Martti Ahtisaari è entrato a pieno titolo nell'Olimpo del Kosovo. Pristina festeggia per il 'suo' premio Nobel
Scritto per noi da
Giovanni Gaeta
A
Pristina non esistono le tabaccherie, nonostante il fumo sia
diffusissimo e non vi siano caffè o ristoranti dove la
sigaretta non la faccia da padrona tra uomini e donne.
Accendini e sigarette. Le
sigarette vengono vendute nei pochi supermercati, ma il modo più
semplice è sedersi in un bar, ordinare un
espresso
skurt (un italianissimo caffè
ristretto) ed aspettare che un bambino passi tra i tavoli con una
scatola di scarpe in mano piena di pacchetti di sigarette ordinati in
modo da ottimizzare il poco spazio a disposizione. Il servizio
comprende anche gomme da masticare e carte telefoniche prepagate. Il
tutto con un modesto sovrapprezzo rispetto al supermercato, circa 50
centesimi. Un maggior margine di guadagno si trova sugli accendini
che il bimbo, opportunamente addestrato, cerca di vendere in coppia
con ogni pacchetto di sigarette. Gli accendini riproducono le
immagini di personaggi amati nel Paese, come il defunto Presidente
Rugova, gli attuali leader politici o, unico internazionale, il
finlandese Martti Ahtisaari.
Il Nobel all'indipendenza. Da
quando, pochi giorni fa, Ahtissari ha vinto il premio Nobel per la
Pace, il costo degli accendini con il suo volto è raddoppiato.
D’altronde l’ex presidente finlandese è popolarissimo in
Kosovo. Mentre in Italia ci si chiedeva chi fosse, una volta
annunciata la sua vittoria del Nobel, a Pristina la soddisfazione era
palpabile. Nelle strade e negli uffici si discuteva di quanto
Ahtisaari meritasse il premio e di come finalmente l’opinione
pubblica internazionale cominciasse a guardare correttamente al
Kosovo. In effetti l’ex presidente finlandese lega il suo nome alle
sue attività di mediatore internazionale che lo hanno portato
in Africa e in Asia, ma negli ultimi dieci anni si è occupato
del Kosovo, negoziando a nome delle Nazioni Unite il ritiro
dell’esercito Serbo nel 1999, ma soprattutto, impegnandosi per
trovare una soluzione allo status del Kosovo, formalmente provincia
serba, ma completamente autonomo dai tempi della guerra.
Il "Piano fallito" accolto da Prisitna. La
soluzione proposta ufficialmente nel 2007, nota, come “Il Piano
Ahtisaari”, prevedeva, senza mai riportare la parola indipendenza,
la totale autonomia di Pristina da Belgrado, con istituzioni proprie
a tutti il livelli: Parlamento, Corte Costituzionale, Diritti delle
minoranze ecc.
Il
piano e’ stato rigettato dalla Serbia, ma anziché essere
archiviato come un fallito tentativo di mediazione tra le Parti, e’
stato sposato in pieno dal Governo Kosovaro, che ha adottato lo
scorso aprile la Costituzione del Kosovo, basata integralmente sul
piano Ahtisaari, con la “piccola aggiunta” della parola
Pavaresia,
“Indipendenza” in lingua albanese. Ovviamente ciò è
avvenuto grazie al supporto concreto degli Stati Uniti e dei maggiori
Stati europei che hanno sostenuto politicamente, economicamente e
militarmente il Kosovo, nonostante la convinta opposizione della
Serbia (e della Russia). Ecco così che il Finlandese da
mediatore internazionale si è trasformato in uno dei
personaggi più amati dalla maggioranza dei kosovari, al pari
di altri Padri della Patria come Bill Clinton e Ibrahim Rugova. Al
tempo stesso l’assegnazione del Nobel 2008 ha suscitato aperte
contestazioni in Serbia, che ha visto nel premio l’ennesima
indebita ingerenza in un affare interno.
Sempre meno soli. A
Pristina la notizia del Nobel è arrivata all’indomani del
riconoscimento da parte di Macedonia e Montenegro dell’indipendenza
kosovara. L’entusiasmo era evidente in città, con caroselli
di auto per celebrare il riconoscimento da parte di due dei 4 paesi
confinanti. All’improvviso, nell’arco di una notte, il Kosovo e’
passato dal riconoscimento della sola Albania ad ovest ad essere
riconosciuto anche da sud, Macedonia, e da nord ovest, Montenegro.
Solo a nord est la Serbia resiste mentre ormai 4 su 6 delle ex
repubbliche costitutive della Jugoslavia riconoscono l’indipendenza
di Pristina. Contemporaneamente, il Nobel per la pace al padre della
loro Costituzione ha rappresentato, nelle menti di molti kosovari il
suggello della conquistata indipendenza. Il
cambio di maggioranza politica in Serbia nei mesi scorsi sembrerebbe
indicare che qualcosa si sta muovendo in tal senso, ma i tempi si
prevedono lentissimi e il Nobel ad Ahtisaari ha offerto l’ennesima
occasione di divisione tra serbi ed albanesi.
In
realtà la situazione resta complessa: il conflitto con la
Serbia necessita di essere superato nell’interesse di tutte le
parti in causa. Anche a Belgrado sta maturando l’idea di
raggiungere una soluzione concordata, soprattutto nell’ottica di
entrare nell’Unione Europea che porterebbe da subito, con i
programmi di pre-adesione una valanga di euro, per le infrastrutture
e l’allineamento agli stardards comunitari.