20/10/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovo stop alle prime elezioni del dopoguerra, slittate al 2009
 scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
 
Adesso è ufficiale. Le elezioni che avrebbero dovuto sancire la fine definitiva della guerra civile in Costa d'Avorio, previste per il 30 novembre, slitteranno al prossimo anno. A riferirlo sono stati alcuni membri della Commissione elettorale, seppur sotto la garanzia dell'anonimato, anche se ormai lo spostamento di data è un segreto di Pulcinella. A giustificare il nuovo rinvio la lentezza e le difficoltà incontrate durante l'identificazione degli elettori, il disarmo degli ex - ribelli e il loro reintegro nell'esercito. Per il quarto anno consecutivo, Laurent Gbagbo vedrà prolungato d'ufficio il suo mandato alla guida del Paese, mentre la popolazione dovrà riporre ancora una volta nel cassetto il sogno di riprendere una vita normale.
 
Civili in fila per l'identificazioneL'annuncio del rinvio delle consultazioni non ha colto di sorpresa nessuno: le difficoltà tecniche incontrate dal governo erano note da tempo, tanto che recentemente il presidente Gbagbo aveva accennato a un possibile slittamento delle consultazioni, seguito a ruota da Guillaume Soro, attuale premier ed ex - leader dei ribelli delle Forces Nouvelles (FN), che avevano apertamente chiesto uno spostamento di data. Colpa della lentezza nel processo di identificazione della popolazione, propedeutico all'aggiornamento delle liste elettorali, ferme al 2000 e aspramente contestate perché non includevano milioni di ivoriani nati da genitori "non autoctoni". Ma colpa anche del ritardo nel disarmo degli ex - miliziani delle FN, che dal 2002 controllano tutta la parte settentrionale del Paese, nonostante i posti di blocco che la dividevano dal sud, sotto le forze governative, siano stati rimossi.
 
Ancora una volta, il processo di pace in Costa d'Avorio segna il passo. Dal 2005 in poi, le consultazioni sono state sistematicamente rimandate di anno in anno, con l'avallo formale del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, tanto da diventare una sorta di barzelletta tra gli abitanti del Paese. Se negli anni precedenti la motivazione principale era la scarsa volontà politica delle parti (soprattutto quella presidenziale) nel rispettare gli accordi, per il 2008 la speranza di un cambio di rotta era forte: l'accordo firmato personalmente tra Gbagbo e Soro nel marzo del 2007 in Burkina Faso, il primo tra i due principali attori della guerra, faceva sperare in un effettivo cambio di rotta nella gestione del processo di pace. Un cambio che si è visto solo a sprazzi, e che ha segnato il passo negli ultimi mesi, quasi che la spinta riformatrice avesse perso mordente.
 
Laurent Gbagbo (a sinistra) e Guillaume SoroL'opposizione accusa i due contendenti di ritardare appositamente le elezioni per manternere il proprio potere senza dover rendere conto al popolo, mentre la comunità internazionale ha da tempo rinunciato ad assumere un ruolo da protagonista nella risoluzione della crisi, limitandosi a ratificare le decisioni prese dagli attori interni. La popolazione, rassegnata ormai a un processo di transizione infinito, non sembra avere neanche la forza di protestare, come nei primi anni del dopoguerra. Nè di voler capire chi sono i principali responsabili di uno stallo politico che rischia di avere conseguenze pesanti, soprattutto economicamente, sul Paese primo produttore al mondo di cacao e un tempo leader dell'Africa occidentale.