22/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo al-Maliki alla Casa Bianca: 'Rinegoziamo'. Ma Washington è ferma sui contentuti del 'Patto'.
Il ticchettio del cronometro, quando il tempo sta per scadere, aumenta sempre più di intensità e a Washington si sente fortissimo. A 70 giorni dalla scadenza del mandato Onu che permette alle truppe straniere di operare sul suolo iracheno, il Sofa, il cosiddetto 'Patto sulla Sicurezza' preparato dalle cancellerie di Washington e Baghdad, è in pieno stallo. Su spinta delle parti politiche, il governo di al-Maliki ha chiesto di rinegoziare l'accordo. Secca la risposta del Segretario alla Difesa Usa Robert Gates: "Il Patto non si tocca. Se l'intesa non verrà raggiunta, bisogna aspettarsi delle gravissime conseguenze".

Il parlamento iracheno"Prendere o lasciare". Quello che per Stati Uniti e Iraq doveva essere un accordo chiuso, un pacchetto che il Parlamento iracheno doveva “prendere o lasciare” è al centro di un denso dibattito tra le diverse fazioni politiche che siedono nell'emiciclo legislativo. Le speranze che il Sofa (Status of Forces Agreement) venga ratificato dal parlamento diventano ogni ora più liquide: i negoziatori Usa pressavano affinché l'accordo fosse concluso e approvato dal Parlamento entro fine luglio, per evitare che si arrivasse alle elezioni provinciali – previste per il primo ottobre scorso e poi rimandate al nuovo anno - che avrebbero potuto modificare la componente politica del Paese mediorientale. Ma la resistenza mostrata dalla classe politica deve aver stupito Washington e lo stesso premier Nouri al-Maliki che con una nota di imbarazzo ha dovuto comunicare all'ambasciatore statunitense Ryan Crocker, lunedì, l'ennesima fumata nera.

Al-Maliki e BushLa sostanza dell'accordo. Dal seno del Consiglio Politico per la Sicurezza Nazionale sono venute fuori tutte le perplessità derivanti da un accordo che di bilaterale sembra avere ben poco se non che una parte abbia dettato e l'altra scritto. Il Sofa concede un'estensione del termine di permanenza alle forze straniere in Iraq di tre anni, cosa che permetterebbe alle truppe americane di rimanere di stanza fino al 2011. L'accordo prevede una prima fase, che vedrà da giugno il ritiro dei soldati da Baghdad e dalle altre città rimanendo all'interno delle proprie basi per fornire supporto tecnico e formativo all'esercito iracheno e una seconda fase nel corso della quale le truppe rientreranno progressivamente in patria fino al 2011.

Le truppe Usa nel desertoI punti spinosi. E' stata la fazione sciita a invitare il governo a riaprire formalmente le trattative per modificare ed emendare il 'Sofa'. Due su tutti sono i punti dell'accordo che i membri del Consiglio Supremo Isalmico dell'Iraq (Siic) vorrebbero cancellare: 1. La questione della responsabilità di soldati e contractors che la società irachena vedrebbe sottratta alla propria sovranità. 2. La possibilità per l'esercito Usa di rimanere anche oltre il 2011 “qualora il governo iracheno ne facesse richiesta”.
L'immunità per i crimini commessi dagli statunitensi è una nota molto spinosa: secondo l'accordo questi, che attualmente sono sottoposti alla sola legge marziale americana, potrebbero essere processati da un tribunale iracheno solo per i reati commessi fuori servizio e fuori dalle basi militari. E anche in questi casi, sarebbero processabili solo dopo il vaglio di una commissione mista composta da iracheni e statunitensi.
Sul secondo punto, in molti sono dell'idea che la possibilità per il governo iracheno di richiedere la permanenza delle truppe americane anche dopo il 2011, sia più un suggerimento poco velato che non un'opzione di Baghdad.

Se i due partiti della rappresentanza curda hanno comunicato che approveranno il piano senza alcuna riserva, il leader sciita radicale Moqtada al-Sadr, è invece deciso nel non volere neanche prendere in esame il 'Sofa': sabato scorso ha portato in strada a Baghdad 50mila persone per dire un secco no al Patto di Sicurezza chiedendo un ritiro immediato delle truppe Usa dal territorio iracheno.
Nouri al-Maliki dovrà aumentare i suoi sforzi per riordinare e rendere confortevole il 'Sofa' dell'ospite americano.
 Nicola Sessa
Parole chiave: nicola sessa, sofa, patto sicurezza, iraq, moqtada, al sadr
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Iraq