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“Liberate gli ostaggi”. E’ la scritta – in italiano, in inglese e in arabo –
che si leggeva su uno striscione che questa mattina reggevano alcuni talebani
appena scarcerati dalla prigione di Kabul.
Il personale di Emergency, l’ong italiana che per motivi umanitari e legali ha
fatto pressione per la loro liberazione e che ne ha gestito la fase logistica,
aveva raccontato ai prigionieri talebani del sequestro avvenuto in Iraq (vedi ultimi aggiornamenti) delle due volontarie italiane e di tanti altri ostaggi civili.
Loro, i detenuti talebani, sono molto sensibili all’idea che due donne impegnate
nell’aiuto umanitario si trovino in questa condizione. Una sensibilità derivante
dal rapporto intenso che essi hanno avuto in questi anni con le volontarie e i
volontari di Emergency.
Prima di salire sui pullman con i quali sarebbero stati riaccompagnati ai loro
luoghi d’origine, gli ex prigionieri talebani hanno voluto rivolgere un appello
per la liberazione degli ostaggi, fiduciosi che le loro sofferenze di tre anni
rendesse la loro voce meritevole di ascolto.
Questa mattina si è conclusa la liberazione di 743 prigionieri di guerra talebani
dal carcere di Pol-i-Charki, a Kabul.
Oggi, gli ultimi 380 detenuti di origine afgana sono stati liberati e, a bordo
di autobus forniti da Emergency, accompagnati fino a Kandahar, nel sud dell'Afghanistan.
Da lì raggiungerranno poi autonomamente i propri villaggi di origine.
Ma la liberazione era iniziata ieri mattina, quando 363 detenuti di origine pachistana
erano stati presi in consegna dalle autorità del Pakistan, che, sempre a bordo
di autobus, li hanno portati fino a Peshawar.
Molti di essi sono stati subito messi in libertà su garanzia dei loro familiari.
Altri rimarranno invece in stato di detenzione per accertamenti da parte della
magistratura pachistana, per un periodo di massimo tre mesi.
Qui sotto il racconto della giornata di ieri fatto da un infermiere di Emergency
e, a seguire, le storie personali di alcuni di questi prigionieri.
Enrico Piovesana