22/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Negli Usa, un terzo degli elettori voterà prima del 4 novembre. E stavolta sono i repubblicani a lamentarsi
In quelle che potrebbero essere le elezioni statunitensi con l'affluenza più alta della storia, milioni di elettori stanno già votando in decine di Stati, senza aspettare il 4 novembre. E a differenza delle passate sfide, questa volta sono i votanti registrati come democratici ad andare di più alle urne in anticipo, specie in alcuni Stati in bilico. Un ennesimo cattivo segnale per John McCain e i repubblicani, in grande svantaggio ora nei sondaggi, che ora gridano anche al pericolo di brogli elettorali di fronte alla massiccia campagna di registrazione di nuovi elettori da parte dello staff di Barack Obama.

La fila di elettori in una sezione elettorale già aperta negli UsaI numeri. La possibilità di votare con largo anticipo è sempre più sfruttata negli Usa. Lo si può fare per posta in tutti gli Stati, nonché di persona in sezioni elettorali già aperte in 34 Stati più la capitale Washington, e gli analisti prevedono che quest'anno un terzo dei votanti avrà espresso la propria preferenza prima dell'election day. Si tratterebbe di un record: quattro anni fa votò in anticipo il 22 percento, nel 2000 il 16 percento. Ma se negli ultimi due duelli per la Casa Bianca sei elettori anticipati su dieci scelsero George W. Bush contro Al Gore e John Kerry, quest'anno la tendenza sembra essersi invertita, almeno a giudicare dai dati che arrivano dalle 2,2 milioni di persone che hanno già votato. Nel North Carolina e nell'Iowa, il rapporto tra early voters democratici e repubblicani è di 2 a 1, nel New Mexico di 6 a 4. In Ohio, da contee rurali teoricamente ostiche per Obama stanno arrivando cifre che confermano una straordinaria affluenza tra i democratici. In Georgia, inoltre, il 36 percento di chi ha già espresso la preferenza è afroamericano (una solida base per Obama), mentre nel 2004 erano solo il 22 percento.

Una sezione elettorale negli UsaRegistrazioni da record. Il dato della Georgia è probabilmente una conseguenza dell'enorme sforzo di registrazione di nuovi elettori da parte dello staff di Obama. Negli Usa, prima di votare bisogna registrarsi (con almeno un mese di anticipo) nelle liste elettorali, perché il diritto di voto non è automatico al raggiungimento della maggiore età. Grazie a una organizzazione di volontari mai così diffusa sul territorio, anche in Stati che di solito i democratici neanche provavano a sottrarre ai repubblicani, gli Obama-boys hanno registrato milioni di nuovi elettori: tra i giovani, ma anche tra le fasce di popolazione più povere, in passato tagliate fuori da mille cavilli e complicazioni. Grazie all'entusiasmo portato da Obama e alla sensazione di trovarsi di fronte a un appuntamento storico, molti analisti prevedono che l'affluenza alle urne supererà quella del 2004 (già alta per gli Usa, con il 60 percento), insidiando il 64 percento del 1964 o il record assoluto del 1908, quando votò il 66 percento degli elettori registrati. L'affiliazione di partito che si sceglie al momento della registrazione (democratico, repubblicano o indipendente) non vieta di cambiare idea al momento del voto, e gli elettori registrati come democratici sono tradizionalmente la maggioranza. Ma i repubblicani sono comunque sulla difensiva. E tentano di uscire dall'angolo attaccando alla cieca.

Il celebre poster per il reclutamento militare, modificato per invogliare a registrarsi nelle liste elettoraliLe accuse di frode. Nell'ultimo confronto televisivo con Obama, McCain ha tirato in ballo il gruppo Acorn, una rete nazionale di cittadini che cerca anche di stimolare la registrazione di nuovi elettori: negli ultimi due anni ha aggiunto 1,3 milioni di nomi alle liste di 21 Stati. Non necessariamente simpatizzanti democratici, beninteso. Ma davanti a milioni di telespettatori, McCain ha attaccato Obama dicendo che la Acorn è “sull'orlo di perpetrare forse una delle più grandi frodi elettorali in questo Paese, che potrebbe distruggere il tessuto fondante della democrazia”. Cos'era successo? Che parte di quei nomi, raccolti da volontari pagati a cottimo, erano palesemente falsi: c'era anche Mickey Mouse, oltre all'intera squadra dei Dallas Cowboys. I colpevoli sono già stati licenziati dalla Acorn, e in fondo la vera frode elettorale si ha quando vengono votate schede che non corrispondono a nessun elettore registrato: le liste gonfiate da nomi falsi non possono modificare il risultato finale. Ma i repubblicani puntano a pungolare la loro base più conservatrice lanciando il sospetto che una vittoria di Obama – ormai sempre più probabile, visti i sondaggi – sia illegittima. Anche questo è un segno della paura della sconfitta: nelle due elezioni in cui ha vinto Bush, erano sempre i democratici a sentire puzza di bruciato.
 

Alessandro Ursic

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