
Center, organo dei fondamentalisti ceceni.
Mosca ha reagito definendo la cosa “un bluff propagandistico” e poi,
ieri, con una mossa ad effetto: per mezzo dei
servizi segreti dell’amica repubblica secessionista georgiana
dell’Abkhazia ha annunciato che Basayev sarebbe stato ucciso da
mercenari arabi nella seconda metà di gennaio. Nelle stesse ore a
Londra l’emittente britannica Channel 4 annunciava la trasmissione di
un’intervista esclusiva fatta a Basayev il mese scorso, suscitando le
proteste ufficiali del Cremlino che ha chiesto la sospensione della
messa in onda.
“Un gesto di buona volontà”. “La cessazione unilaterale delle ostilità
decisa dal nostro presidente Maskhadov – ha commentato il suo portavoce
in Europa e suo ex ministro della Sanità, Umar Khanbiev – è un gesto di
buona volontà e un invito esplicito ai russi per sedersi attorno a un
tavolo e avviare un negoziato politico per porre fine a questo
sanguinoso conflitto. Questo atto – ha aggiunto Khanbiev riferendosi al
fatto che anche Basayev ha accettato la tregua – dimostra che le forze
cecene non sono divise e frammentate come viene propagandato, ma
saldamente unite sotto la leadership del nostro comandante in capo
Maskhadov”.
In realtà Basayev, rilanciando l’appello al cessate il fuoco, ne ha
posto il termine al 22 febbraio e non alla fine del mese come
Maskhadov, specificando inoltre che le azioni di guerriglia non si
devono fermare “nelle foreste delle montagne del sud dove il nemico
continua la sua offensiva militare”. Il riferimento è ai distretti di
Vedeno e Shali, nel sud-est della Cecenia, dove l’artiglieria russa ha
ultimamente intensificato i bombardamenti sui sospetti nascondigli dei
ribelli, colpendo anche obiettivi civili.
Il ‘buono’ e il ‘cattivo’. Non viene meno comunque l’aspetto più
importante di questa vicenda: il ritrovato accordo tra ‘il capo buono’
e ‘il capo cattivo’ della resistenza indipendentista cecena, cioè tra
il moderato Maskhadov e il sanguinario Basayev. I due, ritratti spalla
a spalla davanti a due computer portatili in una foto sul sito Kavkaz
Center, non sono mai andati d’accordo. Maskhadov non ha mai condiviso i
metodi terroristici di Basayev, il suo cinismo nei confronti della vita
di civili innocenti. Dopo la strage di Beslan sembrava che si fosse
giunti a una definitiva, e da molto auspicata, rottura tra i due:
Maskhadov prese le distanze da quell’azione e disse che, a guerra
finita, Basayev avrebbe dovuto rispondere dei suoi crimini davanti a un
tribunale.
La risposta di Basayev è arrivata proprio nell’intervista rilasciata a
Channel 4: il quarantenne barbuto leader guerrigliero, con indosso una
maglietta con su la scritta in russo ‘Anti-terror’, ha dichiarato:
“Sono pronto, a guerra finita, a rispondere delle mie azioni davanti al
severo giudizio di un tribunale islamico e se sarò ritenuto colpevole
accetterò di essere punito”. Ma poi ha aggiunto: “Sto pianificando
altre azioni come quella di Beslan perché ritengo i civili russi un
obiettivo militare in quanto sostengono la politica di Putin in Cecenia
e pagano le tasse con cui lui finanzia questa guerra. Un cessate il
fuoco sarà possibile solo dopo il completo ritiro delle truppe russe
dalla Cecenia”. Evidentemente questa intervista è antecedente alla
decisione di Basayev di aderire alla tregua decisa da Maskhadov.
Basayev dato per morto. E anche alla sua presunta morte, annunciata
ieri dalle autorità dell’Abkhazia e rilanciata con grande risalto
dall’agenzia russa Interfax. Yury Ashuba, vicecapo dei servizi segreti
della repubblica secessionista georgiana di Abkhazia (sostenuta dalla
Russia), ha dichiarato che molte voci confermerebbero la morte di
Bsayev, risalente alla seconda metà di gennaio. “La voce circola tra i
suoi vecchi compagni della guerra abkhazo-georgiana del ‘92-’93”, ha
dichiarato Ashuba. “Sembra sia morto in uno scontro armato in Cecenia,
nel distretto di Gudermes: un regolamento di conti con i mercenari
arabi di Abu Khavs che combattono anch’essi in Cecenia”. Non è
certo la prima volta che la morte di Basayev viene annunciata, e poi
smentita. Forse anche questa volta si tratta solo di una mossa
mediatica del Cremlino tesa a oscurare la notizia del cessate il fuoco
offerto dai ceceni e l’intervista a Channel 4. Per ora non è dato
saperlo.
Enrico Piovesana