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Il vertice. Oggetto della discussione era il programma “Small Unit Space Transport and Insertion”, detto anche Sustain. “Un potenziale passo rivoluzionario nel trasportare truppe da combattimento
in qualunque punto del mondo, in un lasso di tempo oggi irraggiungibile”, era
scritto sull'invito di partecipazione al vertice, che ha riunito alti ufficiali
di tutti i rami delle forze armate statunitensi. In concreto, si è studiata l'ipotesi
di sparare nello spazio task force di 13 membri, armati di tutto punto, con l'obiettivo di averli sul campo entro
quattro ore, dove fosse necessario. Il modello a cui si ispira il piano Sustain è la navicella SpaceShipOne di Burt Rutan, il pioniere dei viaggi spaziali a uso privato, che nel 2004 ha
vinto anche un premio di 10 milioni di dollari per essere stato il primo a portare
a termine lanci del genere.
I dubbi. Sulla fattibilità del progetto, gli analisti militari si dividono. C'è chi lo
considera fantascienza, chi invece fa notare come tecnicamente – come dimostra
la navicella SpaceShipOne – sia realizzabile. Anche se lo fosse, rimangono però diversi enigmi da risolvere.
Innanzitutto l'utilità del costosissimo programma: che obiettivi potrebbe raggiungere,
una squadra d'emergenza di 13 persone che atterra in chissà quale ambiente ostile?
Ma rimangono aperti anche interrogativi su come far tornare indietro i soldati
spaziali e su come proteggerli dalla contraerea nemica, per quanto veloce fosse
l'atterraggio. E' forse anche per questo che il Pentagono non ha ancora fissato
un altro vertice sul programma Sustain.Alessandro Ursic