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Sempre più isolata dopo la rapina in banca da 38 milioni di euro che tutti attribuiscono
a lei, l’Ira ha deciso di puntare i piedi, dando una scrollata al traballante
processo di pace in Irlanda del Nord. In un comunicato spedito a un giornale locale,
la principale organizzazione paramilitare cattolica ha fatto sapere che ritira
la sua cooperazione per quanto riguarda la distruzione dell’arsenale ancora in
suo possesso. “L’inaccettabile e insostenibile situazione che si è creata ha portato
la nostra pazienza oltre il limite”, si legge nel documento, e la questione di
mettere fuori uso le armi “non è più sul tavolo dei negoziati”.
Addio alle armi. Attorno alla questione del disarmo totale e documentabile da parte dell’Ira
sono ruotati tutti i negoziati degli ultimi anni. Dopo il cessate il fuoco dichiarato
dai paramilitari repubblicani nel 1994 e tuttora in vigore, l’accordo di pace
del Venerdì santo 1998 prevede un graduale smantellamento dell’arsenale dell’Ira.
L’organizzazione finora ha proceduto alla distruzione di parte delle sue armi
in tre tranche distinte, ma i partiti unionisti pretendono una prova dell’annientamento totale
di bombe e fucili, con un’insistenza che i repubblicani vedono come una volontà
di umiliare la controparte.
La questione delle elezioni. Ciaran McKeown, l’ideatore del movimento “Peace People”, che nel 1976 vide premiate le sue due maggiori esponenti con il premio Nobel
per la pace, vede la decisione dell’Ira come una mossa interlocutoria in previsione
delle prossime elezioni: “Quest’anno si voterà per i rappresentanti di Westminster,
e le forze politiche nordirlandesi stanno irrigidendo le loro posizioni. In questo
momento il processo di pace è in fase di stallo. Ormai tutti sanno che non ci
sarà nessun accordo prima delle elezioni, ma credo che dopo il voto, anche se
vincono
di nuovo i partiti più estremisti, si ritornerà al tavolo delle trattative”.Alessandro Ursic