21/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa studiano la fattibilità di una nuova forza di intervento rapido
In aggiunta a quelle di terra, della Marina e dell'Aeronautica, gli Stati Uniti potrebbero disporre tra qualche anno anche delle truppe spaziali. Così sarà, se andrà in porto un sogno vecchio di decenni ma ritornato ora d'attualità: quello di inviare in poche ore squadre militari di emergenza in qualsiasi angolo del globo, a bordo di navicelle capaci di bucare l'atmosfera e viaggiare a 80 chilometri dalla Terra, fuori dalla portata dei radar nemici. Nelle settimane scorse, il Pentagono ha studiato la fattibilità dell'idea in una conferenza durata due giorni.

Il lancio di una navicella Usa nello spazioIl vertice. Oggetto della discussione era il programma “Small Unit Space Transport and Insertion”, detto anche Sustain. “Un potenziale passo rivoluzionario nel trasportare truppe da combattimento in qualunque punto del mondo, in un lasso di tempo oggi irraggiungibile”, era scritto sull'invito di partecipazione al vertice, che ha riunito alti ufficiali di tutti i rami delle forze armate statunitensi. In concreto, si è studiata l'ipotesi di sparare nello spazio task force di 13 membri, armati di tutto punto, con l'obiettivo di averli sul campo entro quattro ore, dove fosse necessario. Il modello a cui si ispira il piano Sustain è la navicella SpaceShipOne di Burt Rutan, il pioniere dei viaggi spaziali a uso privato, che nel 2004 ha vinto anche un premio di 10 milioni di dollari per essere stato il primo a portare a termine lanci del genere.

Le esigenze. Non è dato sapere quali siano state le conclusioni del vertice, dove si è cercato di capire quali miglioramenti tecnologici servono per realizzare l'idea. Ma l'esigenza di essere pronti a intervenire militarmente nel più breve tempo possibile è sentita da anni, a Washington. Già nel 2002, dopo gli attentati dell'11 settembre, in un documento il Corpo dei Marines mise per iscritto il bisogno della “capacità di trasportare piccole unità con una missione limitata, attraverso lo spazio, da qualsiasi punto del globo a un'emergenza in qualunque altro punto del pianeta” entro pochi minuti dall'ordine di dispiegamento. La situazione-tipo immaginata era quella di stanare Osama bin Laden dalle grotte delle zone tribali afghane. Nel 2005, l'esigenza di tecnologie che rendessero possibile il programma Sustain era stata ribadita in un altro documento dei Marines, che fissava anche il 2019 come data a cui puntare. E l'idea di trasportare soldati nel minor tempo possibile era già nata nei primi anni Sessanta. All'epoca, un generale sperava di inviare Marines nello spazio entro il 1968.

Un gruppo di Marines durante un'esercitazioneI dubbi. Sulla fattibilità del progetto, gli analisti militari si dividono. C'è chi lo considera fantascienza, chi invece fa notare come tecnicamente – come dimostra la navicella SpaceShipOne – sia realizzabile. Anche se lo fosse, rimangono però diversi enigmi da risolvere. Innanzitutto l'utilità del costosissimo programma: che obiettivi potrebbe raggiungere, una squadra d'emergenza di 13 persone che atterra in chissà quale ambiente ostile? Ma rimangono aperti anche interrogativi su come far tornare indietro i soldati spaziali e su come proteggerli dalla contraerea nemica, per quanto veloce fosse l'atterraggio. E' forse anche per questo che il Pentagono non ha ancora fissato un altro vertice sul programma Sustain.
 

Alessandro Ursic

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