05/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Ira ritira la proposta di distruggere il suo arsenale: un colpo alla pace nell'Ulster
L'Ira è ancora in possesso di un vasto arsenaleSempre più isolata dopo la rapina in banca da 38 milioni di euro che tutti attribuiscono a lei, l’Ira ha deciso di puntare i piedi, dando una scrollata al traballante processo di pace in Irlanda del Nord. In un comunicato spedito a un giornale locale, la principale organizzazione paramilitare cattolica ha fatto sapere che ritira la sua cooperazione per quanto riguarda la distruzione dell’arsenale ancora in suo possesso. “L’inaccettabile e insostenibile situazione che si è creata ha portato la nostra pazienza oltre il limite”, si legge nel documento, e la questione di mettere fuori uso le armi “non è più sul tavolo dei negoziati”.
 
I colpevoli secondo l’Ira. L’Irish Republican Army se la prende in particolare con il governo britannico di Tony Blair e con quello irlandese di Bertie Ahern (mediatori nel processo di pace), responsabili a suo dire di sposare le vedute della comunità protestante-unionista e di “criminalizzare” l’organizzazione “con strategie simili a quelle della Thatcher”. Ma alla fine ribadisce l’intenzione di voler collaborare: “L’Ira ha dimostrato il suo impegno nel processo di pace in numerose occasioni. Vogliamo la pace. Abbiamo giocato un ruolo chiave nel raggiungere i progressi ottenuti sin qui. Siamo preparati a farlo di nuovo se e quando saranno create le condizioni adatte”.
 
Un paramilitare dell'IraAddio alle armi. Attorno alla questione del disarmo totale e documentabile da parte dell’Ira sono ruotati tutti i negoziati degli ultimi anni. Dopo il cessate il fuoco dichiarato dai paramilitari repubblicani nel 1994 e tuttora in vigore, l’accordo di pace del Venerdì santo 1998 prevede un graduale smantellamento dell’arsenale dell’Ira. L’organizzazione finora ha proceduto alla distruzione di parte delle sue armi in tre tranche distinte, ma i partiti unionisti pretendono una prova dell’annientamento totale di bombe e fucili, con un’insistenza che i repubblicani vedono come una volontà di umiliare la controparte.
 
Intesa mancata. A dicembre sembrava che un accordo tra unionisti e repubblicani fosse vicino. La rapina del 20 dicembre alla Northern Bank – che la polizia ha attribuito all’Ira – ha fatto precipitare la situazione. Ora l’Ira sembra aver perso la pazienza: il processo di pace sta crollando come un castello di carte? “Non credo – dice Chris Thornton, analista politico del quotidiano Belfast Telegraph –, è una mossa tattica e in passato l’Ira ha preso temporaneamente posizioni simili. Togliere un’offerta serve più che altro a far vedere di cosa sarai capace la volta successiva, ma non credo che i governi di Londra e Dublino siano preoccupati. Rimane comunque un indicatore di quanto lavoro ci sia ancora da fare”.
 
Un murales nel quartiere cattolico di Falls Road inneggia all'Irlanda liberaLa questione delle elezioni. Ciaran McKeown, l’ideatore del movimento “Peace People”, che nel 1976 vide premiate le sue due maggiori esponenti con il premio Nobel per la pace, vede la decisione dell’Ira come una mossa interlocutoria in previsione delle prossime elezioni: “Quest’anno si voterà per i rappresentanti di Westminster, e le forze politiche nordirlandesi stanno irrigidendo le loro posizioni. In questo momento il processo di pace è in fase di stallo. Ormai tutti sanno che non ci sarà nessun accordo prima delle elezioni, ma credo che dopo il voto, anche se vincono di nuovo i partiti più estremisti, si ritornerà al tavolo delle trattative”.
 
La percezione dei nordirlandesi. Quale sarà lo stato d’animo dei paramilitari, però, sarà tutto da verificare. “Dieci anni fa l’Ira veniva vista come un soggetto da coinvolgere nel processo di pace – sostiene Thornton –. Ora la situazione è cambiata: il continuo tira e molla sulla distruzione dell’arsenale ha stancato la gente, e l’Ira oggi è vista da molti come un ostacolo al raggiungimento della pace”.

Alessandro Ursic

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