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I numeri. La possibilità di votare con largo anticipo è sempre più sfruttata negli Usa.
Lo si può fare per posta in tutti gli Stati, nonché di persona in sezioni elettorali
già aperte in 34 Stati più la capitale Washington, e gli analisti prevedono che
quest'anno un terzo dei votanti avrà espresso la propria preferenza prima dell'election day. Si tratterebbe di un record: quattro anni fa votò in anticipo il 22 percento,
nel 2000 il 16 percento. Ma se negli ultimi due duelli per la Casa Bianca sei
elettori anticipati su dieci scelsero George W. Bush contro Al Gore e John Kerry,
quest'anno la tendenza sembra essersi invertita, almeno a giudicare dai dati che
arrivano dalle 2,2 milioni di persone che hanno già votato. Nel North Carolina
e nell'Iowa, il rapporto tra early voters democratici e repubblicani è di 2 a 1, nel New Mexico di 6 a 4. In Ohio, da
contee rurali teoricamente ostiche per Obama stanno arrivando cifre che confermano
una straordinaria affluenza tra i democratici. In Georgia, inoltre, il 36 percento
di chi ha già espresso la preferenza è afroamericano (una solida base per Obama),
mentre nel 2004 erano solo il 22 percento.
Registrazioni da record. Il dato della Georgia è probabilmente una conseguenza dell'enorme sforzo di registrazione
di nuovi elettori da parte dello staff di Obama. Negli Usa, prima di votare bisogna
registrarsi (con almeno un mese di anticipo) nelle liste elettorali, perché il
diritto di voto non è automatico al raggiungimento della maggiore età. Grazie
a una organizzazione di volontari mai così diffusa sul territorio, anche in Stati
che di solito i democratici neanche provavano a sottrarre ai repubblicani, gli
Obama-boys hanno registrato milioni di nuovi elettori: tra i giovani, ma anche tra le fasce
di popolazione più povere, in passato tagliate fuori da mille cavilli e complicazioni.
Grazie all'entusiasmo portato da Obama e alla sensazione di trovarsi di fronte
a un appuntamento storico, molti analisti prevedono che l'affluenza alle urne
supererà quella del 2004 (già alta per gli Usa, con il 60 percento), insidiando
il 64 percento del 1964 o il record assoluto del 1908, quando votò il 66 percento
degli elettori registrati. L'affiliazione di partito che si sceglie al momento
della registrazione (democratico, repubblicano o indipendente) non vieta di cambiare
idea al momento del voto, e gli elettori registrati come democratici sono tradizionalmente
la maggioranza. Ma i repubblicani sono comunque sulla difensiva. E tentano di
uscire dall'angolo attaccando alla cieca.
Le accuse di frode. Nell'ultimo confronto televisivo con Obama, McCain ha tirato in ballo il gruppo
Acorn, una rete nazionale di cittadini che cerca anche di stimolare la registrazione
di nuovi elettori: negli ultimi due anni ha aggiunto 1,3 milioni di nomi alle
liste di 21 Stati. Non necessariamente simpatizzanti democratici, beninteso. Ma
davanti a milioni di telespettatori, McCain ha attaccato Obama dicendo che la
Acorn è “sull'orlo di perpetrare forse una delle più grandi frodi elettorali in questo
Paese, che potrebbe distruggere il tessuto fondante della democrazia”. Cos'era
successo? Che parte di quei nomi, raccolti da volontari pagati a cottimo, erano
palesemente falsi: c'era anche Mickey Mouse, oltre all'intera squadra dei Dallas Cowboys. I colpevoli sono già stati licenziati dalla Acorn, e in fondo la vera frode elettorale si ha quando vengono votate schede che
non corrispondono a nessun elettore registrato: le liste gonfiate da nomi falsi
non possono modificare il risultato finale. Ma i repubblicani puntano a pungolare
la loro base più conservatrice lanciando il sospetto che una vittoria di Obama
– ormai sempre più probabile, visti i sondaggi – sia illegittima. Anche questo
è un segno della paura della sconfitta: nelle due elezioni in cui ha vinto Bush,
erano sempre i democratici a sentire puzza di bruciato.Alessandro Ursic