Scritto per noi da
Mario Baccigalupi*
Al di là del “pionierismo d'assalto” dimostrato da Obama, con la sua scelta di
promuovere la propria immagine presidenziale nei videogame, l'inserimento della
pubblicità nei giochi per console e pc è un fenomeno relativamente recente, e
per questo si presta ancora a un alto grado di sperimentazione diretta, alla ricerca
di nuovi modelli e di strategie sempre più efficaci.
Burnout paradise. Le differenze rispetto ai media tradizionali sono davvero notevoli, soprattutto
tenendo presente il carattere interattivo dell'intrattenimento elettronico, tanto
che in molti hanno espresso dubbi sul livello di attenzione che un videogiocatore,
magari impegnato in un gioco di corse, può dedicare a cartelloni virtuali sfrecciando
su una pista a 300 chilometri orari. Ecco quindi che l'attenzione dello staff
di Obama si distingue per arguzia e capacità di penetrazione: tra i 18 titoli
in cui appaiono “ads” del candidato democratico, solo un paio rispondono alla
frenesia delle gare automobilistiche, vale a dire "Nascar 09" e “Burnout Paradise”,
mentre altri prodotti sportivi, da "Nba Live 08" a "Nfl Tour", danno modo di scorgere
più facilmente i vari cartelloni recanti la scritta “Vote for Change”, grazie
al carattere meno concitato dell'azione di gioco. Lo stesso vale per l'arcade
musicale "Guitar Hero 3" e per il videogame ufficiale del film "The Incredible
Hulk": insomma, per essere il primo candidato presidenziale a utilizzare questo
tipo di messaggi (e dopo aver sbancato il botteghino dei contributi online alla
sua campagna), Obama sembra aver compreso alla perfezione i meccanismi fondamentali
per raggiungere efficacemente una buona percentuale di “gamers-elettori”, in gran
parte collocati nella fascia di età tra i 16 e i 30 anni.
Guerra off-limits. D'altronde, persino la scelta del genere di videogame da associare all'immagine
di Obama non sembra essere casuale: limitandosi ai prodotti sportivi e fantascientifici,
sono stati tagliati fuori i titoli di guerra, nonostante esistano videogiochi
di successo (come la nota serie Battlefield di Electronic Arts, nelle sue varie
incarnazioni) predisposti per ospitare efficacemente la pubblicità “in game”.
La coerenza politica è stata dunque un fattore che gli esperti di Obama non hanno
voluto sacrificare nemmeno nelle arene virtuali, davanti a un popolo di giocatori
di anno in anno sempre più numeroso e meno differenziato dal punto di vista anagrafico.
Che dire allora di John McCain? Avrebbe potuto operare nello stesso modo, utilizzando con successo i propri
messaggi nei videogame, ma evidentemente lui e il suo staff non hanno colto l'occasione,
dimostrandosi 'realmente' un candidato conservatore. Le masse di videogiocatori
non hanno una collocazione politica preponderante: probabilmente anche il più
anziano candidato repubblicano avrebbe ottenuto la sua quota di attenzione in
questo “mondo che non c'è”, magari puntando su qualche sparatoria virtuale a base
di indomiti marines. D'altronde, senza neanche dover guardare troppo lontano,
poteva seguire l'esempio dell'esercito Usa, istituzione conservatrice per eccellenza,
che da tempo ha compreso e messo in pratica i meccanismi del gioco online, attraverso
un videogame ufficiale tuttora molto diffuso (lo “sparatutto” multigiocatore “America's
Army”), salvo poi cercare di arginare eventuali danni utilizzando strumenti analoghi:
da qualche tempo è disponibile in rete un video interattivo, con tanto di rassicurante
ufficiale dall'occhio lucido e la mascella quadrata, realizzato dal Pentagono
per arginare l'esorbitante numero di suicidi fra i militari Usa impegnati in zone
di guerra. Per l'appunto, in alcuni casi si tratta di soldati passati letteralmente
dal gamepad al fucile mitragliatore, in un inganno digitale davvero difficile
da mandare giù, soprattutto per chi i videogame li ama davvero.